Gerusalemme Intifada 141031145004
CONFLITTO 1 Novembre Nov 2014 0800 01 novembre 2014

Gerusalemme Est a rischio nuova intifada

Nella città vecchia la maggioranza palestinese protesta per il blocco della Spianata.

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Chiudere la Spianata delle Moschee, il Monte del Tempio per gli ebrei, equivale a «dichiarare guerra» per il cauto leader palestinese Abu Mazen.
Il governo israeliano ha riaperto il luogo sacro per le tre religioni, ma solo limitatamente. Per non far esplodere una Terza intifada.
GAZA, FERITA ANCORA APERTA. Non è un'esagerazione. Gerusalemme brucia da settimane, ormai mesi, con sassaiole e bombe incendiarie per strada. Ogni notte i ragazzini rispondono ai blitz, agli arresti, a volte alle uccisioni, dei loro compagni, scagliando pietre e rabbia contro la polizia. Gli oltre 2 mila morti (più di 500 bambini) dell'ultima guerra di Gaza sono una ferita aperta per tutta la Palestina.
ESCALATION COME NEL 2000. L'annuncio del premier Benjamin Netanyahu di accelerare, dopo cinque giorni di scontri senza precedenti e in sfregio ai moniti internazionali, la costruzione delle 1.000 case in cantiere nella Gerusalemme Est amministrata illegalmente da Israele, ha gettato altra benzina sul fuoco.
Sono seguiti l'agguato al rabbino dell'ultradestra Yehuda Glick, gravemente ferito da colpi al torace e l'uccisione, per rappresaglia, del presunto killer palestinese Moataz Hijazi, militante della jihad islamica freddato con un'irruzione delle forze speciali in una casa, sempre di Gerusalemme Est.

La Spianata chiusa come per l'Intifada del 2000

Un palestinese passeggia nel centro storico di Gerusalemme militarizzato (Getty).


Blindare la Spianata nel giorno sacro dell'Islam, il venerdì di preghiera, sarebbe stata la fine. L'ultima volta che l'accesso alla moschea di al Aqsa fu bloccato ai musulmani, nel 2000, per la passeggiata di sfida dell'allora leader dell'opposizione Ariel Sharon, scoppiò la Seconda intifada.
LA RABBIA DEI GIOVANI. La retromarcia di Israele punta a scongiurare una nuova rivolta. Ma solo chi ha più di 50 anni può entrare a pregare. I giovani arrabbiati, quelli che nella Spianata delle Moschee piazzano svastiche accanto alle stelle di David, restano fuori, alle marce di protesta che Fatah, il partito di Abu Mazen, ha annunciato, proclamando una «giornata di rabbia».
Gerusalemme è militarizzata, una città santa fantasma. La polizia israeliana presidia il centro storico, per il timore che gli ultra-nazionalisti ebrei rispondano all'aggressione palestinese.
GLICK, L'ULTRAORTODOSSO. Barba rossa da ortodosso, Glick è un predicatore noto per provocare i musulmani, salendo con il suo drappello di supporter radicali nella Spianata delle Moschee costruita, per gli ebrei, sul monte dell'antico Tempio di Gerusalemme.
Sui resti del Muro occidentale, il più famoso Muro del pianto, il rabbino, più volte arrestato per le incursioni, vagheggia di ricostruire il terzo Tempio di Gerusalemme. Proprio la sera dell'attacco, Glick rientrava da un dibattito con la destra nazionalista, dove aveva teorizzato l'estensione dei luoghi per il culto della religione ebraica sulla Spianata.

La guerra santa per l'antico Monte del Tempio

La cerimonia di giuramento delle reclute israeliane, sul Monte del Tempio (Barbara Ciolli).


Per i musulmani, la moschea di al Aqsa, con l'adiacente Cupola della Roccia dorata al centro del Monte del Tempio, è tra i luoghi più sacri dell'Islam: l'al Haram al Sharif, la «moschea etrema», dove Maometto sarebbe asceso, guidato dall'arcangelo Gabriele, ai sette cieli conoscendo le pene infernali e l'estasi paradisiaca.
Gli ebrei, viceversa, vanno a pregare sulle pietre della parete del secondo Tempio di Gerusalemme, ricostruito dopo la distruzione del primo Tempio di Salomone, il luogo più sacro per gli ebrei, eretto per «volere di Dio».
IL PROGETTO DEL TERZO TEMPIO. Con il terzo Tempio di Gerusalemme, il «tempio eterno» profetizzato nel Libro di Ezechiele con la venuta del Messia, inizierà, secondo gli ebrei, un'era di pace per tutta l'umanità. Gli ebrei ortodossi interpretano alla lettera questo passo della Bibbia e i rabbini più radicali predicano la distruzione dei luoghi sacri per l'Islam. Pur non avendo Maometto nulla a che fare con la distruzione del secondo Tempio, distrutto dalle legioni romane nel 66 d.C.
Quando il profeta, nel 600 d.C. arrivò a Gerusalemme, la roccia dalla quale, secondo il Corano, venne assunto in cielo ospitava una chiesa cristiana dei templari.
Ma, dopo i babilonesi e i romani, l'ostacolo per lo Stato d'Israele sono i musulmani.

