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GIUSTIZIA 29 Ottobre Ott 2014 1806 29 ottobre 2014

Reato di tortura, Pansa: «Si rischia di demotivare gli agenti»

Il capo della polizia: «Possibili denunce strumentali». La madre di Aldrovandi: «È un passo avanti».

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Alessandro Pansa, capo della polizia.

L'introduzione del reato di tortura - nel testo approvato dal Senato e ora all'esame della Camera - ha destato la preoccupazione del capo della polizia Alessandro Pansa.
L'intervento «rischia di aprire la strada a denunce strumentali contro le forze dell'ordine, che verrebbero così demotivate nella loro azione», è l'allarme lanciato.
«CI SONO CRITICITÀ». Il prefetto auspica dunque correttivi al testo. «Accogliamo con grande favore l'introduzione del nuovo reato, che è uno strumento in più per perseguire le violazioni alla tutela dei diritti dell'uomo. L'unica perplessità è nella fase applicativa, non certo in termini di principio. Ci sono alcune criticità nel testo».
«DENUNCE STRUMENTALI». In particolare, il capo della polizia in un'audizione alla commissione giustizia della Camera ha ricordato che «nel codice penale sono già presenti reati contro la persona e c'è il rischio che si sovrappongano a quello di tortura, se quest'ultimo non viene tipizzato bene. C'è la possibilità di un'amplissima contestazione del nuovo reato per gli operatori di polizia. Questi ultimi sono autorizzati a fare uso anche di mezzi di coercizione fisica e sono quindi possibili denunce strumentali contro i soggetti chiamati a far applicare la legge, con l'effetto di scoraggiare l'azione di prevenzione e contrasto delle forze dell'ordine».
LA MADRE DI ALDRO: «PASSO AVANTI». Sulla vicenda è intervenuta anche Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ucciso in un controllo di polizia.
«L'introduzione del reato è un passo avanti. Nessuno vuole che vengano fuori denunce strumentali».
«ITALIA COMPLETI IL SUO LAVORO». Il tema della tortura è stato affrontato anche dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha detto: «Mi auguro che l'Italia completi il suo lavoro» e «spero nell'approvazione del reato».

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