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TENSIONE 29 Ottobre Ott 2014 2030 29 ottobre 2014

Insulto a Netanyahu, gelo tra Usa e Israele

Alla Casa Bianca Bibi si prende del codardo. E i rapporti con Obama scendono ai minimi storici.

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Usa Barack Obama.

I già tesi rapporti tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu rischiano di precipitare dopo che un giornalista vicino all'inquilino della Casa Bianca, Jeffrey Goldberg, ha appreso che a Washington il premier israeliano viene ormai etichettato come un chickenshit. Letteralmente traducibile in 'sterco di gallina', l'espressione equivale all'espressione 'codardo' nelle parole attribuite dal reporter a un anonimo alto funzionario.
PROTESTA ISRAELIANA. «Nemmeno dittatori arabi come Bashar al Assad hanno mai ricevuto offese del genere», ha protestato immediatamente un ministro israeliano, poco prima che la Casa Bianca provasse a mettere una toppa - per bocca del portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, Alistair Baskey - assicurando che quell'insulto «non riflette certamente la posizione dell'amministrazione» americana e viene giudicato fuori luogo e controproducente».
LUNGO ELENCO DI EPITETI. In una dettagliata analisi sulla rivista Atlantic, Goldberg ha elencato comunque numerosi epiteti scagliati a suo dire a microfoni spenti da esponenti della stessa Amministrazione verso il premier di un Paese che Baskey garantisce essere tuttora un alleato chiave: epiteti che descrivono Bibi Netanyahu come recalcitrante, miope, reazionario, vanaglorioso, ottuso, afflitto dalla sindrome Asperger (una forma di autismo).
DURA REAZIONE DI NETANYAHU. Netanyahu - che ha appena annunciato un'estensione dei progetti edilizi per coloni ebrei a Gerusalemme Est e che ha pronunciato in parlamento un discorso molto rigido e sgradito a Washington - ha reagito immediatamente. Lui «che da giovane è stato spesso in campi di battaglia e che ha rischiato la vita per il Paese» non deve dare altre prove di coraggio personale. Se dagli Usa filtrano questi attacchi - ha argomentato, in parlamento - è perché qualcuno vorrebbe imporgli una rotta politica diversa. «Ma ciò non avverrà», ha assicurato, «perché è suo dovere difendere la sicurezza di Israele e la unificazione di Gerusalemme».
IL RICHIAMO DEL CAPO DI STATO. Questo scambio di battute ha allarmato il capo dello Stato Reuven Rivlin, in visita a Varsavia, che ha ricordato al premier «i tre principi basilari» della politica israeliana. «Primo: le relazioni con gli Usa. Secondo: le relazioni con gli Usa. Terzo, ma pure importante: le relazioni con gli Usa».
UN RAPPORTO TORMENTATO. Effettivamente è un periodo travagliato, nei rapporti bilaterali. Durante la guerra a Gaza, il Pentagono ha sospeso forniture urgenti di missili per Israele. L'ambasciatore israeliano a Washington, Ron Dremer, è considerato inoltre vicino ai repubblicani ed è malvisto dall'Amministrazione. La settimana scorsa un'accoglienza gelida è stata poi riservata al ministro della difesa Moshe Yaalon: ha incontrato il Segretario alla Difesa Chuck Hagel, ma non è riuscito a vedere altri dirigenti di rilievo.

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