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EDITORIALE 3 Novembre Nov 2014 1225 03 novembre 2014

Alessandra Moretti, l'Europa e la rincorsa delle poltrone

Ha esaltato l'Europa. Ma appena eletta in Ue è già pronta a candidarsi in Veneto.

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Alessandra Moretti, candidata Pd in Veneto.

In una breve intervista rilasciata a Repubblica l'eurodeputata Alessandra Moretti tira orgogliosamente in ballo le 130 mila preferenze (su un totale di 231 mila) con cui i veneti l'hanno mandata a Bruxelles. Insomma, la regione da cui proviene e nella quale ha mosso i primi passi di una fulminea carriera politica vale un buona metà dei suoi consensi.
E cosa se ne fa l'esponente piddina di tanti voti? Se ne frega.
I suoi corregionali l'hanno spedita in Europa? Bene, per tutta risposta la signora prenota il biglietto di ritorno e si candida a governatrice del Veneto.
GIÀ STANCA DELL'EUROPA? Ora delle due l'una: o sa già in partenza che con il presidente uscente Luca Zaia non ci sarà partita, quindi la sua discesa in campo è per onor di bandiera. Oppure appena messo piede oltralpe si è già stancata e vuol rientrare tra le più rassicuranti mura domestiche.
Naturalmente, nei mesi che hanno preceduto il voto del 25 maggio, Moretti ha fatto campagna elettorale sottolineando l'importanza e il radioso futuro dell'ancorché acciaccata istituzione Europa.
Ne ha cantato le magnifiche sorti e progressive in un post che ancora oggi campeggia sul suo sito. «Renzi mi ha chiamato, e nel suo inconfondibile accento fiorentino mi ha detto: 'Alessandra, in passato hai fatto anche battaglie dure contro di me. Adesso c’è bisogno di restare uniti. In Europa dobbiamo mandare avanti chi ha entusiasmo e voglia di fare. Te ci stai?'. Ho accettato con determinazione perché credo che la nostra Europa debba essere l’Europa della speranza. L’Europa del grande sogno europeo, quella nata per dire mai più ad Auschwitz, quella che non ha paura di ricercare la pace, il benessere e la crescita. L’Europa che vede nella solidarietà tra i popoli un’opportunità e non una zavorra».
Peccato però che, neanche il tempo di incominciarlo, il grande sogno sia già finito.
Del resto viviamo tempi liquidi, cangianti, la disillusione è in agguato. E può succedere che il disamore preceda il primo bacio e il desiderio volga altrove.
DA BERSANIANA A RENZIANA DI FERRO. Già nel recente passato, Moretti ha mostrato una volubilità da far impallidire al confronto quella musicale di Paola e Chiara. È passata, senza colpo ferire, dalla ferrea militanza bersaniana al renzismo più leopoldesco. Con, nel mezzo, un pensoso quanto breve indugiare in terra di nessuno: «A me piace molto Gianni Cuperlo ma, come ho detto in diverse occasioni, stimo anche Renzi. Mi aspetto di leggere i vari progetti prima di prendere una decisione».
Dopo questa professione di maanchismo, la signora è salita, peraltro in numerosa compagnia, sul carro del vincitore. Un carro che l'ha portata molto in alto, e che ora le chiede a gran voce di ritornare.
Ma persino alla signora l'ennesima cooptazione dev'essere sembrata un'esagerazione, se è vero che ha chiesto di dissimularla dietro la foglia di fico delle primarie.
E, non contenta, di immergerla nella fastidiosa retorica dell'ultima chiamata. «È evidente che mi sono impegnata sul fronte europeo come eurodeputata da poco eletta, però non posso ignorare l'appello a candidarmi. Per me è un sacrificio e un rischio che va corso».
Ovvio. Anzi, evidente.

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