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SCHERMAGLIE 4 Novembre Nov 2014 1558 04 novembre 2014

Ue, Juncker respinge le critiche di Renzi

Il presidente della Commissione: «Non sono il capo di una banda di burocrati». Il premier: «Non vado a Bruxelles col cappello in mano».

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Matteo Renzi al vertice Ue di Bruxelles.

Gelata europea su Roma. Nel giorno delle stime economiche della Ue, che hanno evidenziato un allarme per il debito record dell'Italia, Jean-Claude Juncker ha replicato a muso duro alle frasi pronunciate da Matteo Renzi a margine dell'ultimo Consiglio europeo. «A Renzi dico che non sono il capo di una banda di burocrati: sono il presidente della Commissione europea, istituzione che merita rispetto, non meno legittimata dei governi», ha detto Juncker rispondendo a una domanda del capogruppo tedesco del Ppe al parlamento europeo Manfred Weber (pupillo di Angela Merkel).
RENZI: «RISPETTO PER L'ITALIA». Il premier ha replicato spiegando che «è cambiato il clima per l'Italia. Ce la stiamo giocando, la partita non è vinta né persa, ma stiamo segnando dei gol. In Europa non vado a dire 'per favore ascoltateci', non vado con il cappello in mano a farmi spiegare cosa fare, l'ho detto anche a Barroso e Juncker».
PRIMA FRATTURA TRA L'ITALIA E LA NUOVA COMMISSIONE. Si tratta della prima frattura tra la nuova Commissione Ue e il governo italiano. A margine dell'ultimo vertice Ue, Renzi aveva fatto sapere di non volersi far dettare la linea dai «tecnocrati di Bruxelles», ma Juncker ha ribattuto: «Sono sempre stato convinto che i Consigli europei servano per risolvere i problemi, non per crearli. Personalmente prendo sempre appunti durante le riunioni, poi sento le dichiarazioni che vengono fatte fuori e spesso i due testi non coincidono».

Juncker: «Il giudizio sulla manovra poteva essere diverso»

Jean-Claude Juncker.

Lo scontro è avvenuto nel giorno delle stime economiche della Ue e dopo il via libera preliminare alla manovra del governo da parte di Bruxelles.
«Se la Commissione avesse dato ascolto ai burocrati, il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato molto diverso», ha ricordato Juncker.
Ma all'assemblea serale dei gruppi del Pd, Renzi ha rincarato la dose.
RENZI: «PARAMETRI DEL PASSATO». «In Europa si sta combattendo una battaglia decisiva, quella dei 300 mld di investimenti», ha detto il premier. «Servono più crescita e lotta alla disoccupazione e meno politica legata al rigore e al mero rispetto dei parametri che appartengono più a passato che al futuro». E ancora: «La prossima riforma strutturale», dopo aver realizzato il pacchetto delle riforme in Italia «sarà quella dell'Europa, perché da cambiare a Bruxelles c'è molto».
GOZI: «JUNCKER NON ASCOLTI I TECNOCRATI». Il sottosegretario Sandro Gozi ha provato a gettare acqua sul fuoco: «Nessuno dice che Juncker sia un tecnocrate, ma è bene per l'Italia e l'Europa che non dia troppo ascolto ai tanti tecnocrati che lo circondano», ha affermato. «L'Europa, non solo l'Italia, paga le scelte passate dell'Unione, segnate da una fede cieca in automatismi di bilancio che hanno prodotto danni per tutti».

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