Yulia Iulia Timoshenko 140327142623
ANALISI 27 Ottobre Ott 2014 0940 27 ottobre 2014

Ucraina, le grane di Poroshenko

Il blocco europeista non sfonda. Il presidente di fronte a crisi e conflitti.

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da Kiev

Yulia Timoshenko.

Le elezioni di domenica 26 ottobre hanno riservato qualche sorpresa. Rispetto alle previsioni della vigilia, con tutti i sondaggi che davano una chiara vittoria per il blocco Poroshenko, il successo dell'alleanza presidenziale è stata invece più contenuta.
TIMOSHENKO CEDE TERRENO. Anche lo sfondamento ultranazionalista di Oleg Lyashko è rimasto sulla carta e il populista antirusso, già terzo alle Presidenziali di maggio, si è dovuto accontentare delle posizioni di rincalzo. Stessa sorte per Patria di Yulia Timoshenko: l’eroina della rivoluzione arancione ha ceduto terreno al Fronte Popolare di Arseni Yatseniuk, il premier che ha imboccato la linea dura patriottica e si è piazzato con la sua nuova formazione appena dietro Poroshenko. Almeno secondo gli sondaggi e i risultati dello spoglio ancora in corso.
Un risultato non previsto in queste dimensioni che ha rilanciato le pretese del leader di rimanere alla guida del prossimo governo.
LA PRIMA VOLTA DI SADOVY. Tra i vincitori della tornata elettorale c’è anche il sindaco di Leopoli Andrei Sadovy che con il suo Samopomich (Auto aiuto) entra per la prima volta in parlamento. Dalla Rada spariscono invece dopo 20 anni i comunisti, mentre gli eredi di Victor Yanukovich, riuniti dietro il Blocco d’opposizione, tengono alta la bandiera del Donbass.

I filorussi risultano i più votati nel sud-est dell'Ucraina

Petro Poroshenko.

Tutto sommato quindi il quadro è abbastanza chiaro: le forze europeiste e antirusse escono complessivamente vincenti dal voto, anche se nelle regioni del sud-est i filorussi rimangono i più votati. Almeno questo indicano i risultati nel proporzionale e la distribuzione delle forze nei 225 seggi assegnati con questo sistema non ha bisogno di commenti.
Diversa è la questione per il resto dei 450 seggi (meno di 200, visto che in diverse circoscrizioni del Donbass e ovviamente in Crimea non si è votato) assegnati con il maggioritario: per vedere i vincitori bisognerà attendere i risultati definitivi, così come per osservare come si schiereranno i nuovi parlamentari, legati o meno ai partiti e spesso e volentieri manovrati dagli oligarchi.
I nuovi equilibri alla Rada dipenderanno da come saranno costituite le frazioni parlamentari e i conti esatti verranno fatti quindi fra qualche giorno.
VERSO UN GOVERNO ALLARGATO. Nel frattempo è però chiaro che la formazione del governo riguarderà in pratica tutte le forze entrate con il proporzionale a accezione del Blocco d’opposizione e molto probabilmente del Partito radicale di Lyashko con il quale Poroshenko aveva escluso alleanze sin da principio.
La maggior parte di queste (Bp, Patria, Fronte popolare e Svoboda) ha già sostenuto il governo di Yatseniuk, almeno sino all’estate, prima che la maggioranza si frantumasse. In aggiunta c’è come possibile nuovo alleato Samopomich.
Domenica sera il presidente si è appellato a tutte le forze «europeiste e pro-ucraine» perché sostengano il nuovo governo e ha promesso la sua formazione in tempi rapidi. Non è in realtà ancora chiaro chi farà parte della coalizione di maggioranza e chi avrà il ruolo di premier: i giochi interni sono appena iniziati e nonostante l'ottimismo sfoggiato dopo la vittoria, Poroshenko avrà probabilmente qualche gatta da pelare.
BLOCCO SPACCATO. La crisi di governo estiva, tutta interna ai partiti filoccidentali usciti vincitori dalla rivoluzione di febbraio, è il chiaro esempio che al di là della facciata, tra presidente, premier e alleati vari le differenze esistono e sono spesso insormontabili.
La convergenza ideologica su Bruxelles non è insomma sufficiente per governare un Paese vicino al baratro. Il nuovo governo, sia nel caso di un’ammucchiata, sia in quello di una coalizione molto asciutta, dovrà affrontare compiti di enorme difficoltà in un contesto quantomeno complicato.
CONFLITTO NEL DONBASS CONGELATO. Il conflitto nel Donbass è solamente congelato e la situazione economica è sempre sull’orlo del collasso: senza riforme urgenti e sostanziali Poroshenko e il prossimo governo rischiano di schiantarsi ai primi ostacoli. La bassa affluenza alle urne, poco più del 50%, indica inoltre che metà del Paese è in qualche modo passiva e rassegnata di fronte a ciò che succede a Kiev. Dieci anni fa era stata la rivoluzione arancione a dare l’illusione agli ucraini di una svolta che non è mai arrivata. Oggi il pericolo è che se alle promesse non seguiranno i fatti e gli oligarchi non troveranno un nuovo equilibrio, la terza Maidan sarà prima o poi inevitabile.

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