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SCENARIO 28 Ottobre Ott 2014 1213 28 ottobre 2014

Elezioni Ucraina, Sud-est filorusso

Poteri forti decisivi. Assieme ai filorussi del Sud-Est. Che mediano col governo.

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da Kiev

Petro Poroshenko.

Il nome è tutto un programma: Blocco d’opposizione. Così si sono battezzati gli eredi di Victor Yanukovich, il presidente spazzato dalla rivolta di Maidan.
Alle elezioni la loro mission era chiara: scavalcare la soglia del 5% nel proporzionale e salvare quel poco che c’era da salvare dopo lo sfilacciamento del Partito delle regioni, la corazzata filopresidenziale di un tempo. Chiaro l’obiettivo: mettere i bastoni tra le ruote all’alleanza di governo, che probabilmente comprenderà buona parte dei partiti finiti alla Rada.
LE TRAME DEGLI OLIGARCHI. I giochi di potere diretti dagli oligarchi per costruire il nuovo esecutivo sono appena iniziati, fra qualche giorno si saprà chi sarà il nuovo premier, secondo timoniere accanto al presidente Petro Poroshenko a guidare la nave per evitare che affondi.
Il Blocco è l’unica formazione per così dire filorussa che ha fatto il suo ingresso in parlamento, raggiungendo quasi il 10% a livello nazionale, diventando il quarto partito, dopo quello del capo dello Stato, il Fronte popolare di Arseni Yatseniuk e Samopomich di Andrei Sadovy. Ucraina forte di Sergei Tigipko, ex vicepremier nel governo di Mykola Azarov, si è fermato al 4%, così come il Partito comunista di Petro Symonenko, fuori dalla Rada dopo 20 anni di presenza continua.
LA DISSOLUZIONE DEL BLOCCO. Non c’è dubbio che i dati nel proporzionale per tutto il Paese offrano per lo spettro filorusso uno spettacolo desolante, soprattutto rispetto al passato. Il blocco di potere si è dissolto e ha mantenuto solo il ruolo ingrato di sedere, in pochi, sui banchi dell’opposizione.

Blocco d'opposizione primo in cinque Oblast dell'Est

Un messaggio degli indipendentisti di Donetsk, roccaforte dei separatisti dell'Est dell'Ucraina.

In realtà però le vecchie strutture sono rimaste forti a livello regionale e potranno costituire un problema per chi comanda a Kiev. Il Blocco d’opposizione è il primo partito in cinque Oblast dell’Est (Lugansk, Donetsk, Kharkiv, Dnipropetrovsk e Zaporizha) secondo in due (Odessa e Mykolayev) e terzo in uno (Kherson), con punte oltre il 35%.
Oltre alla trentina di deputati entrati con il proporzionale, ne arriveranno altri dalla porta del maggioritario, candidati “indipendenti”, ma con una posizione ben precisa. Anche i comunisti non sono spariti e in queste regioni oscillano tra il 5 e il 15%, stessa cosa per i più moderati di Tigipko.
SUD-EST, FEUDO FILORUSSO. Insomma in tutto il Sud-est la maggioranza che ha votato è filorussa. E con grande probabilità è da definire in questo modo anche buona parte dell’oltre 60% di coloro che invece non sono andati alle urne. Gli Oblast che vanno da Kharkiv a Odessa non possono essere definiti filo-Poroshenko, né tantomeno filo-Yatseniuk.
Alla luce del fatto che parte di due di queste regioni è occupata dai separatisti filorussi e la tregua non è proprio solida, la questione del Donbass e dintorni è prioritaria per presidente e governo. Il rischio è che il conflitto congelato possa riscaldarsi di nuovo.
ELEZIONI A LUGANSK E DONETSK. Le occasioni si offrono già fra poco, con le elezioni presidenziali annunciate a Lugansk e Donetsk per l’inizio di novembre contro il volere di Kiev e quelle comunali previste per dicembre con l’assenso della capitale.
Il duello, militare e politico, tra centro e periferia può essere disinnescato se da una parte arriveranno le riforme promesse, prima su tutte la decentralizzazione, e se dall’altra ci sarà la volontà per il dialogo.
Il Blocco d’opposizione avrà il ruolo di mediazione con il nuovo establishment che dovrà a sua volta mediare al suo interno tra i moderati di Poroshenko e i falchi di Yatseniuk.
Dietro le quinte ovviamente i poteri forti, da una parte Rinat Akhmetov e Dmitri Firtash, dall’altra Igor Kolomoisky, lo stesso Poroshenko in mezzo: senza una duratura pax oligarchica l’Ucraina che ha già perso Crimea e un lembo di Donbass rischia di lacerarsi ancor di più.

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