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ANALISI 27 Ottobre Ott 2014 1135 27 ottobre 2014

Renzi, la comunicazione politica

Usa Twitter. Frequenta i salotti tivù. Soprattutto quelli snobbati dalla ditta Pd. Ma non ama la piazza.

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Renzi durante l'intervento conclusivo alla Leopolda 5.

Per l’ex direttore di Rai4, Carlo Freccero, è «aggressivo sul piano politico e accomodante a livello verbale» e per questo «come Alessandro Magno vuole includere vincitori e vinti».
Enrico Mentana, direttore del Tg La7, ha spiegato che «neanche Berlusconi dopo le Europee del ’94 aveva questa forza, questa capacità di comunicare e di includere». Mentre Vittorio Feltri, editorialista de Il Giornale, lo ha promosso a pieni voti per il suo essere un grande oratore e aver rottamato la vecchia guardia del Pd.
L'ASSENZA DI RIVALI. Sotto il profilo comunicativo Matteo Renzi sembra oggi non avere antagonisti. Fra decine di tweet e ospitate in televisione, perfino in quelle trasmissioni da sempre snobbate dalla sinistra, al momento l’ex sindaco di Firenze gode di un consenso che solo un anno e mezzo fa sarebbe stato impensabile. Quello di Renzi, come sottolineato da Ernesto Giansante su Il Sole 24 Ore, è un linguaggio semplice, concreto ed enfatico, molto più informale di quello di Berlusconi e condito da elementi simbolici (come l’arrivo a Palazzo Chigi in Smart). Tutti elementi che lo hanno portato a scalare rapidamente il partito prima e il governo poi.
«PROBLEM SOLVER SITUAZIONALE». «Renzi è il Bruce Lee delle arti marziali comunicative e ha ereditato a pieno la lectio berlusconiana», spiega a Lettera43.it Alessandro Amadori. Secondo lo psicologo e politologo di Coesis Research «il premier è superiore a Berlusconi in quanto a tecnica comunicativa perché è più studiato ed impostato», anche se rispetto al leader di Forza Italia «ha meno visione». Il segretario del Pd «è un problem solver situazionale», dice Amadori, «ma non ha un progetto ampio e questo è un grosso limite. Il sogno di Berlusconi era quello di trasformare l’Italia in una gigantesca Milano 2» mentre «non è assolutamente chiaro quale sia il disegno renziano. Inoltre il suo overpromising rischia di diventare un boomerang».

Twitter: quasi 1 milione e 400 mila follower e hashtag trending topic

Matteo Renzi davanti al suo Mac.

Il presidente del Consiglio è comunque il leader europeo più seguito su Twitter con quasi un milione e 400 mila follower. Renzi si è iscritto al popolare social network a gennaio 2009, proprio come Beppe Grillo. Le differenze fra i due, oltre che sul piano politico, sono visibili anche nei 140 caratteri di un tweet. La forza del premier-segretario deriva, anche ma non solo, dal lancio degli hashtag: alcuni, come #cambiaverso, #lavoltabuona, #amicigufi, #matteorisponde - più l’indimenticabile #Enricostaisereno - sono diventati trending topic. E non solo su Twitter.
«GRANDE CONFIDENZA CON I SOCIAL». «Renzi utilizza e sfrutta i social media per poter poi avere una ricaduta sui media tradizionali, una possibilità che Berlusconi non ha mai avuto», spiega Sara Bentivegna, docente di Teorie delle Comunicazione di massa alla Sapienza di Roma, che di recente ha pubblicato il libro La politica in 140 caratteri sul rapporto fra il secondo social network più famoso al mondo e la cosa pubblica. Per Twitter l’ex sindaco di Firenze «ha una passione e una confidenza che si vedono raramente, è un codice che gli appartiene e condivide», aggiunge Bentivegna.
UN AIUTO PER SCALARE IL PARTITO. Questo tipo di strategia è servita a Renzi per prendersi il Pd? «Sì», risponde la docente, «e ciò è dimostrato dall’attenzione che i responsabili della comunicazione del partito dedicano all’account ufficiale, @pdnetwork. Nel corso dell’ultima direzione del Pd sono rimasta stupita dal sentire Renzi dire che al momento dell’elezione del nuovo capo dello Stato i parlamentari non dovranno farsi prendere la mano da Twitter. È il segno che il presidente del Consiglio sa quanto questa realtà possa diventare, per certi aspetti, un boomerang».

