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RISULTATI 3 Novembre Nov 2014 1110 03 novembre 2014

Ucraina, eletti presidenti filorussi a Donetsk e Lugansk

Eletti presidenti separatisti a Lugansk e Donetsk. Ma i risultati allarmano il governo di Poroshenko.

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Un'elettrice esce dal seggio di Donetsk dopo aver votato.

Tensioni in Ucraina dopo la tornata di elezioni nell'Est del Paese.
Il leader dei ribelli filorussi di Lugansk, Igor Plotnitski, è stato eletto, come previsto, «presidente» dell'autoproclamata repubblica di Lugansk con il 63,08% dei voti.
Lo ha sotenuto la 'commissione elettorale' della repubblica separatista del Sud-Est ucraino citata dall'agenzia ufficiale russa Tass.
GRANDE DISTACCO SU AVVERSARI. L'ex militare nostalgico dell'epoca sovietica ha vinto con un notevole distacco sugli altri candidati nel controverso voto separatista di ieri a Lugansk.
Il presidente della federazione dei sindacati, Oleg Akimov, si è piazzato secondo con il 15,12% delle preferenze, seguito dall'imprenditore Viktor Penner con il 10,08% e dalla 'ministra della Salute' Larisa Airapetian con il 7,28%.
Plotnitski ha trionfato anche nelle 'parlamentari' con il suo partito 'Pace alla regione di Lugansk' che ha avuto il 69,42% dei voti.
TRIONFO FILORUSSO ANCHE A DONETSK. Importante affermazione dei filorussi anche in un altro centro nevralgico come Donetsk.
Il leader separatista e 'premier' di Donetsk, Aleksandr Zakharcenko, è stato eletto, come previsto, 'presidente' dell'autoproclamata repubblica di Donetsk con «più di 765.340 voti» nelle controverse elezioni.
Lo ha sostenuto il presidente della 'commissione elettorale' della repubblica separatista del Sud-Est Roman Liaghin.
LEADER DONETSK: «PRONTI AL DIALOGO». Si è detto «pronto al dialogo» con il governo di Kiev il leader separatista Aleksandr Zakharcenko.
«Siamo pronti al dialogo con loro ma ci aspettiamo che loro facciano dei passi adeguati», ha concluso.
GENTILONI: «ITALIA NON RICONOSCE ESITO ELEIZONI». L'Italia non riconosce l'esito delle «elezioni» tenutesi nelle autoproclamatesi 'Repubbliche popolari' di Donetsk e Lugansk.
Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
«L'attuazione delle intese di Minsk del 5 e 19 settembre rimane l'unica base negoziale per garantire all'Ucraina e all'intera area la stabilità necessaria. Non esiste alternativa alla soluzione politica della crisi», ha aggiunto il neoministro, «come il governo italiano ha sempre ribadito,in particolare in occasione del vertice Asem a Milano».
VOTO SFIDA A KIEV. Il voto è un chiaro guanto di sfida nei confronti di Kiev e rischia di minare pericolosamente il già difficile processo di pace lanciato a settembre.
Il presidente Petro Poroshenko ha promesso una risposta «adeguata» a queste elezioni che non sono che «una farsa sotto la minaccia dei carri armati».

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