Denis Verdini 140409180832
ANALISI 3 Novembre Nov 2014 1332 03 novembre 2014

Parlamentari meno produttivi, Forza Italia in testa

Sono Azzurri nove tra i 10 senatori e deputati meno attivi: da Verdini a Rotondi. La Lega Nord è il gruppo più propositivo, poi Sel. Indietro il Movimento 5 stelle.

  • ...

I parlamentari che hanno un indice di produttività prossimo allo zero.

Chissà cosa direbbe Renato Brunetta, ex ministro della Pubblica amministrazione da sempre in lotta contro i «fannulloni», leggendo gli ultimi dati elaborati da Openpolis e riguardanti l’attività parlamentare di deputati e senatori (in particolare quelli del suo partito, Forza Italia).
72 PROVVEDIMENTI DI INIZIATIVA GOVERNATIVA. Con un mini-dossier l’osservatorio civico della politica italiana, che si occupa di trasparenza e accesso ai dati pubblici, ha fatto luce sull’indice di produttività degli inquilini di Camera e Senato analizzando chi da marzo 2013 a oggi ha lavorato di più e meglio e chi, al contrario, ha prodotto poco o nulla.
Il primo dato che emerge dall’analisi di Openpolis è quello relativo alla produzione legislativa. Degli 86 provvedimenti finora approvati 72 sono di iniziativa governativa, l’84% del totale. Di questo passo, insomma, il parlamento rischia di fare da contorno venendo completamente svuotato della sua funzione.
LA LEGA NORD È IL GRUPPO PIÙ ATTIVO. Anche se l’iniziativa legislativa è stata quasi tutta nelle mani dell’esecutivo ci sono gruppi parlamentari che si sono messi in mostra lavorando su determinati provvedimenti.
Su tutti, sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama, spicca la Lega Nord, seguita alla Camera da Sinistra Ecologia e Libertà e al Senato dal Gruppo Misto (che comprende anche la componente di Sel). Forza Italia e Partito democratico risultano più indietro (la forza guidata da Matteo Renzi è addirittura all’ultimo posto a Montecitorio) mentre il Movimento 5 stelle, fa notare l’associazione, occupa posizioni inferiori perché meno disponibile al compromesso parlamentare.

Bragantini e De Petris i più produttivi, Santanchè e Verdini fra i peggiori

Denis Verdini.

Non è un caso, dunque, che Matteo Bragantini (Lega Nord) e Loredana De Petris (Sel) siano i parlamentari più produttivi.
Nella top ten di Montecitorio il Carroccio occupa quattro posizioni su 10: insieme con Bragantini ci sono infatti Massimiliano Fedriga, Paolo Grimoldi e Nicola Molteni.
Al secondo posto c’è Francesco Paolo Sisto, a cui fa compagnia l’altro esponente di Forza Italia Daniele Capezzone (che chiude la classifica).
Il Pd è invece rappresentato da Marco Causi, Emanuele Fiano e Donatella Ferranti, mentre al nono posto c’è Pierpaolo Vargiu di Scelta Civica.
SENATO, NESSUN M5S NELLA TOP 10. Come a Montecitorio, anche a Palazzo Madama nessun esponente del M5s figura fra i primi 10.
Alle spalle di De Petris c’è Giorgio Pagliari del Pd mentre in terza posizione troviamo il vicepresidente dell’Aula Roberto Calderoli (Lega Nord).
Fra gli altri nomi spiccano quelli di Anna Finocchiaro (Pd, quinta), Maurizio Sacconi (Ncd, sesto) e Francesco Nitto Palma (Forza Italia, settimo). Al quarto posto c’è Enrico Buemi, segretario regionali del Psi in Piemonte.
MALE BONAIUTI E GHEDINI. C’è poi quella che Openpolis ha definito categoria “zero assoluto” e in cui figurano i parlamentari con un indice di produttività prossimo allo zero. Molti dei quali sono di Forza Italia. Al Senato la lista vede al suo interno pezzi da novanta come Paolo Bonaiuti (lo storico portavoce di Silvio Berlusconi passato al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano), Niccolò Ghedini e, soprattutto, il deus ex machina del patto del Nazareno, Denis Verdini (rinviato a giudizio il 3 novembre nell'ambito della vicenda P3). Fra i primi cinque a Montecitorio ci sono invece Antonio Angelucci, Bruno Archi, Luigi Cesaro, Sestino Giacomini, Gianfranco Rotondi e Daniela Santanchè.

Prospero: «Siamo di fronte a una debolezza estrema del formato partitico»

Matteo Renzi.

Il dato relativo allo sbilanciamento fra la produzione legislativa di governo e parlamento «conferma una linea di tendenza ormai decennale che in passato ha portato ad interventi ed indicazioni da parte del capo dello Stato e della Corte costituzionale», spiega a Lettera43.it Michele Prospero, docente di Scienza politica e Filosofia del diritto alla Sapienza di Roma.
«La legislazione di emergenza è diventata un fattore cronico della produzione legislativa italiana».
LE FORZATURE DELL’ESECUTIVO. Sono due, secondo Prospero, i fattori che hanno portato le Camere a vivere una simile situazione, ovvero «i ritardi di un regime parlamentare bicamerale» a cui si aggiunge «una debolezza estrema del formato partitico, elemento che indebolisce la forma di governo parlamentare che esiste solo se ci sono attori stabili e non evanescenti».
A ciò, dice ancora il docente, «corrisponde un tentativo di forzare i tempi della dialettica parlamentare surrogando la debolezza dei partiti con il monopolio, da parte del governo, dell’attività decisionale. L’esecutivo, debole vista la maggioranza che lo sostiene, cerca di superare questi momenti con l’espropriazione sistematica delle funzioni costituzionali del parlamento governando attraverso l’emergenza».
«NON È SOLO COLPA DEL PORCELLUM». Ciò, ovviamente, comporta dei rischi, come «l’impossibilità di un corretto regime di controllo» fra gli attori istituzionali.
A incidere, negli ultimi anni, è stata anche la selezione dei parlamentari, che nelle ultime tre tornate sono stati eletti grazie alle liste bloccate del Porcellum le quali «hanno portato in Aula un ceto politico di secondo ordine. I tentativi di allargare gli spazi del Porcellum attraverso le primarie», conclude il docente, «non hanno migliorato di molto la qualità del ceto politico, la cui decadenza prescinde anche dalle stesse tecniche elettorali e riguarda l’impossibilità della politica italiana di esprimere classi dirigenti autorevoli e capaci».

Correlati

Potresti esserti perso