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ANALISI 29 Ottobre Ott 2014 1447 29 ottobre 2014

Tunisia, ipotesi di alleanza tra laici e islamici

La vittoria di Nidaa Tounes non consegna ai laici il Paese. La carta potrebbe essere Ennahda.

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Taïeb Baccouche, segretario di Nidaa Tounes.

Le elezioni parlamentari del 26 ottobre hanno confermato che la Tunisia si sta avviando verso la sua rifondazione politico-istituzionale all’insegna di una pratica democratica che nel preoccupante scenario di guerra e di settarismo che pesa su Nord Africa e Medio Oriente offre conforto, merita plauso, suggerisce rammarico e sollecita incoraggiamento.
Conforto perché la temuta minaccia terroristica non si è materializzata e la giornata del voto si è svolta in un clima di sostanziale tranquillità. Plauso perché si è affermato il potere della politica, a onore della storia di questo Paese. Rammarico per l’affluenza alle urne, non adeguata al momento storico.
LE SFIDE DELLA NUOVA TUNISIA. Incoraggiamento perché questo Paese, esemplare nella sua rivoluzione per la dignità, si prepara ad affrontare una sfida difficile - dalla crisi sociale ed economica alla minaccia terroristica - per la quale ha bisogno di un assetto di governo e istituzionale di spessore e forza adeguata, ma anche di un concreto e non retorico appoggio della comunità internazionale e dell’Europa in particolare.
Ma andiamo con ordine, iniziando dal risultato elettorale.
La partita vedeva contrapposte due forze politiche principali, il polo laico di Nidaa Tounes e l’islamico Ennahda.
BOOMERANG SALAFITA. Quest’ultimo ha perso. È stato punito per la prova disastrosa della coalizione di governo, la cosiddetta Troika, che ha guidato dalla fine del 2011 al gennaio del 2014, lasciando spazio e in parte favorendo un’atmosfera di grave polarizzazione politica e un fermento estremistico macchiato da due assassinii politici. Punito anche per un’esiziale collateralità con le forze salafite troppo tardi corretta. Ma la sua caduta elettorale si è fermata a una soglia di consenso del tutto rispettabile (stimato attorno al 26% ) che lo colloca al secondo posto della scala partitica, ben più in alto dei partiti che lo seguono. Inoltre, la sua coesione interna ne fa una forza ineludibile per le scelte di particolare rilevanza nel frammentato panorama parlamentare prodotto da quest’elezione.
IL FAIRPLAY DI GANNOUCHI. La sua sconfitta non è stata il pretesto, come si temeva, per innescare disordini sociali. Anzi, ha positivamente sorpreso che Ennahda abbia tempestivamente ammesso la sconfitta e che lo stesso suo leader Ghannouchi, proteso a dare del suo partito islamico l’immagine di un partner pronto a convivere e condividere le regole della democrazia e a essere disponibile alla mediazione e alla ricerca del consenso, quando sia in gioco il superiore bene del Paese, si sia congratulato con Essebsi, l’88enne capo del vittorioso Nidaa Tounes, ex ministro di Ben Ali, premier del governo di transizione tra il febbraio e la fine del 2011 e ora candidato alle presidenziali.
LA VITTORIA DEL MODERNISMO. Nidaa Tounes conquistato la maggioranza relativa (oscillante attorno al 37% dei voti), un risultato che pochi del suo schieramento avevano osato sperare. Ha vinto in nome di quel laicismo e modernismo che hanno fatto la storia della Tunisia e rappresenta il sentire del suo ceto medio o aspirante tale che, in un’ottica da Giano bifronte, difende la sua identità arabo-islamica mentre guarda verso il Mediterraneo e l’Occidente. E che ha nella tutela e promozione di genere uno dei suoi asset più attraenti e convincenti.
LO SPETTRO DI BEN ALI. Avrebbe potuto stravincere se non fosse stato per quell’affollamento di partiti (ben 94) che ha imposto una miope dispersione di voti. Pesa sulla sua immagine la riemersione al suo interno di esponenti del dissolto Rcd, il partito di Ben Ali e del relativo reticolo di potere, ma questa componente lo ha certamente aiutato elettoralmente. Lo ha sicuramente danneggiato il Partito patriottico, la vera sorpresa di queste elezioni, affermatosi con un programma centrista e liberista e soprattutto con i denari, di non trasparente origine, del suo fondatore, il miliardario Slim Riahri, candidato alle Presidenziali.
IN CERCA DI ALLEANZA. Con questo partito, collocatosi al terzo posto, dovrebbe poter costruire parte di quella maggioranza indispensabile per governare con una certa tranquillità. La sicurezza gliela potrebbe dare il Fronte popolare, un agglomerato di una dozzina di forze di sinistra fortemente ideologicizzate, ma non è detto che questi sia disposto a farlo.
Del resto, molta, forse troppa è la distanza tra questo gruppo, il Partito patriottico e le diverse anime di Nidaa Tounes per consentire di concordare un programma di governo adeguato alle acute necessità del Paese. Non è poi detto che i voti di questi due partiti bastino a Essebsi per raggiungere la maggioranza.
L’alleanza laica dunque, l’opzione più apparentemente a portata di mano, forse non è la più praticabile.
L'OPZIONE ENNAHDA. L’altra opzione è la grande coalizione con Ennahda. In campagna elettorale Essebsi l’aveva esclusa, ma si sa che le promesse elettorali vanno sempre prese con una certa flessibilità e comunque commisurate con lo stato di necessità. Che oggi è decisamente stringente, dall’acuta disoccupazione a una ripresa economica ancora stentata, fino all’incombenza della minaccia terroristica che trova in Tunisia un formidabile brodo di coltura, tanto da fare del Paese la più fertile sorgente di combattenti volontari per l’Isis.
Del resto sono mesi e mesi che questi due partiti antagonisti stanno dando prova di una significativa capacità/volontà di mediazione, sotto lo stimolo e la ferula di una società civile costituitasi nel cosiddetto Quartetto (Confederazione sindacale, Confindustria, ordine avvocati, Lega diritti umani) che li ha pilotati nell’alveo di un provvidenziale «Dialogo nazionale».
CONVERGENZE TRA PARTITI. Grazie a tale volontà/capacità si è arrivati infatti al varo di una Costituzione apprezzata dal mondo intero, alle elezioni, alla formazione dell’attuale governo di “consenso” del premier Jomaa. E la buona prova che questi, già ministro della Troika, sta dando, potrebbe costituire un’utile tessera del delicato mosaico di convergenze cui Nidaa Tounes e Ennahda potrebbero essere chiamati.
Una è l’ambizione di Essebsi di ascendere alla presidenza della Repubblica, per la quale serve una solida maggioranza. L’altra è data ruolo di quel Quartetto civile che proprio in queste ore ha annunciato di voler “accompagnare” la formazione del governo.
Società civile e partiti, un binomio decisivo per il futuro della Tunisia.

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