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DOPO IL VOTO 27 Ottobre Ott 2014 1854 27 ottobre 2014

Brasile, Rousseff tende la mano a Neves

Paese spaccato alle urne, la presidente chiede una riconciliazione. Mercati delusi.

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Dilma Rousseff.

Dopo aver incassato una vittoria elettorale sofferta e risicata, la presidente brasiliana Dilma Rousseff ha teso la mano allo sfidante Aecio Neves in nome di una riconciliazione che possa unire il Paese spaccato dal voto.
«Sono pronta al dialogo e questo sarà il primo impegno del mio secondo mandato», ha detto Rousseff commentando i risultati del ballottaggio che l'hanno vista superare il conservatore Neves di appena tre milioni di voti su un bacino elettorale di quasi 143 milioni, lo scarto più esiguo dal 1945.
MERCATI DELUSI. Una vittoria che ha evidenziato le forti divisioni del Paese e che non è piaciuta ai mercati, sempre critici verso la gestione dirigista dell'economia da parte dei governi del Partito del lavoratori, al potere da 12 anni: la Borsa di San Paolo ha perso in apertura il 6% mentre il real, la moneta brasiliana, è arretrata di oltre il 4% sul dollaro Usa. Gli investitori non avevano fatto mistero di preferire le ricette economiche di Neves, che prometteva più mercato e meno Stato.
CAMBIA LA SQUADRA ECONOMICA AL GOVERNO. La volatilità dei mercati era comunque prevista, tanto che Rousseff non si è fatta cogliere in contropiede ed ha annunciato importanti cambi alla sua squadra economica. C'è attesa per conoscere chi sarà il successore del ministro delle Finanze, Guido Mantega, dato per sicuro uscente. Dalla scelta si capirà se la presidente di sinistra intende ripensare anche il modello di sviluppo fin qui adottato e se continuerà a privilegiare gli accordi regionali con i Paesi del Mercosur anziché chiudere la trattativa di libero scambio proposta dagli Stati Uniti.
L'economia del colosso sudamericano è finita quest'anno in recessione tecnica, il Pil ha fatto segnare per due trimestri segno negativo e l'inflazione ha sforato il tetto del 6,5% previsto dal governo.
LOTTA ALLA CORRUZIONE. Pur senza mai nominare Neves, la presidente ha usato toni distensivi verso l'opposizione dopo una campagna elettorale costellata di pesanti accuse reciproche e colpi bassi. «Non voglio che queste elezioni dividano il Paese, serve unità», ha detto la presidente, che si è impegnata anche a riformare il sistema politico e a combattere con maggiore impegno la corruzione, anche all'interno del suo partito, lambito dallo scandalo di presunte tangenti pagate dal colosso petrolifero statale Petrobras. Neves, forte dei suoi 51 milioni di voti, ha chiesto a Dilma «un buon governo, che unisca il Paese con un progetto dignitoso». Rousseff ha promesso che sarà la presidente di tutti i brasiliani, anche se le elezioni hanno mostrato una polarizzazione che sembrava superata durante gli anni di crescita economica a doppia cifra: il Nord povero e arretrato ha votato in massa per Dilma, che ha continuato a finanziare i programmi sociali lanciati dal suo predecessore Lula, che hanno permesso di affrancare dalla miseria oltre 40 milioni di brasiliani, mentre il Sud ricco e avanzato si è schierato con Neves.

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