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SCENARIO 2 Novembre Nov 2014 1021 02 novembre 2014

Midterm 2014, Obama parte in svantaggio

Nella campagna elettorale più costosa degli ultimi anni, il presidente teme il tracollo. Il Gop hail 68% di chance di conquistare la maggioranza del Senato.

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Le labbra si chiudono e si riaprono 74 volte in una smorfia per pronunciare sempre lo stesso nome: B-a-r-a-c-k-O-ba-m-a.
Un dibattito di 90 minuti tutto all'attacco del presidente democratico ha trasformato il senatore repubblicano Tim Cotton nel simbolo delle elezioni di Midterm del prossimo 4 novembre.
Il voto è destinato a rinnovare il governo di 36 Stati americani su 50, tutti e 435 i deputati della Camera dei rappresentanti e soprattutto 33 senatori, un terzo dei seggi capaci di cambiare gli equilibri politici dell'intero Congresso.
Uno spettro che si aggira per la Casa Bianca e che potrebbe modificare lo scenario dei prossimi due anni del presidente americano, grande assente di questa campagna elettorale.
PER I REPUBBLICANI IL 68% DI CHANCE. La campagna elettorale del 2014 sarà la più dispendiosa di sempre: tra fondi di partiti e lobby, iniziative, spot e comizi, si stima una cifra di 4 miliardi di dollari. Un fiume di denaro per una corsa noiosa e priva di una vero terreno di scontro politico comune che non sia la poltrona dell'inquilino della Casa Bianca.
I democratici non sono riusciti a mettere la legge sul salario minimo al centro dei riflettori, i repubblicani non hanno proposte alternative in politica interna o estera, ma una certezza ripetuta all'infinito: Obama ha fallito.
E secondo lo studio del Washington Post hanno il 68% di possibilità di conquistare la maggioranza della camera più potente di Capitol Hill.

  • Il video promozionale del candidato democratico dell'Arkansas Mark Pryor che prende in giro la comunicazione dell'avversario Tom Cotton che in un dibattito di 90 minuti ha citato il presidente Obama 74 volte.

Wall Street col Gop e l'Hi-tech con i Dem

Il Washington Post ha elaborato tutti i sondaggi usciti finora sul voto e poi ha incrociato i dati. I risultati hanno dato ai repubblicani la maggioranza in 15 Stati attualmente a maggioranza democratica.
Lo scenario più probabile, dice l'algoritmo del quotidiano di Washington, è che i conservatori ottengano 52 seggi contro i 48 dei democratici. Gli Stati più combattuti sono otto: New Hampshire, Noth Carolina, Kansas, Georgia, Alaska, Iowa, Colorado e Arkansas.
CAMPAGNA SENZA ESCLUSIONE DI COLPI. E, per conquistarli entrambi, i partiti hanno messo in moto le loro macchine da guerra per portare al voto più sostenitori possibili, cercando di attirare i refrattari alle urne che alle elezioni di Midterm sono solitamente più numerosi rispetto alle presidenziali.
Non c'è gruppo che scappi dalle mire degli attivisti, dai fedeli che si affollano davanti alle chiese agli studenti che hanno appena conquistato il diritto di voto. I democratici temono che le minoranze, lo zoccolo duro anche se composito su cui si è fondata la vittoria del presidente afroamericano, rimangano a casa o peggio gli voltino le spalle.
I dati dicono per esempio che solo il 57% degli ispanici voterà l'Asinello, con un calo dell'8% rispetto all'ultima tornata elettorale.
UNA SPESA DI 4 MILIARDI. Ma l'affluenza sembra per ora tenere.
Negli Stati in cui si è già iniziato a votare, sono almeno 30 nel puzzle di autonomie americane, il 21% degli elettori non aveva votato nel 2010, quando i temi federali erano molto più chiari: l'Obamacare e lo scontro sul debito. In Arkansas l'aumento è stato ancora maggiore: più 34%.
Il quadro non è per nulla completo e ci sono nazioni come il Colorado dove per la prima volta si voterà via mail in cui è difficile valutare la partecipazione anticipatamente. Una spiegazione dell'impennata dei votanti però c'è già: i soldi che si stanno riversando sulla grande corsa.
Il Center for Responsive Politics, il più importante ente che traccia i finanziamenti ai gruppi politici, ha stimato una spesa totale di 4 miliardi di dollari. Ben più dei 2,8 miliardi del 2006 e anche dei 3,6 del 2010. E senza contare i fondi 'dark' che rimangono anonimi.
Secondo il centro di ricerca, Wall Street ha già scelto di parteggiare per i repubblicani. Mentre quasi il 60% dei fondi dei big dell'hit tech è destinato ai democratici. I finanziamenti 'esterni' dovrebbero ammontare a 900 milioni di dollari, il triplo delle ultime elezioni di Midterm. Il denaro, insomma, sembra colmare il vuoto di argomenti.

