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POLITICA 31 Ottobre Ott 2014 1010 31 ottobre 2014

Birmania, Aung San Suu Kyi presidente: discussione in parlamento

Discussione in parlamento. Ma c'è il sospetto che sia solo una mossa elettorale per il voto 2015.

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Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione in Birmania.

Spiragli di cambiamento in Birmania.
Il parlamento ha deciso di esaminare un possibile emendamento costituzionale che revocherebbe l'attuale divieto ad Aung San Suu Kyi di diventare presidente. Ad annunciarlo è stato Ye Htut, portavoce del presidente Thein Sein al termine dell'incontro tra le principali forze politiche tenutosi venerdì 31 ottobre nella capitale Naypyidaw.
«C'è stato un accordo per discuterne in parlamento, come prevede la legge», ha fatto sapere Ye Htut.
CAMBIO ALLA CARTA. Al momento l'articolo 59(f) della Carta preclude la più alta carica dello Stato a chi è - o è stato - sposato con stranieri, o ha figli stranieri: esattamente il caso della leader Lega nazionale per la democrazia (Nld) che è vedova di uno straniero e con figli stranieri.
Per qualsiasi modifica costituzionale è necessario il 75% dei voti del parlamento, nel quale alle influenti forze armate è assegnato il 25% dei seggi, con un effettivo potere di veto.
Le prossime elezioni sono previste entro la fine del 2015 e il premio Nobel per la pace parte da favorito.
INCONTRO RARO. A lottare per il cambiamento è stata la stessa Aung San Suu Kyi che ha partecipato a un raro incontro tra le principali forze politiche nazionali per discutere delle legislative.
Addirittura il presidente degli Usa Barack Obama aveva parlato dell'incontro esprimendo la sua soddisfazione e aveva lanciato un appello allo svolgimento di elezioni «aperte e credibili».
ANALISTI SCETTICI. Nonostante le richieste della sua Nld, è improbabile che la norma verrà modificata. Molti analisti hanno espresso il timore che, a lungo andare, l'apertura politica dell'ex dittatura alla sua principale oppositrice Suu Kyi si riveli più che altro un cinico calcolo per attirare investimenti stranieri, mantenendo in ogni caso le influenti forze armate - a cui la Costituzione garantisce il 25% dei seggi in parlamento - in un ruolo preponderante, anche nei gangli dell'economia.

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