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NOMINE 31 Ottobre Ott 2014 1250 31 ottobre 2014

Governo, Paolo Gentiloni ministro degli Esteri

Dopo lo stallo Renzi-Napolitano, scelto il deputato Pd. Ex Margherita, è tra gli uomini più fedeli al premier. Ed esperto di politica Usa. Ma soprattutto di tivù.

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Paolo Gentiloni, nuovo ministro degli Esteri.

Non ha conquistato il municipio di Roma, ma si è rifatto con la Farnesina. Paolo Gentiloni è stato scelto come nuovo ministro degli Esteri dal premier Matteo Renzi.
Dopo le dimissioni ufficiali di Federica Mogherini, dal primo novembre nuovo Alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea, la Farnesina è stata affidata al deputato del Partito democratico, ex ministro delle Telecomunicazioni del governo di Romano Prodi.
GIURAMENTO AL QUIRINALE. Nel pomeriggio del 31 ottobre, al Quirinale, il nuovo capo della Farnesina ha prestato giuramento nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla presenza, in qualità di testimoni, del Segretario generale della presidenza della Repubblica, consigliere di Stato Donato Marra, e del consigliere militare del presidente della Repubblica, generale Rolando Mosca Moschini. Presente anche il presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi
RISOLTO LO STALLO. S'è risolto così lo stallo sul nome del nuovo titolare degli Esteri che ha generato anche qualche tensione tra il premier e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che aveva bocciato i candidati del capo dell'esecutivo, suggerendo di puntare su una figura di alto profilo. E alla fine la scelta è ricaduta su Gentiloni, il più fedele e più filo-americano tra i papabili, forse anche per tranquilizzare l'ambasciata americana sul posizionamento italiano, dopo le tensioni striscianti per gli affari chiusi con i cinesi.
LA SCONFITTA ALLE PRIMARIE. E poco importa se un anno fa, nelle primarie per decidere il candidato sindaco di Roma, i simpatizzanti del Pd gli hanno preferito Ignazio Marino, con tanto di commento di Francesco Nicodemo, attuale responsabile comunicazione Pd: «Se dovessi votarlo, voterei il M5s pure io»: come al primo ministro la sconfitta alle primarie gli ha portato fortuna. «Una decisione maturata nelle ultimissime ore», hanno commentato dall'entourage di Gentiloni. «Ancora ieri sera non ne sapeva nulla, la decisione è arrivata in mattinata».
CONTRO LA MINORANZA PD. Il nuovo ministro in pectore, atteso per il giuramento alle 18 al Quirinale, nel 2007 è stato tra i promotori del Pd e, come la maggioranza degli uomini scelti da Renzi per incarichi di governo, viene dalla Margherita per la quale fu eletto deputato nel 2001. Successivamente è entrato e nell'area Dem di Franceschini. Recentemente, l'ex dielle è stato tra i più strenui sostenitori dell'arrivo di Renzi a Palazzo Chigi e tra i più critici con la minoranza interna del Partito democratico, tanto da essere definito «più renziano di Renzi». «Bersani è andato via ma tutti gli altri sono lì a pretendere di guidare il partito in base alla strana idea che squadra che perde non si cambia», aveva dichiarato dopo il risultato delle elezioni del 2013. E da allora non ha mai smesso di martellare contro gli ex diessini: «una parte del partito che non accetta di essere minoranza». Con lui il premier ha nominato anche due sottosegretari: Davide Faraone, alla Pubblica istruzione, e Paola De Micheli per l'Economia.

  • Il commento del responsabile comunicazione del Pd, Francesco Nicodemo, sulla candidatura di Paolo Gentiloni alle primarie per il sindaco della Capitale.

Esperto di telecomunicazioni e di Stati Uniti, disse no al Pse

Origini nobili, 61 anni, dopo un passato di giovane militanza nel Partito di unità proletaria per il comunismo, il suo primo incarico di rilievo fu quello di portavoce dell'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli a cui seguì la nomina ad assessore con deleghe per il Giubileo e turismo. Da lì la scalata verso la politica nazionale. È stato responsabile comunicazione della Margherita, deputato dal 2001 e dal 2005 ha presieduto la commissione sui servizi radio televisivi, per poi essere promosso a ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi. Il suo nome è legato soprattutto a un disegno di legge sulla riforma del servizio televisivo che, però, non vide mai la luce.
ATTENZIONE AGLI USA, NO AL PSE. Esperto di information technology, il nuovo inquilino della Farnesina è sempre stato tra i più attenti al mondo americano. Nel 2010, portò alla convention del Pd sul digitale, Alec Ross, consigliere di Hillary Clinton al dipartimento di Stato, tanto che qualcuno ha coniato per lui il termine di digital diplomacy.
Membro della Commissione Esteri e presidente della sezione Italia-Stati Uniti dell’Unione interparlamentare, ha scritto di politica estera sul quotidiano della Margherita/Pd Europa. Tra i suoi contributi spicca un'aspra critica all'ingresso del Pd nel Partito socialista europeo. L'ultimo suo articolo, datato 23 settembre, invece era dedicato ai rapporti tra l'intelligence Usa e Ue e chiedeva distensione dopo lo scandalo Datagate anche in vista delle trattative del Ttip, il trattato sul libero commercio tra le due rive dell'Atlantico in discussione a Bruxelles.
FEDELISSIMI IN POSTI CHIAVE. Negli ultimi mesi alcuni dei suoi fedelissimi sono balzati all'attenzione delle cronache, come Roberta Maggio, responsabile New media del Pd e oggi responsabile della gestione dei siti del governo. Ma soprattutto la cognata Alessandra Dal Verme, dirigente della Ragioneria dello Stato che partecipa anche alle riunioni del Consiglio dei ministri, che Palazzo Chigi vorrebbe promuovere e che già siede per il governo nel Cda di Expo spa.
Ora il loro mentore Gentiloni ha conquistato la casella chiave della Farnesina, battendo suoi più giovani compagni di partito come il sottosegretario Sandro Gozi e Lapo Pistelli. E se anche Renzi ha dovuto rinunciare a promuovere una giovane donna come la deputata Lia Quartapelle, abbandonando la strategia adottata finora nelle nomine, è riuscito comunque a imporre alla Farnesina un politico di credo e profilo renzianissimi.

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