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RETROSCENA 5 Novembre Nov 2014 0525 05 novembre 2014

Bce, Mario Draghi: chi sono i suoi nemici

Il numero uno della Bundesbank. L'economista capo. Il ministro delle Finanze. Tre tedeschi tramano contro il governatore della Banca centrale europea.

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Il presidente della Bce Mario Draghi.

Documenti pubblicati erroneamente, fughe di notizie, gole profonde.
Il gioco, dentro la torre dorata della Banca centrale europea (Bce), non si era mai fatto così duro.
Con l'avvicinarsi di una possibile decisione su un'operazione di quantitative easing all'americana, le regole della solitamente blindatissima Eurotower sono saltate.
Fonti ben interessate hanno fatto trapelare all'agenzia Reuters il malcontento di sette, forse 10, governatori nei confronti del presidente del board Mario Draghi.
LE MINUTE DELLE RIUNIONI BCE AL NYT. Le rivelazioni fanno il paio con la fuga di notizie che il 17 ottobre ha fatto arrivare sulla 8th avenue, nella sede del New York Times, le minute delle riunioni del direttivo della Bce: verbali riservati che mai in 30 anni erano usciti dalle mura dell'istituto.
Il risultato cercato, e forse ottenuto, è una picconata sul presidente Draghi e soprattutto sulla sua credibilità, la più grande arma a disposizione del 'governatore' di fronte ai mercati, visto che - a detta della maggioranza degli analisti - il celebre whatever it takes (qualunque cosa serva) pronunciato dal numero uno Bce nel 2012 è stato il vero argine contro la speculazione su moneta unica e spread.
WEIDMANN, INDIZIATO NUMERO UNO. L'attacco insomma è frontale. E l'inidiziato numero uno è il capo della Banca centrale tedesca, Jens Weidmann, l'uomo che contro Draghi negli ultimi anni ha organizzato cene segrete, testimoniato in tribunale e rilasciato pubbliche interviste di dissenso.
La notte dei lunghi coltelli di Francoforte ha però diversi protagonisti. Ed è stata persino annunciata a mezzo stampa. Il 23 ottobre i giornalisti della Reuters avevano raccolto una dichiarazione che, riletta ora, suona come una minaccia: «Dovremmo vedere un vero dibattito (intorno alle politiche della Bce, ndr), aveva dichiarato all'agenzia un anonimo alto funzionario tedesco. «Allora la critica in Germania decollerebbe». Detto, fatto.

Il numero uno della Bundesbank, nemico giurato di Draghi

Jens Weidmann, presidente della Bundesbank.

Secondo l'europarlamentare Sylvie Goulard, membro della commissione Affari economici monetari, «chi ha fatto trapelare le notizie è irresponsabile e non professionale: stanno indebolendo l'istituzione».
Goulard è stata la prima a chiedere maggiore trasparenza alla Bce, ma «finché le regole sono queste», spiega a Lettera43.it, «è troppo facile attaccare così il presidente: la minoranza in seno alla Bce deve accettare il dibattito collegiale».
Ma se la minoranza in questione è capitanata da Weidmann, la faccenda è più complicata.
LA LETTERA «CONFIDENZIALE» FINITA SUI GIORNALI. Il falco tedesco, che disse a Le Monde «essere a favore della crescita è come essere per la pace nel mondo», sembra perseguitato dalle fughe di notizie.
Già nel 2012, quando scrisse una lettera a Draghi in cui esprimeva la sua opposizione sulla gestione dei debiti pubblici da parte della Bce, la missiva finì sui giornali. «La lettera era confidenziale. Ma il suo contenuto sfortunatamente è stato reso pubblico», si lamentò. Peccato che allo stesso tempo sottolineò che esprimere le differenze di posizione era importante.
Talmente importante che nel 2013 Weidmann, chiamato come consulente dalla Corte costituzionale tedesca nella causa intentata contro la Bce sullo scudo salva spread, accusò pubblicamente Draghi di aver forzato il mandato della banca centrale.
LA LOBBY PARALLELA DI ELTVILLE. Da allora i rapporti tra i due sono solo peggiorati e la rottura definitiva è arrivata a inizio ottobre al meeting del Fondo monetario internazionale a Washington, quando il 'governatore' della Bce e quello della Bundesbank hanno tenuto conferenze stampa separate.
Del resto la lotta di Weidmann parte da lontano: per dettare la linea all'Eurotower, il banchiere tedesco ha messo in piedi una sorta di lobby parallela, chiamata il gruppo di Eltville, dal nome del paesino sul Reno dove si riunisce regolarmente, e composta da banchieri dei Paesi europei da tripla A. E oggi sembra raccoglierne i frutti.