Gli ebrei difendono la loro «Capitale eterna»

I musulmani con meno di 50 anni, bloccati all'ingresso della Spianata delle Moschee (Getty Images).  

Nel cuore degli ebrei, non solo ortodossi, Gerusalemme è la «capitale eterna». E il cuore della città santa, per le tre religioni, è la città vecchia di Gerusalemme Est.
Un centro storico che l'Onu, dalla guerra dei Sei giorni del 1967, considera territorio occupato da Israele. Ma dove Israele, nel 1980, ha proclamato unilateralmente, con la legge fondamentale, «Gerusalemme, capitale, unita e indivisa».
CONTROLLO ISRAELIANO. Nel Monte del Muro del Pianto, Israele organizza parate militare e fa giurare le sue reclute sopra la Bibbia. A pochi metri di distanza, nella parte musulmana delle moschee, i soldati israeliani contingentano l'accesso al Haram al Sharif, controllando e bloccando i credenti sospetti, anche quando il luogo sacro per l'Islam è aperto.
LO SCONTRO TRA FEDI. La Spianata delle Moschee e il Muro del Pianto sono da oltre un millennio l'epicentro dell'incontro e dello scontro delle fedi monoteiste: il luogo che il Dio dell'Antico testamento indica come promessa di salvezza è la scintilla per la guerra santa. Un fazzoletto di terra contesa con distruzioni, sassaiole e guerriglie, teatro anche di guerre e sanguinose repressioni.
Dal tempio di Gerusalemme deriva il nome dei Cavalieri templari delle Crociate. E ad al Aqsa, la «moschea ultima» di Maometto, sono dedicate le Brigate dei martiri, il braccio armato di Fatah, protagonista della Seconda intifada. Dieci anni prima, nel 1990, la moschea che arriva a ospitare anche 5 mila fedeli fu attaccata dall'esercito israeliano con armi da fuoco e gas nervino: un massacro che causò 23 morti e 850 feriti.

I palestinesi emarginati di Gerusalemme Est

Le mura della città vecchia di Gerusalemme. Dietro la grande Cupola della Roccia. (Barbara Ciolli)


In mezzo secolo d'occupazione, Israele ha sistematicamente portato avanti una politica di colonizzazione della parte orientale di Gerusalemme, costruendo edifici e impedendo a circa 17 mila palestinesi, schedati con documenti d'identità diversi dagli israeliani, di avere una casa e un lavoro. Sulla spartizione di Gerusalemme Est (e dei confini del Monte del Tempio) si incagliano sistematicamente i negoziati internazionali, per la «soluzione dei due popoli e dei due Stati».
I colloqui tra israeliani e una Palestina per la prima volta unita - nonostante la guerra di Gaza - sarebbero dovuti riprendere al Cairo questo autunno, ma l'escalation in Terra Santa li ha di nuovo fermati.
GLI ATTACCHI ESTREMISTI. A Gerusalemme Est, tra la maggioranza esasperata di arabi residenti ma non cittadini israeliani, sono tornati gli attacchi degli estremisti palestinesi, dopo l'uccisione, nel luglio scorso, del 16enne Muhammed Abu Khdeir, per mano di estremisti israeliani. Questo ottobre, un palestinese ha scagliato intenzionalmente la sua auto contro i civili a una fermata del bus, uccidendo anche una neonata.
Bibi Netanyahu ha risposto con il nuovo regalo ai sionisti: costruzioni che anche gli Usa sconsigliano, «per non avvelenare ulteriormente il clima». La Palestina è stata riconosciuta ufficialmente «come Stato» dalla Svezia. Ma non sono bei tempi.
Una Terza intifada blocca il processo di pace e permette a Israele di restare a Gerusalemme Est.

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