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MAMBO 2 Novembre Nov 2014 1704 02 novembre 2014

Renzi per ora distrugge, ma cosa costruisce?

Uno come lui era necessario per uscire dal berlusconismo. Ha fatto battaglie generazionali. Nuove idee però poche. Il suo modello di Italia non è chiaro.

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Il premier Matteo Renzi.

Che cosa abbiamo capito di Renzi e su di lui in questi primi mesi di leadership? Poche cose sono diventate più chiare, altre sono rimaste indistinte se non oscure.
È chiaro che di Renzi, o di uno come lui, c'era necessità. L'Italia doveva uscire dal berlusconismo e non ne sarebbe uscita né con la vecchia sinistra né con il giustizialismo.
Quest'ultimo ha dominato il dibattito politico per 20 anni, ma il suo destino è legato al prestigio di una magistratura ormai divisa al suo interno, carica di insuccessi investigativi e processuali, fallita nelle sue incursioni nella politica (Di Pietro, Ingroia, De Magistris).
CHIRURGIA A SINISTRA. Renzi nella sinistra ha fatto operazioni non di restilyng, ma di vera chirurgia. Abolita l'idea del partito pesante, emarginati con un furore da guerra etnica tutti gli ex comunisti, spezzata la cinghia di trasmissione all'incontrario che aveva fatto del sindacato il convitato di pietra della politica.
Nuove idee, niente. Si torna a parlare di parità nelle opportunità, di mettere un po' di soldi in tasca agli italiani per far partire il mercato interno, di togliere alcuni limiti all'azione dell'imprenditore nelle sue aziende. Tutto qui.
SCELTE ESTETICHE E DI CLAN. Vediamo qualche contraddizione. Renzi è stato necessario anche per sbloccare il tema del bicameralismo perfetto, ma il suo Senato è un'istituzione un po' futile.
Ha nominato ed eletto solo donne esponendosi però alla critica di aver fatto scelte estetiche e di clan. Poco si è visto del Renzi leader da spendere all'estero, socialista europeo post socialista, polemico contro i burocrati di Bruxelles, ambiguo sulla Russia e Medio Oriente, filo-americano più per consuetudine che per convinzione.
L'impressione è che consideri Firenze la capitale del mondo. Sappiamo che non è così da secoli.
QUALE MODELLO D'ITALIA? Le ombre sono riferite tutte al suo progetto-Italia. Va bene citare Fanfani, ma l'aretino sapeva quale Italia voleva, qui non si capisce se si va verso quella agro-turistico-alimentare di Farinetti, quella del capitale rapace di Davide Serra, quella industriale di cui si sente parlare, ma non si vede un'idea bucata.
Opaco è anche il tema democratico. Renzi è ovviamente un democratico e i suoi critici di sinistra che lo attaccano su questo fronte spargono veleni, tuttavia su cosa si basa questa democrazia aboliti di fatto partiti e sindacati? Non era il progetto di Grillo?
NESSUNO NEL PANTHEON. Ignoto è l'impianto culturale del renzismo. Dispiace deludere i giovani e le giovani renziane, però la cultura politica è una cosa seria che non si abbatte come un partito politico, ma si innova dando referenti storici e progetti.
Renzi non ci fa capire chi c'è nel suo Pantheon. Forse Walter Veltroni ci metteva troppi personaggi fra loro in contraddizione, ma non si è mai visto, in democrazia, un Pantheon col solo ritratto del leader pro-tempore.
SFASCIA L'ANIMA DEL PAESE. Renzi, infine, non ha preso dagli avversari storici, come la destra democratica occidentale, quel tono compassionevole che fa tanto buone maniere e anime belle ma consola.
Renzi, invece, nella giusta battaglia generazionale, ha scagliato la più feroce lotta contro le generazioni precedenti, intese come tali, cioè come generazioni anagrafiche. Abolite gli anziani, sembra dire. Così si sfascia l'anima del Paese.
Tutto questo per dire che se emerge con chiarezza la pars destruens renziana, non si vede, o è allarmante, quella costruens. Ma bisogna essere ottimisti, può darsi che serva altro tempo per capire noi qualcosa di più su di lui. Sempre che lui abbia capito qualcosa di più di sé.

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