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RISULTATI 26 Ottobre Ott 2014 2154 26 ottobre 2014

Elezioni Brasile, Rousseff vince le presidenziali

Il capo di Stato batte con il 51% Neves. Grazie all'appoggio del predecessore.

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Ignacio Lula da Silva.

Una lotta all'ultimo voto. E al fotofinish il Brasile, la nazione più grande dell'America latina, settima potenza mondiale, ha scelto: Dilma Rousseff è stata rieletta presidente per i prossimi quattro anni con il 51,4% delle preferenze. Alle 23 e 35, ora italiana, il Tribunale elettorale ha ufficializzato i risultati del ballottaggio del 27 ottobre, quando era stato scrutinato il 98% delle schede. Dilma - ex guerrigliera contro la dittatura militare (1964-1985), durante la quale fu incarcerata e torturata, ed erede politica dell'ex presidente-operaio Luiz Inacio Lula da Silva (2003-2010) - ha conquistato un secondo mandato quadriennale, che consacrerebbe il suo Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) al potere per 16 anni consecutivi.
BATTUTO IL CANDIDATO DEL CAMBIAMENTO. Lo sfidante più giovane Aecio Neves - senatore del Partito socialdemocratico (Psdb, di centro-destra), successore dell'ex premier Fernando Henrique Cardoso (1995-2002) ed ex governatore di Minas Gerais, terzo Stato più ricco del gigante sudamericano - dopo essere approdato non senza difficoltà al secondo turno ha perso la battaglia per il cambiamento. Di fronte alla crisi, e alla proposta di una nuova ricetta economica liberale, il Brasile, soprattutto il Brasile dei poveri, è tornato ad affidarsi a chi ha fatto della lotta alla miseria la priorità. Ma è stata una vittoria sofferta. E la nazione si è scoperta divisa in due.

Un Paese spaccato in due e Neves attacca: «Campagna sordida»

Lo sfidante Aecio Neves.

Il Paese che si è presentato alle urne è più spaccato che unito. Una parte della popolazione si è pronunciata a favore della continuità, grazie soprattutto al successo dei programmi di welfare iniziati da Lula e rafforzati da Rousseff. Mentre l'altra metà della nazione ha preferito una ricetta più tradizionale e liberale, che prometteva di dare un nuovo slancio all'economia verde-oro in stagnazione.
NORDEST CON DILMA, SUD CON NEVES. Il Nordest povero e arretrato ha votato in massa per Dilma, che ha continuato a finanziare i programmi sociali lanciati da Lula che hanno permesso di affrancare dalla miseria oltre 40 milioni di brasiliani, mentre il Sud ricco e avanzato si è schierato compatto con Neves, che era anche visto di buon occhio dalla grande finanza e da Washington.
Il candidato conservatore infatti ha condotto una campagna elettorale aggressiva e mirata ai punti deboli del governo: economia fiacca, promesse non mantenute, pochi investimenti nelle infrastrutture necessarie per attrarre investimenti stranieri e scandali di corruzione. Ma non è bastato a sconfiggere la macchina elettorale del Partito dei lavoratori di Dilma, il più radicato sull'enorme territorio nazionale.
L'APPOGGIO COSTANTE DI LULA. Nei quattro infuocati faccia a faccia televisivi tra i due candidati, Dilma è riuscita a rintuzzare le accuse di Neves e a ribaltare i sondaggi a lei sfavorevoli. Anche grazie all'appoggio costante del suo predecessore e mentore Lula, che si è impegnato in prima persona senza risparmiarsi durante tutta la campagna elettorale. Un sostegno che invece è mancato a Neves da parte del suo sponsor politico, l'ex presidente Fernando Henrique Cardoso, che come Lula ha governato il Brasile per due mandati consecutivi.
CLIMA INCANDESCENTE. Dopo aver votato a Porto Alegre, Rousseff ha ammesso che la campagna elettorale ha avuto «momenti deplorevoli». «Credo però che siano stati respinti dalla popolazione», ha aggiunto. Più critico il commento di Neves all'uscita dal suo seggio di Belo Horizonte: «Questa campagna sarà ricordata come la più sordida mai realizzata».
Intanto il risultato andrà a toccare gli equilibri internazionali. La Rousseff infatti è destinata a guardare soprattutto alle alleanze con i Paesi latinoamericani ed emergenti e non agli Usa e all'Ue. Contestando la ripartizione del potere all'interno di Onu, Fmi e Banca mondiale, Brasilia continuerà a guardare soprattutto ai Brics.

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