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MAMBO 27 Ottobre Ott 2014 1116 27 ottobre 2014

Pd, Renzi e le conseguenze di una scissione

Se anche la sinistra dem si staccasse dal partito del premier, che vita avrebbe?

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Roma: Susanna Camusso e Stefano Fassina durante la manifestazione della Cgil (25 ottobre 2014).

Serietà vorrebbe che, dopo tutto quello che è successo in questo fine settimana, la sinistra Pd lasci il partito e ne fondi uno proprio.
Non possiamo dimenticare che per l'abolizione del simulacro dell'articolo 18 sono state portate in piazza alcune centinaia di migliaia di persone che hanno trattato Renzi così come avevano trattato Berlusconi e, decenni fa, Craxi. Né possiamo dimenticare che la leader della Cgil Susanna Camusso preannuncia addirittura uno sciopero generale.
DA BINDI A BOSCHI. Un osservatore esterno potrebbe pensare a una politica economica del governo feroce come quella che ha imposto Bruxelles alla Grecia oppure a una minaccia incombente sulla democrazia. Niente di tutto questo. Sta accadendo una cosa importante, dal punto di vista del sistema politico, strutturale, ma che riguarda gli assetti di comando della vita pubblica. Si sta passando da Bindi a Boschi. Stessa modalità di reclutamento, stessa presunzione e autoreferenzialità, qualità da dimostrare, in un caso come nell'altro.
LA SCISSIONE DELLA FANTASINISTRA. Il problema allora a me pare questo. Accettiamo in via d'ipotesi che Renzi sia quel mostro che la sinistra descrive, cioè la somma di Berlusconi e Craxi, che sia manovrato dalla massoneria francese, che sia nemico di tutto ciò che sopravvive della sinistra, un massacratore sociale, l'uomo dei poteri forti, il dittatorello in prova. Facciamo finta che sia tutto vero. E facciamo finta che, in un gesto di lealtà e di serietà politica, i leader della sinistra, invece di traccheggiare nel Pd, aspettando la spartizione dei posti nelle prossime liste elettorali, fondino il Psiup del XXI secolo.
Ecco: a quel punto che succederebbe nel sistema politico italiano? Renzi si sentirebbe più libero di fare il suo partito del Paese che guarda a sinistra. La destra vedrebbe nelle divisioni della sinistra un accenno di speranza per sé.
IL DESTINO DEL PSIUP 2.0. E la sinistra rifatta? Mettiamo che si mettano d'accordo a nominare l'ottimo Landini come leader. Siamo convinti che questa sinistra Pd e le altre forze a sinistra non sarebbero pronte a sfasciarsi in pochi mesi, per rivalità interne, per storie non sommabili, per assenza di progetto?
Non bisogna infatti dimenticare che una volta fatto il partito emergerebbe la necessità di avere una politica. Si può campare 20 anni sull'antiberlusconismo perché c'è stato il conflitto di interesse, Dell'Utri e Mangano, le Olgettine, la nipote di Mubarak. Ma 20 anni contro Renzi come si alimentano nell'immaginario collettivo? E poi questo nuovo partito della sinistra si porrebbe nella prospettiva di governo e con chi? Il suo programma fondamentale, come dice Camusso, sarebbe tutto incentrato sulla patrimoniale che, come è noto, spaventa assai il capitale finanziario? Insomma fatta la scissione, liberate le sue forze vitali con lo stesso gruppo dirigente che le ha incatenate, dove andrebbe questo partito?
Nessuno lo sa. Tutti però sanno che Renzi è il nemico, il nuovo mostro. Stiamo tornando a grandi passi verso la teoria del «socialfascismo», cioè a quei fantastici Anni 30 decenni dopo la caduta del comunismo. Questa sinistra di cui scrivo è stata la mia famiglia, come è potuto accadere che si sia riempita di matti?

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