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L'INTERVENTO 26 Ottobre Ott 2014 2039 26 ottobre 2014

Leopolda 5, Renzi attacca la Cgil e l'opposizione Pd

Il premier: «Il posto fisso non c'è più. E i veterani non si riprenderanno il partito».

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Renzi durante l'intervento conclusivo alla Leopolda 5.

Contro la Cgil, che non ha capito che «il precariato non si blocca coi cortei, e contro la vecchia classe dirigente che «non si riprenderà il partito». È un Matteo Renzi di lotta e di governo, quello che ha chiuso dal palco la tre giorni della Leopolda numero 5.
«Il posto fisso non c'è più», suona la sveglia il premier accusando chi difende l'articolo 18 di essere fuori tempo, come chi «mette il gettone nell'iPhone». E il futuro per il rottamatore è arrivato anche nel Pd: la nuova guardia renziana «non restituirà un partito del 40% ai reduci che l'hanno lasciato al 25». Altrimenti, ha avvertito, «non ho paura se si crea qualcosa di diverso a sinistra».
Nella giornata clou dell'iniziativa renziana, il lavoro è al centro: quello che c'è o si inventa, come dimostrano le tante storie piccole e grandi raccontate sul palco. Ma anche quello che non c'è o si rischia di perdere, secondo il grido d'allarme lanciato dai lavoratori Meridiana o dalla delegazione dell'Ast di Terni, che Renzi incontra e rassicura. Ma è nell'intervento conclusivo che il premier ha sfidato chi sabato 25 ottobre è sceso in piazza a Roma.
GUERRA AI GUFI. Renzi ha dichiarato «guerra» ai tanti, intellettuali come euroburocrati, che «credono che l'Italia non ce la farà e non vedono l'ora di vedere il nostro fallimento». Gufi che, è sicuro il premier, «al traguardo ci vedranno perché avremo la maglia rosa». Perché, «se il governo è una bicicletta che ci siamo andati a prendere, non è per scaldare una sedia ma per cambiare il Paese». Nella «madre di tutte le battaglie», come Renzi chiama lo scontro in atto sull'articolo 18, si contrappongono due mondi opposti. E il premier non sembra intenzionato a conciliarli. «Il precariato non si combatte organizzando manifestazioni o convegni», ha accusato chiedendo un «cambio di mentalità» alle imprese e nuove regole del gioco. «Di fronte al mondo che cambia a questa velocità, puoi discutere quanto vuoi ma il posto fisso non c'è più», è la convinzione del presidente del consiglio. Anche se a dirlo prima di lui era stato Massimo D'Alema, hanno fatto notare gli instancabili commentatori del web.
LA SINISTRA DELLA COPERTA DI LINUS. Quindi, è l'interrogativo, «un partito di sinistra che fa: un dibattito ideologico sulla coperta di Linus o chi perde il posto di lavoro trova uno Stato che si prende carico di lui?».
Alle accuse di fare politiche di destra, Renzi ha risposto con la sua visione di una nuova sinistra. «Nel 2014 aggrapparsi a una norma del 1970 che la sinistra di allora non votò è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. È finita l'Italia del rullino». Un attacco degno del rottamatore che non convince affatto la leader Cgil Susanna Camusso che ha ribattuto: «Renzi non ha argomenti per contrastare le cose che abbiamo detto ieri». Ma il premier è convinto di aver ragione. Al punto di non temere che «si crei a sinistra qualcosa di diverso» perché «sarà bello capire se è più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o provare a cambiare il futuro».
AVVISO ALLA VECCHIA GUARDIA. La conta si farà, ha lasciato intendere il leader Pd, alle urne. Ma, avverte, «tutte le volte che hanno cercato lo strappo hanno perso loro». Un avviso neanche troppo velato a chi sta con difficoltà dentro il suo Pd. «Rosy Bindi e l'attacco alla Leopolda «imbarazzante» sono il simbolo di un partito che non c'é più e non tornerà. Non consentiremo a quella classe dirigente di riprendersi il Pd per riportarlo dal 41% al 25%. Il Pd non è il partito dei reduci ma del futuro». L'unico della «vecchia guardia» a cui Renzi esprime riconoscenza è il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, al quale «va tutto il nostro affetto per le tante menzogne che sono state dette nei sui confronti». «È doveroso» , ha aggiunto, «che l'Italia per bene sia con lui». I veterani del partito, invece, sono chiamati a scegliere da che parte stare.

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