L'articolo di Hans-Werner Sinn contro Mario Draghi sul Ft.

Da Sinn a Schaeuble: l'entourage di Angela attacca Mario

Hans Werner Sinn, il presidente dell'Istituto di politica economica tedesco.

L'opposizione alla linea della Bce però cresce anche in altri palazzi, in primis quello dell'Istituto tedesco per la ricerca economica, l'ente che pubblica i dati sulla fiducia dei consumatori e quindi degli elettori di Angela Merkel.
Il suo influente presidente, Hans-Werner Sinn, è uno dei custodi dell'ortodossia germanica sull'inflazione.
«DRAGHI? INTROMISSIONE ILLEGALE, VA FERMATO». Il primo ottobre ha firmato sul Financial Times una chiamata alle armi: «Merkel», era il titolo del suo intervento, «ha il dovere di fermare l'intromissione illegale di Draghi sul fisco».
Sinn è lo stesso che accusò l'ex premier italiano Silvio Berlusconi di voler uscire dall'euro, una ricostruzione che secondo l'ex membro della Bce Lorenzo Bini Smaghi era un tentativo di mettere il Cavaliere fuori dai giochi.
IL MINISTRO CRITICO CON FRANCOFORTE. All'opposizione dell'establishment economico tedesco, ora, si è aggiunta la freddezza di quello politico. Il ministro delle Finanze Wolfgang Scheauble è sempre più critico nei confronti di Francoforte.
La Cdu deve affrontare la concorrenza a destra del partito degli anti euro, guidato da economisti come Joachim Starbatty che ha querelato il presidente Bce facendo arrivare la diatriba fino alla Corte di giustizia Ue. E la cancelliera, che non ha apprezzato i richiami di Draghi alla Germania sugli investimenti, dice poco, ma fa capire molto.

Bank of Japan e Federal reserve vanno in pressing sull'Eurotower

Haruhiko Kuroda, governatore della Banca del Giappone.

Nel frattempo le altre banche centrali spingono perché la Bce prema sull'acceleratore della politica monetaria.
Il numero uno dalla Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, ha appena deciso di aprire ancora i rubinetti per raggiungere «nel più breve tempo possibile un'inflazione del 2%». E la sua mossa, seguita alla fine dalle iniezioni di liquidità della Federal reserve americana, è un ulteriore pressing sul banchiere italiano. Dopo le ultime indiscrezioni, però, negli ambienti finanziari inizia a serpeggiare il dubbio: Draghi oggi parla a nome del board Bce o di se stesso?
WEBER, DIMISSIONI IN SEGNO DI PROTESTA. Nel 2011 Axel Weber, predecessore di Weidmann alla Bunsdesbank e considerato allora primo candidato alla poltrona di 'governatore', scelse di dimettersi dal comitato direttivo dell'Eurotower per protestare contro la linea dell'allora numero uno Jean-Claude Trichet. Ma Weidmann non sembra intenzionato a seguire la stessa strada. Anzi.
«WEIDMANN PUNTA ALLA PRESIDENZA». Secondo una ricostruzione apparsa durante l'estate sul quotidiano tedesco Handelsblatt, il giovane falco punta diretto al timone della Bce e aspetta solo che Draghi vada a sostituire Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica italiana. Nel migliore dei casi potrebbe trattarsi di un'altra fuga di notizie costruita per ostacolare il numero uno dell'Eurotower. Nel peggiore la predizione della sua sconfitta.

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