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MAMBO 31 Ottobre Ott 2014 1150 31 ottobre 2014

Caso Ast: Renzi, Landini e la guerra tra le sinistre

Lo scontro tra sindacati e governo è andato fuori controllo. E questo fa male al Paese.

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Matteo Renzi e Maurizio Landini a Palazzo Chigi.

Il 30 ottobre è andato bene il post-manifestazione di Roma, con annesse e improvvide cariche della polizia.
Renzi ha parlato con i lavoratori, il governo ha chiesto scusa, la Camusso è stata costretta ad accettare.
Ma non sarà sempre cosi. Si è messa in moto una macchina infernale di reciproca criminalizzazione e soprattutto il sindacato vorrà dimostrare che ha di fronte un vero nemico, il classico nemico del popolo.
Mi aspetto che Landini o Vendola, per non dire della segretaria della Cgil, estremista in età matura, tirino fuori il paragone con il famigerato Gustav Noske, ministro della Difesa socialdemocratico che contrastò con violenza gli spartachisti tedeschi fino a diventare nemico della classe operaia, senza tuttavia tradirla al punto che subito dopo fu nemico irriducibile di Hitler e finì in prigione.
UNA SINISTRA SENILMENTE RADICALE. Le manganellate, assolutamente riprovevoli e reciprocamente archiviate, sono state, però, come l’ulteriore benzina sul fuoco di un contrasto fra Renzi e il resto della sinistra in un incendio che rischia di bruciare tutti i ponti, i sentieri, le vie nascoste del dialogo fra le due sinistre.
Questa sinistra, senilmente radicale, ormai non si fa mancare più niente. Fa tutto da sola. E sono tutti allegri e contenti che l’altra parte si comporti come l’ideologia di ciascuno pretende che debba comportarsi, cioè come i “cattivi” dei film americani.
Landini & company vogliono un governo anti-popolare che faccia sembrare angioletti Bettino e Silvio.
Renzi, dal canto suo, vuole dimostrare che il sindacato italiano, e i suoi uomini politici al seguito, sono peggio di Toni Benn e di Arthur Scargill, mitici capi del partito e del sindacato britannici negli anni della sconfitta inflitta loro dalla Signora di ferro.
La destra sta a guardare attonita una situazione di cui, per ora, non riesce ad avvantaggiarsi. L’unico che si muove freneticamente è Salvini che, ormai lepenista piuttosto che leghista, spera di aprirsi un varco nel popolo ex berlusconiano.
Chi sorprende in tutto questo è Renzi. È del tutto evidente che vuole dare un colpo alla vecchia sinistra, ma c’è bisogno di sfasciare l’intera casa?
Il premier sa che questa sinistra non ha prospettive: non può fare un partito, se lo fa prende pochi voti, non ha un leader, con buona pace degli ammiratori di Landini.
Non ha soprattutto, come direbbe un esponente di questa sinistra, una narrazione.
IL PREMIER NON TIRI TROPPO LA CORDA. Di fronte a questo avversario in braghe di tela c’è bisogno di fare il viso dell’arme? Nel Libretto rosso di Mao, come ho ricordato un’altra volta in questa rubrica, c’è una massima che dice che bisogna bastonare il cane che annega (secondo alcune traduzioni: il cane nell’acqua), ma siamo sicuri che Mao proprio su questa cazzata avesse ragione?
Renzi vada qualche giorno dal papa, non l’avranno inutilmente cresciuto cattolico in questi 39 anni.
Vada e si faccia consigliare la pazienza, l’umiltà, l’amore per il prossimo.
Un leader che mostra gli attributi serve al Paese ma se li tiene sempre al vento si rattrappiscono e fanno anche un po’ schifo.
Landini&co stiano attenti, invece, alla rabbia operaia e popolare: ce n’è tanta in giro, la vogliono incanalare o vogliono farsi guidare dagli “incazzati”?
La risposta all’uno o all’altro corno della domanda dirà se siamo di fronte a leader veri o ad arruffapopoli.

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