UCRAINA 2 Novembre Nov 2014 0807 02 novembre 2014

Ucraina, elezioni a Donetsk e Lugansk

Urne aperte a Donetsk e Lugansk. Da Kiev inchiesta contro gli organizzatori.

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Le urne si sono aperte domenica 2 novembre: le regioni separatiste filorusse di Donetsk e Lugansk, nell'Est dell'Ucraina, hanno cominciato a votare per scegliere i loro presidenti e i loro parlamentari, in una tornata elettorale appoggiata da Mosca ma denunciata dall'Occidente, che rischia di compromettere gli sforzi per il raggiungimento della pace. Le autorità di Kiev hanno contestualmente avviato un'inchiesta, accusando i ribelli di «azioni miranti a cambiare l'ordine costituzionale e a prendere il potere», come annunciato su Facebook da Markian Lubkivski, alto dirigente dei Servizi segreti ucraini.
DUE SOLDATI UCCISI A MARIUPOL. Nel campo lealista si sono registrate due vittime: due militari in servizio a un posto di blocco a Mariupol, importante città portuale nel Sud Est del Paese. Il colonnello Andrii Lisenko, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale di Kiev, ha denunciato l'accaduto come «un atto terroristico». Lisenko ha sottolineato anche come sia in atto «un intenso spostamento di mezzi militari e truppe dal territorio russo» nelle regioni controllate dai filorussi.
OBIETTIVO: ALLONTANARSI DA KIEV. Le operazioni di voto sono cominciate alle cinque del mattino. L'obiettivo dei separatisti è ottenere in questo modo un «governo legittimo», che si allontani a livello locale dalla politica filoeuropea di Kiev.
«I NOSTRI ELETTORI VIVONO NEL MONDO RUSSO». «I nostri elettori vivono sul territorio del 'mondo russo' ('russkiy mir' ndr)», ha spiegato Romano Lyagin, presidente della commissione elettorale centrale dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk. Aggiungendo che «il mondo russo è là dove siamo noi. Li facciamo votare online e cerchiamo di dare la possibilità di votare al maggior numero possibile di persone».
PREVISTA UN'AFFLUENZA DI TRE MILIONI DI PERSONE. La commissione elettorale centrale ha previsto un'affluenza di circa tre milioni di elettori, due dei quali vivono all'interno dell'area del Donbass controllata dai ribelli.
ASSENTI GLI OSSERVATORI INTERNAZIONALI. Sia nella Repubblica di Donetsk, sia in quella di Luhansk, gli attuali capi non eletti dei ribelli, Alexander Zakharchenko a Donetsk e Igor Plotnitsky a Lugansk, si avviano a essere riconfermati ai loro posti. Le elezioni sono destinate a svolgersi in assenza di osservatori internazionali.
L'APPELLO A PUTIN: NON RICONOSCA IL VOTO. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha definito le elezioni dei separatisti una violazione dell'accordo di tregua firmato il 5 settembre. Secondo Poroschenko, si tratta di «pseudoelezioni, che terroristi e banditi vogliono organizzare sul territorio occupato». In una telefonata a quattro che si svolta venerdì 31 ottobre, i leader di Ucraina, Germania e Francia hanno poi esortato il presidente russo Vladimir Putin a non riconoscere la legittimità del voto, mentre la Casa Bianca aveva «deplorato l'intento dei separatisti» di tenere «illegittime elezioni locali».

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