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CONVENTION 25 Ottobre Ott 2014 1520 25 ottobre 2014

Leopolda, Serra: «Limitare il diritto di sciopero»

Vuole nuove regole sugli scioperi. Critica la Cgil. E promuove il Jobs act. Il finanziere alla kermesse renziana: «Prendo la tessera Pd».

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Promuove il Jobs act e la finanziaria. Boccia la manifestazione della Cgil contro le riforme del governo in materia di lavoro. E propone di limitare il diritto di sciopero nel settore pubblico.
Dalla Leopolda, la kermesse dei fedelissimi di Matteo Renzi a Firenze giunta alla quinta edizione, Davide Serra, proprietario del Fondo Algebris e tra i primi sostenitori del premier, è entrato a gamba tesa nello scontro politico in seno alla sinistra. Arrivando addirittura a svelare di aver chiesto la tessera del Partito democratico.
SCONTRO INTERNO AL PD. Ad animare la seconda giornata dell'incontro nel capoluogo toscano, alla fine, ci ha pensato proprio Serra. Mentre alcuni dirigenti sono stati impegnati a polemizzare con la minoranza dem scesa in piazza a Roma al fianco del sindacato di Susanna Camusso (su tutti la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani che ha litigato in diretta su SkyTg24 con Rosy Bindi) per arrogarsi la rappresentanza della sinistra, il finanziere ha liquidato la questione precisando che la Leopolda «non è né di destra né di sinistra».
UNA TESSERA PER SERRA. Quindi la decisione di prendere «la tessera del Pd a Londra», la città dove Serra risiede: una scelta che certo è destinata a far discutere, alimentando le polemiche iniziate in passato quando era finito nel mirino per i suoi affari alle Isole Cayman.
«Questo Pd, con questo gruppo dirigente lo finanzierei», ha poi detto il finanziere, tornando a evidenziare il solco tra l'attuale gruppo al vertice dei dem e quello precedente che ha preferito schierarsi con la Cgil.
BASTA CON LO SCONTRO. «In Italia», ha spiegato la sua posizione, «siamo rimasti agli Anni 50-60, c'è l'idea della contrapposizione». Quindi ha continuato: «Vogliamo fare un progetto, ci sono delle persone? Investiamo del capitale, assumiamo delle persone: è tutto sinergico, non è io contro di te», è stato il suo messaggio all'indirizzo del sindacato che ha sfilato nelle strade della Capitale proprio in contrapposizione con le scelte dell'esecutivo.
BENE IL JOBS ACT. Serra, che alla Leopolda ha cercato in tutti i modi di evitare le telecamere e le domande dei giornalisti, non ha poi nascosto che il Jobs act, vero nodo su cui il Pd s'è spaccato, è un provvedimento che gli «piace molto», perché «se non crei flessibilità all'uscita, non l'avrai all'entrata». Anche se, a suo giudizio, il provvedimento avrebbe dovuto «essere un pelo più aggressivo»: «Però capisco socialmente come sia difficile procedere in questo senso», ha ammesso.
LIMITARE GLI SCIOPERI. E giusto per seminare altre tensioni, Serra ha lanciato la proposta choc di limitare il diritto di sciopero nel settore pubblico (il sottosegretario Graziano Delrio ha però preso le distanze dall'iniziativa): «Dico che è un diritto», ha poi precisato, «ma cerchiamo di capire che è un costo».
Per chiarire le sue posizioni sul tema, il proprietario del Fondo Algebris ha fatto l'esempio di due potenziali investitori inglesi in Italia scoraggiati da uno sciopero del personale di volo, che aveva impedito loro di atterrare nel nostro Paese: «A un certo punto domani potrebbe scioperare un pompiere, perché no, un carabiniere: alla fine succede che qualcuno mette il diritto di veto». Ecco perché, per il finanziere, il diritto di sciopero «dovrebbe essere molto regolato, prima che tutti lo facciano random»: «Se volete scioperare, scioperate tutti in un giorno». In caso contrario, sempre secondo Serra, «chi deve venire domani a investire non ci viene».
CONTRO LA CGIL. Tornando alla mobilitazione di Roma della Cgil, il proprietario del Fondo Algebris ha spiegato che «se vogliono aumentare i disoccupati facciano lo sciopero generale»: «Ognuno fa le proprie scelte», è stata la sua tesi, «se vogliono aiutare i propri figli a creare un'azienda o trovare un posto di lavoro probabilmente avrebbero fatto meglio a dare una mano, fare qualcosa, venire qui a trovare un po' di idee, piuttosto che andare sempre a recriminare».
CAMUSSO CONTRO SERRA. Susanna Camusso ha approfittato delle frasi del finanziere per replicare a muso duro, chiamando in causa, dal palco, lo stesso Renzi. «Al presidente del Consiglio», ha affermato la leader della Cgil, «vorrei dire che la Leopolda ospita il finanziere Serra, che si permette di dire che bisogna intervenire sul diritto di sciopero perché è un costo. Sappia il finanziere che aspettiamo ancora che il mondo della finanza ci dica cosa vuol fare per fare tornare il mondo un mondo normale, e sappia che quel costo non è dei finanzieri ma dei lavoratoti che rivendicano i loro diritti».
Pippo Civati ha commentato con una battuta l'affondo del finanziere: «Mi sa che alla Leopolda c'è anche una delegazione della destra repubblicana statunitense....». Non si è detto invece sorpreso il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, un bersaniano in rotta con Renzi. «Non mi stupisce che abbia detto una cosa del genere», ha dichiarato.
OK ALLA MANOVRA. Il fedelissimo di Renzi, che alla Leopolda ha animato anche uno dei tavoli di lavoro (sono stati circa un centinaio quelli alla kermesse), ha poi definito la manovra del premier «la più bella legge di stabilità fatta in Italia»: «Bisogna ridurre la spesa pubblica e, al contempo, abbassare la pressione fiscale», ha detto il finanziere, facendo eco alla posizione di Confindustria, che ha apprezzato il taglio dell'Irap, e all'allarme della Cgia che ha denunciato come il Fisco costi alle imprese italiane circa 249 miliardi di euro all'anno.
«Risparmiando sullo spreco», è stata la posizione di Serra, «si finanzia chi fa bene, svantaggiamo i fannulloni e facilitiamo chi può creare impresa».

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