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CELEBRAZIONI 4 Novembre Nov 2014 0928 04 novembre 2014

4 novembre, Napolitano: «Dobbiamo combattere il fanatismo»

Il capo dello Stato in raccoglimento al Vittoriano sulla tomba del Milite ignoto.

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Giorgio Napolitano.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione delle celebrazioni del 4 novembre ha scritto in un messaggio inviato alle forze armate: «Questa mattina, in raccoglimento ai piedi del sacello del Milite Ignoto, renderò omaggio ai caduti di tutte le guerre e a coloro che, in questi anni, hanno perso la vita per la sicurezza e la pace. In un mondo che manifesta tensioni e instabilità crescenti, si vanno affermando nuove e più aggressive forme di estremismo e di fanatismo che rischiano di investire anche l'Europa, e l'Italia in particolare, infiltrandone gradualmente le società. È una minaccia reale, anche militare, che, insieme all'Unione Europea e alla Nato, dobbiamo essere pronti a prevenire e contrastare».
«AFFIDAMENTO AI MILITARI». «L'Italia», ha proseguito Napolitano, «fa assoluto affidamento sui suoi militari per la propria sicurezza e per l'affermazione della pace e della giustizia nel mondo, condizione essenziale per la libertà dalla guerra e la prosperità della nostra democrazia. Con questi sentimenti rivolgo a tutti voi, soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri, il mio caloroso saluto e il mio vivo apprezzamento per l'entusiasmo e il coraggio con cui assolvete i rischiosi compiti ai quali siete chiamati. Viva le forze Armate, viva la Repubblica, viva l'Italia!».
«NON AVALLARE VISIONI INGENUE». Intervenuto al Quirinale, il presidente della Repubblica ha proseguito: «Vi è il rischio che, sotto la spinta esterna dell'estremismo e quella interna dell'antagonismo, e sull'onda di contrapposizioni ideologiche così datate e insostenibili, prendano corpo nelle nostre società rotture e violenze di intensità forse mai viste prima».
Tornanto alle minacce internazionali ha detto: «Penso che da parte di ogni paese Nato si debba esser seri nel prendere decisioni, che non possono mai avallare visioni ingenue, non realistiche, di perdita di importanza dello strumento militare. C'è una ricorrente pressione», ha concluso, «per una riduzione quasi di principio di quell'impegno e dei suoi costi».

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