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POLITICA 3 Novembre Nov 2014 0835 03 novembre 2014

Scontro governo-Cgil sul Jobs act, Renzi: «Vado avanti con la riforma»

Premier pronto a porre la fiducia. Leader Pd contestato dalla Fiom a Brescia.

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Il premier Matteo Renzi.

Il premier Matteo Renzi ha scelto il Tg5 per tornare a spiegare le sue mosse e quelle del suo governo. Ma pure per chiarire che sul lavoro non ha certo intenzione di cedere al sindacato.
«Fa il suo lavoro», ha detto il capo dell'esecutivo riferendosi soprattutto alla Cgil e allo scontro in atto sul Jobs act, «ma noi andiamo avanti perché il nostro obiettivo non è fare una battaglia politica ma far ripartire l'Italia e su questo non molliamo di un millimetro».
RISPETTO PER IL SINDACATO. Tuttavia, l'ex rottamatore, nell'intervista telefonica con il telegiornale di Canale 5, ha precisato di avere «grande rispetto per tutte le sigle sindacali», ma ha ammesso che la sua «preoccupazione è di non far fermare il Paese dopo che negli ultimi sei anni s'è perso 1 milione di posti di lavoro». Ed è tornato a ripetere che «in sei mesi» il suo governo ha «invertito la rotta».
FIDUCIA SUL JOBS ACT. Quindi il premier, il 3 novembre è impegnato a Brescia per l'incontro Creiamo Lavoro organizzato dall'Assemblea generale dell'associazione industriale bresciana, ha anticipato che «se ci sarà bisogno metteremo la fiducia» sulla riforma del lavoro.
«L'importante è che la fiducia non la perdano gli uomini e le donne che vogliono creare lavoro in Italia», s'è giustificato Renzi spiegando la possibilità di blindare il Jobs act.
PD, NIENTE SCISSIONE. Per quanto riguarda la ventilata scissione del Partito democratico, il premier ha chiesto di «finirla con le solite discussioni del passato» e ha smentito la divisione della formazione: «Chi la minaccia o la ipotizza», è stata la sua tesi, «non si rende conto di quanto non sarebbe capita e sarebbe respinta dagli iscritti, dai volontari delle feste dell'Unità, dagli amministratori, perciò penso che non ci sarà».
Poi Renzi, per sgombrare il campo da possibili dubbi, ha aggiunto: «Sono convinto che anche chi non mi ha votato al congresso del Pd sia disponibile a darmi una mano, perché non sono in ballo i destini dell'Italia e non quelli personali».
LE MINACCE DI CIVATI. Una risposta, quella del premier, a Pippo Civati che da Il Messaggero ha chiarito di non voler «arrivare alla scissione», ma, è stata la tesi del deputato dem, «se Renzi gioca ad alzare i toni e a mettere etichette» allora anche lui è pronto a fare altrettanto.
«Cerca l'incidente che gli permetta di andare alle elezioni», ha argomentato Civati, «e gioca sulle rispettive responsabilità». Anche se poi l'onorevole del Pd ha precisato di non volere una scissione, «ma un partito maggioritario deve considerare che ha un'articolazione interna».

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