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MANOVRA 4 Novembre Nov 2014 1400 04 novembre 2014

Stabilità, allarme Province: «Coi tagli sarà default»

A rischio scuole, trasporti e stipendi. Cgil: «Disastro sociale».

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Piero Fassino, presidente dell'Anci.

Il taglio di 1 miliardo per città e Province «rischia di far partire in default questi nuovi enti». Lo ha detto in audizione sulla legge di Stabilità il presidente dell'Anci, Piero Fassino. Stesso allarme lanciato da Sergio Chiamparino, che parla di «rischio effetto domino» perché questi enti hanno competenze che hanno bisogno di risorse.
«La vulgata» è che il taglio «per i comuni sia di 1,2 miliardi ma lo sforzo chiesto nei nostri calcoli» arriva a «circa 3,7 miliardi», ha aggiunto Fassino. Tra tagli diretti e indiretti, «c'è il rischio che si scarichi sul territorio una manovra francamente insostenibile».
COSTI STANDARD PER TUTTI. Il presidente della Conferenza delle Regioni Chiamparino ha invece spiegato: «Faremo le nostre proposte, che si muovono lungo due assi principali: rendere più stringente il patto della salute per recuperare risorse per fare investimenti in sanità e costi standard per tutti».
VERTICE PER IL COMPROMESSO. Il 4 novembre si è svolto un incontro a Palazzo Chigi per la ricerca di un compromesso. «Sono stati fatti passi avanti», ha detto Fassino all'uscita dal vertice.
SERVIZI A RISCHIO. Un allarme è stato lanciato anche da Daniele Bosone, rappresentante dell'Unione delle Province d'Italia (Upi): «Le simulazioni operate con riduzioni progressive di 1,2 e 3 miliardi nel triennio sono chiare ed indicano l'impossibilità di mantenere alcun tipo di servizio, neanche minimo tra cui strade, scuole e trasporto pubblico locale». Si rischia anche «il mancato pagamento di spese obbligatorie come mutui e stipendi al personale».
RETE IMPRESE CONTRO IL TFR IN BUSTA PAGA. In audizione c'è stato poi l'intervento di Rete Imprese, che ha fatto sapere di «fare il tifo perché il Tfr in busta paga non funzioni, è una botta di impoverimento» per le Pmi. Se tutti i lavoratori lo chiedessero «per noi sarebbe un disastro», ha spiegato il rappresentante Cesare Fumagalli.

La Cgil: «Rischio di un disastro sociale»

Susanna Camusso, segretario della Cgil.

Sulle barricate anche la Cgil, secondo cui il governo «scommette tutto su una ripresa, senza lavoro, degli investimenti privati e su una modesta spinta dei consumi - sostenuta più da un miglioramento del clima di fiducia dei consumatori che dal bonus Irpef - che assorbirà soprattutto il saldo negativo tra esportazioni e importazioni» continuando così «a 'programmare' il disastro sociale».
Per il sindacato, la legge di stabilità nel suo insieme è «inadeguata e insufficiente in termini di investimenti e politiche di sostegno alla crescita. Le risorse nette che effettivamente mette in gioco nel 2015 costituiscono qualche frazione decimale di un punto di Pil ed è assente qualsiasi disegno e coordinamento tra politiche di sviluppo e politiche per il lavoro».
PROPOSTA DI UNA PATRIMONIALE. La Cgil ha proposto «un piano straordinario per l'occupazione giovanile e femminile, da finanziare attraverso un'imposta sulle grandi ricchezze finanziarie (solo sul 5% delle famiglie ultraricche d'Italia). Con un gettito di circa 10 miliardi l'anno si potrebbero davvero creare oltre 740 mila nuovi posti di lavoro».
«ARTICOLO 18, OPPOSIZIONE BRUTALE A MODIFICHE». Sul tema lavoro, il segretario confederale della Cgil Danilo Barbi ha evidenziato il rischio di «rottura sociale» e ha annunciato: «Noi non consentiremo così facilmente di modificare l'articolo 18 liberando un canale per i licenziamenti illegittimi come ha provato a fare Berlusconi, ci opporremo brutalmente a questo tentativo».
RISCHIO +16 MILIARDI DI TASSE. Il presidente dell'Upb Giuseppe Pisauro ha invece sottolineato che «il punto debole della manovra sono le clausole di salvaguardia, vecchie e nuove, che nel 2016 rischiano di aumentare le imposte di 16 miliardi. Per impedirlo occorrerebbe tagliare la spesa».
OK DEI TECNICI DEL PARLAMENTO ALLA MANOVRA. Intanto i tecnici del parlamento hanno promosso la legge di Stabilità che, secondo le stime dell'Ufficio parlamentare di Bilancio, avrà un impatto positivo sui conti dello Stato pari allo 0,4% del Pil nel 2015, mentre sarà neutra nel 2016.

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