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RIVOLTE 5 Novembre Nov 2014 0800 05 novembre 2014

Burkina Faso, Primavera nera anti corruzione

Cacciato Compaoré dopo 27 anni, il popolo spinge per una nuova rivoluzione contro la Casta. Nel nome di Sankara, il «Che Guevara africano» degli Anni 80.

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Lo spirito di Thomas Sankara ha smosso i burkinabè. Gli uomini «onesti, dritti», come significa il nome dato al popolo dal presidente che fece la rivoluzione, hanno avviato una «Primavera nera», ha scandito uno dei capi dell'opposizione Emile Pargui Pare.
In Burkina Faso, la Place de la Nation della capitale Ouagadougou continua a essere strapiena di gente, stranamente affollata per uno Stato dell'Africa centrale.
In una settimana la società civile che si scaldava ormai a ogni rielezione forzata dell'ex presidente Blaise Compaoré, è riuscita a metterlo in fuga. Il trucco di cambiare per l'ennesima volta la Costituzione in parlamento non ha funzionato.
SCIOLTO IL PARLAMENTO. Assaltata e disciolta l'Assemblea a furor di popolo (30 morti e un centinaio di feriti negli scontri), l'opposizione, che ha vari leader e diverse sigle, non ha intenzione di votare, nel 2015, un altro prestanome di un dittatore in fuga amico degli stranieri.
La forza dei manifestanti e il rischio concreto di una destabilizzazione ha spinto anche i militari a muoversi con prudenza. «Non sono qui a usurpare il potere, ma aiutare il Paese a uscire dai guai», ha dichiarato il colonnello Isaac Zida, nominato capo di Stato ad interim dai generali che, «temporaneamente», hanno assunto la guida del governo.
ZIDA PROMETTE DIALOGO. Dopo 27 anni di mandato, Compaoré è riparato in Costa d'Avorio. Anche il fratello François è arrivato in Benin, pronto a volarsene in Francia con la famiglia. Ma la notizia che il Burkina Faso era in mano al loro braccio destro, Honoré Traoré, ha irritato i dimostranti.
«Un golpe», per l'opposizione che ha subito ottenuto un rimpasto: Traoré ha ceduto lo scettro a Zida, pure lui fidato di Compaoré, sperando in un maggiore gradimento della folla. «Ci muoviamo rapidamente, attenti a non fare errori», ha promesso Zida. Ma, fino all'annuncio della data delle prime Presidenziali dal 1987 senza Compaoré, Place de la Nation resta gremita, nel nome di Sankara.

I burkinabè vogliono politici onesti e morigerati: com'era Sankara

Grazie al presidente rivoluzionario, i burkinabè sono consapevoli dei loro diritti.
A Zida, che li ha incontrati e ha promesso loro un governo ad interim «con tutte le forze politiche», hanno risposto che, «anche nella transizione, il potere deve andare ai civili».
La vittoria delle rivolte appartiene al popolo. Al prossimo governo l'opposizione vuole politici onesti, vicini alla gente: l'opposto della casta corrotta che si è arricchita nei tre decenni di guida del Paese.
Quando fu ucciso a 37 anni, prima che il suo amico-nemico Compaoré prendesse, con un golpe, il potere, Sankara era un capo di Stato umile e morigerato. «Viveva in una casa modesta e andava in bicicletta, prendendo le distanze anche dai suoi compagni di partito», ricordano i dimostranti.
FECE POLITICHE ANTI IMPERIALISTE. In piazza qualcuno scandisce il suo motto più profetico e citato: «Come individui i rivoluzionari possono essere uccisi, ma non si possono uccidere le loro idee».
In quattro anni di governo, Sankara aveva nazionalizzato tutte le risorse terriere e minerarie, redistribuendo i profitti tra la popolazione. Il Burkina Faso avviò un corso di politiche economiche anti imperialiste, nell'obiettivo di affrancarsi dalle potenze coloniali e anche dagli aiuti del Fondo monetario internazionale (Fmi). E alle famiglie fu imposta una campagna di vaccinazioni che mise al riparo 3 milioni di bambini dalla meningite e da altre malattie mortali.
SOGNO DI AUTONOMIA NON CORONATO. Il sogno di autonomia di Sankara non si è ancora coronato. Nel trentennio di Compaoré, il Burkina Faso è diventato un alleato di punta degli ex dominatori francesi, che hanno forze speciali sul territorio, e anche degli Usa, che dalla base militare di Kaya inviano droni nel Sahel, per controllare i flussi di jihadisti e di armi.
Ma il Paese, per quanto molto povero - la metà della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno -, è diventato più ricco degli Stati confinanti. I bambini continuano a essere regolarmente vaccinati e gli oltre 17 milioni di abitanti godono di una stabilità invidiabile nell'Africa centrale, preziosa anche per i governi occidentali.

Una Primavera nera figlia del «Che Guevara d'Africa degli Anni 80»

Ucciso con un colpo di Stato, Sankara era salito al potere alla stessa maniera, con il quarto golpe dall'indipendenza del Burkina Faso dal giogo francese (1960).
Definirlo il padre democratico della nazione è un'idealizzazione: insieme con Compaoré, il suo Gruppo di ufficiali comunisti aveva scalato il potere con una rivoluzione militare.
Ma, una volta al potere, il suo manifesto ideologico e le sue scelte politiche lo hanno reso famoso come il «Che Guevara d'Africa». Quando i francesi, nel 1982, tentarono di mettere l'allora premier agli arresti domiciliari, in Burkina Faso si scatenò una rivolta popolare. E il risultato fu l'ascesa di Sankara, un anno dopo, a presidente.
PAESE IN CRESCITA DEL 7%. Il presidente marxista cambiò il nome al Paese da Repubblica dell'Alto Volta, il fiume che lo attraversa, alla Terra degli integri. Invitò i burkinabé a tenere la schiena dritta: «Il nostro compito», disse, «è decolonizzare la nostra mentalità».
I rivoluzionari muoiono, le idee resistono e i semi gettati sono maturati. Con un Paese in crescita del 7%, i burkinabé chiedono un futuro migliore della miseria o della fuga in Europa.
In una vera democrazia, l'agricoltura che occupa l'80% della forza lavoro e la produzione di oro, aumentata di oltre il 30%, potrebbero allargare il benessere tra i 17 milioni di abitanti. «Sankara voleva darci un'identità unica e speciale. Quando ti svegli la mattina e sai che sei un burkinabé, pensi automaticamente a lui e alla tua storia», raccontano a Ouagadougou.
IN PIAZZA CON LE SCOPE. Chi l'ha conosciuto, vorrebbe vedere i figli imparare la storia di Sankara sui libri di scuola. Chi è sceso in piazza con le scope, nel 2014, per spazzare via i corrotti si ispira al giovane presidente che prendeva ai ricchi per dare ai poveri.
Incalzato a cedere il potere alla piazza, «entro due settimane», anche dall'Unione africana, il colonnello Zina ha aperto al dialogo, ma è rimasto fin troppo cauto su tempi e uomini.
La società civile però non si accontenta. Per un negoziante tra i dimostranti di Place de la Nation, «questa è una nuova rivoluzione». Il vento della Primavera araba che ha portato la Primavera nera.

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