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ALTRO STOP 3 Novembre Nov 2014 1330 03 novembre 2014

Consulta, Pd: Sandulli rifiuta la candidatura

Il suo nome proposto da Zanda al M5s. La giurista: «Un onore, ma non confermo la disponibilità».

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Maria Alessandra Sandulli.

Maria Alessandra Sandulli, individuata dal Pd come possibile candidata al ruolo di giudice della Corte costituzionale, ha fatto un passo indietro e annunciato la sua intenzione di rifiutare la proposta.
«Considero un onore essere stata indicata per il prestigioso incarico di giudice della Corte costituzionale», ha dichiarato, «un segno importante in una vita dedicata alla legge e alla giustizia nel solco dell'eredità di mio padre e della mia tradizione familiare. Tuttavia, nel contesto che si è venuto a creare, con l'animo sereno dello studioso che ha sempre manifestato le proprie opinioni in piena indipendenza, ritengo opportuno non confermare la mia disponibilità ad accettare la candidatura propostami».
CON SCIARRA UNO DEI NUOVI NOMI DEL PD. L'annuncio rappresenta l'ennesima complicazione nell'estenuante partita sui nomi dei due giudici della Consulta che il parlamento deve eleggere in seduta comune.
Dopo venti sedute andate a vuoto e i continui richiami a fare presto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dei presidenti della camere, quello di Sandulli era uno dei due nuovi nomi che il capogruppo dem al Senato Luigi Zanda aveva proposto anche al M5s insieme con quello di Silvana Sciarra dopo l'amara uscita di scena di Luciano Violante.
BOLDRINI: «DA ME E GRASSO PRESSIONE SUI GRUPPI». La presidente della Camera Laura Boldrini è intervenuta sullo stallo parlamentare che ha finora impedito l'elezione dei due giudici della Corte cotituzionale, dopo cinque mesi di tentativi andati a vuoto. «Io e il presidente Grasso», ha detto Boldrini, «con grande senso di responsabilità stiamo cercando di fare pressione sui gruppi, affinché trovino un accordo fra di loro. Ma non credo che sarebbe lungimirante da parte nostra convocare a oltranza il Parlamento e quindi bloccarne le attività». Una scelta che forse incontrerebbe «il consenso, però metterebbe il Parlamento in una condizione di grande imbarazzo. Se non c'è accordo fra i gruppi non si risolve questo stallo».

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