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CASTA 29 Ottobre Ott 2014 1646 29 ottobre 2014

Fondi Lombardia, i pm: a processo 64 ex consiglieri

Inchiesta spese pazze per 3 milioni, ci sono Renzo Bossi e Nicole Minetti. Sono accusati di peculato.

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Nicole Minetti e Renzo Bossi.

Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio hanno chiesto il processo per 64 ex consiglieri della Regione Lombardia accusati di peculato nell'inchiesta sulle spese 'pazze'.
Tra loro Renzo Bossi e Nicole Minetti. Contestato un totale di oltre 3 milioni di euro di spese.
Il presunto scandalo travolse il Pirellone tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013.
Politici accusati di essersi fatti rimborsare con soldi pubblici spese assurde, come l'acquisto di cartucce da caccia o 'gratta e vinci', o elevatissime e ingiustificate, come cene da centinaia di euro per pochi coperti o migliaia di euro per portarsi a casa formaggi e vini prelibati.
ARCHIVIATO SOLO PAROLINI. La procura aveva chiuso le indagini, a marzo, a carico di 65 persone ma, da quanto si è saputo, la posizione di un ex consigliere, Mauro Parolini, è stata stralciata per l'archiviazione.
Rischiano il processo Davide Boni, ex presidente del Consiglio regionale, Massimo Ponzoni, Franco Nicoli Cristiani, Monica Rizzi, Romano Colozzi, Massimo Buscemi e Giulio Boscagli, per citarne alcuni dell'allora maggioranza.
Per quella che era l'opposizione (le accuse riguardano il periodo che va dal 2008 al 2012), invece, ci sono, tra gli altri, Chiara Cremonesi, Luca Gaffuri, Carlo Spreafico ed Elisabetta Fatuzzo.
SPESI 3.400 EURO PER 90 PROVOLE. Le indagini avevano fatto emergere, per esempio, che l'ex assessore lombardo del Pdl, Giovanni Rossoni, aveva speso oltre 3.400 euro per 90 provole di Auricchio.
E i soldi pubblici poi sarebbero stati usati dagli allora consiglieri anche per comprare torroni e per pagare cene a base di aragosta e sushi.
BONI E LA TRUFFA DEL DOMICILIO. Due imputati sono accusati di truffa. Si tratta di Davide Boni e Stefano Galli. Boni, sebbene «dal 2003 avesse trasferito la sua dimora abituale e il suo domicilio a Milano», avrebbe fatto credere alla Regione di vivere ancora a Sabbioneta (Mantova) «e da quel comune di raggiungere abitualmente il Consiglio».
Si sarebbe quindi fatto liquidare a titolo di «spese trasporto», tra il 2003 e il 2011, circa 32 mila euro.
L'ex leghista Galli avrebbe fatto ottenere una consulenza da 196 mila euro al genero, anche lui tra gli imputati. A Galli, tra l'altro, viene contestato di essersi fatto rimborsare oltre 6 mila euro per l'ormai famoso banchetto di nozze della figlia.

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