Il grafico è il frutto dell'elaborazione di tutti i sondaggi sul voto effettuati da gennaio a novembre (Washington Post).

I democratici puntano sull'economia, i repubblicani sui fallimenti di Obama

La vera arma dei Dem però dovrebbe essere l'economia: Obama porta alle elezioni di Midterm una nazione che guida la ripresa occidentale con un Pil in crescita a settembre oltre le attese, al 3,6%. Ma potrebbe non bastare.
Mentre nelle ultime elezioni, non si parlava che di Obamacare, oggi la proposta democratica dell'istituzione di un salario minimo a 10,10 dollari, il nuovo obiettivo dichiarato dal presidente nell'ultimo discorso all'Unione, è rimasta marginale. Secondo l'analisi del Brookings Institute, nei sei Stati in cui i cittadini hanno espresso un ampio sostegno all'iniziativa, compresi i combattuti Iowa e North Carolina, i repubblicani hanno sapientemente cancellato l'argomento dalle agende.
E, tanto per dare un'idea, Thomas Piketty, il nuovo economista star del dibattito sulla disuguaglianza, non è stato citato in nessuno dei confronti avvenuti finora.
I DEM PUNTANO SULLE DONNE. In tre Stati, Colorado, Tennesse e North Dakota, si voteranno anche modifiche costituzionali sull'aborto (in altri tre si vota sulla liberalizzazione della marijuana). E i progressisti hanno cercato di far salire il tema alla ribalta, cercando di puntare sull'elettorato femminile, visto che tra i candidati repubblicani c'è chi come Cory Gardner sostiene che non si possa abortire nemmeno in caso di stupro. Inoltre anche l'introduzione del salario minimo andrebbe a vantaggio soprattutto dell'altra metà del cielo, come ha ribadito anche Obama il 1 novembre.
Ma la strategia comunicativa del Gop cerca di svicolare il tema. Le indicazioni che arrivano dal quartier generale sono chiare: parlare del presidente e mostrare le falle dell'amministrazione, che si tratti della gestione dell'emergenza Ebola o della lotta all'Isis.
Come ha spiegato Slate, a una settimana dal giorno del voto, il comitato nazionale repubblicano ha diramato un comunicato intitolato: L'argomento conclusivo. «Oggi abbiamo realizzato i nostri ultimi spot pubblicitari e in tutti è citato il presidente Obama», si legge nel documento, «questo ultimo messaggio dimostra quanto il presidente Obama sia diventato tossico per i democratici del Congresso».

La mappa degli Stati al voto per rinnovare un terzo dei senatori americani. In blu quelli in cui i democratici si apprestano a vincere e in azzurro quelli in cui sono vicini alla vittoria. In viola quelli in cui la competizione è più combattuta. In rosa gli Stati in cui i Repubblicani sono vicini alla vittoria e in rosso quelli in sicuramente repubblicani. In grigio quelli in cui non si vota.

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