La televisione: da Porta a Porta al salotto domenicale di Barbara D’Urso

Il selfie di Barbara D'Urso e Matteo Renzi pubblicato su Instagram dalla conduttrice.

Ovviamente, oltre a quella sui social network, Renzi non disdegna la comunicazione televisiva. Di recente, ospite di Barbara D’Urso a Domenica Live (dove ha lanciato il bonus bebè da 80 euro per le neo mamme), ha fatto registrare 2,3 milioni di spettatori con uno share del 19,2% e un picco sopra il 22%.
UN PREMIER CAMALEONTICO. «La forza di Renzi sta nello sfruttare a pieno il format: se lui è ospite di Porta a Porta si comporta in maniera più formale mentre se va nel salotto della D’Urso è più familiare e si presta a un certo tipo di intervista», è l’analisi di Christian Ruggiero, autore del libro Le sorti della videocrazia. «Il risultato raggiunto dal Pd alle Europee, che pure sono una competizione elettorale diversa dalle elezioni nazionali, ha prodotto un cambio di prospettiva: se un tempo si parlava di catch-all party (partito piglia tutto)», aggiunge Ruggiero, «oggi ci troviamo in presenza di un catch-all leader».
DA SANTORO A PORRO E DEL DEBBIO. In questo senso la tivù ha avuto un ruolo determinante, anche perché negli ultimi tempi Renzi ha accettato di andare ospiteda Michele Santoro come da Nicola Porro, da Lucia Annunziata come da Paolo Del Debbio. «Il fatto che il presidente del Consiglio si trovi a suo agio in trasmissioni condotte da giornalisti vicini al centrodestra dimostra il fatto che lui non è un leader di sinistra», dice ancora Ruggiero. «Trovo difficile immaginare Massimo D’Alema ospite di Quinta Colonna, anche per una forma di pretesa superiorità intellettuale. Renzi, invece, vede queste come occasioni da cui poter trarre vantaggio in termini elettorali».

La piazza: punto debole della comunicazione renziana

Matteo Renzi e Susanna Camusso.

A oggi il tallone d’Achille della comunicazione di Matteo Renzi è la piazza. Oltre alle sue presenze, che si contano sulle dita di una mano, lo testimonia quella frase pronunciata nei giorni scorsi dal palco della Leopolda che recita: «Ascolteremo la piazza, ma andremo avanti lo stesso». Proprio la contrapposizione fra la manifestazione renziana, priva di bandiere del Pd, e quella della Cgil che protesta contro il Jobs Act è il segnale della distanza del premier con questo piano.
«UN LUOGO NON CONGENIALE». «La piazza è più faticosa e richiede un discorso più emotivo e coinvolgente. Per questo, probabilmente, è un luogo che non è congeniale a Renzi che invece predilige una comunicazione basata maggiormente sulla battuta o sulla frase ad effetto», spiega la politologa Sofia Ventura. «Il fatto che Renzi preferisca Twitter e la tivù testimonia una mancanza di energia e capacità da grande leader che coinvolge, elementi necessari quando si va in uno spazio simile», aggiunge la docente.
«DOVEVA ANDARE A GENOVA». Per Ventura, il premier segretario avrebbe paura della piazza. «Renzi ha il difetto di preferire le strade più facili anche nel modo di governare. Mi ha colpito il fatto che non sia andato a Genova nei giorni dell’alluvione. Da Barbara D’Urso ha spiegato di aver voluto evitare strumentalizzazioni, scusa che ho trovato debole. Lui è il presidente del Consiglio, deve sempre andare a rappresentare lo Stato che si confronta con i cittadini, anche rischiando il lancio di insulti e uova», conclude la politologa.

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