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DIATRIBA 5 Novembre Nov 2014 1559 05 novembre 2014

Burocrati in Ue? D'Alema sta con Juncker e bacchetta Renzi

«La Commissione è un organo politico. C'è anche Mogherini. Polemica inutile».

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da Bruxelles

Massimo D'Alema.

Il 5 novembre Massimo D'Alema è arrivato a Bruxelles per aprire la conferenza Building solidariety in asylum policy, organizzata dalla Feps (Fondazione studi progressisti europei) di cui è presidente.
Appena tornato dalla Cina, l'ex premier ha detto di non voler commentare (video) la diatriba tra Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi, spiegando che le critiche che il nuovo capo dell'esecutivo europeo ha riservato al premier per avere definito la Commissione un banda di burocrati «non gli interessano», perché «ero in Cina e non ho potuto seguire, ho letto solo il China daily e il New York Times».
MASSIMO FA L'EUROPEISTA. Ma quando si sono accese le telecamere e i giornalisti lo hanno sollecitato sul tema, D'Alema non è riuscito proprio a trattenersi e a commentare quello di cui tutti parlano: ha ragione Renzi o Juncker? E la risposta non poteva che essere europeista.
«La Commissione è un organo politico a tutti gli effetti. Non sempre ha funzionato come organo politico, ma siccome Juncker vuole farla funzionare così, intendo questa sua dichiarazione come un programma positivo», ha esordito D'Alema.
«RICEVE ANCHE LA FIDUCIA». «Da quando la Commissione riceve la fiducia del parlamento questo ne fa a tutti gli effetti un organo politico e noi vogliamo che funzioni così», ha continuato quasi a voler spiegare implicitamente a Renzi le basi del funzionamento delle istituzioni europee.

«La Mogherini è una personalità politica»

L'ex ministro degli Esteri e nuova lady Pesc, Federica Mogherini.

Niente burocrati quindi? «A Bruxelles ci sono anche i burocrati, naturalmente, come tutte le strutture. Se è per questo ci sono anche a Roma i burocrati», sottolinea con un sorriso sarcastico, «a volte sono anche bravi, a volte no».
Però «la Commissione europea è un organo politico, su questo non c'è alcun dubbio», ha ribadito ancora una volta, prima di sfoderare la stoccata diretta contro la teoria di Renzi: «La Commissione è formata da uomini politici. L'onorevole Federica Mogherini non è un burocrate, è una personalità politica, era ministro degli Esteri del nostro Paese».
«POLEMICHE INUTILI». Come arma per supportare la sua teoria è stato usato proprio il fatto che la vice presidente dell'esecutivo di Juncker è l'italiana Mogherini: «Quindi mi pare che le polemiche inutili sono inutili, e non ho alcun interesse a parteciparvi».
Chiarito il concetto, D'Alema ha spiegato inoltre un altro punto su cui sembra voler lanciare un'altra critica contro l'operato dei socialisti, questa volta non solo italiani.
«LA SVOLTA ANTI-AUSTERITY?». Si tratta della svolta che i socialisti si aspettavano nelle politiche economiche con l'arrivo della nuova Commissione Juncker (nata grazie all'accordo fatto in parlamento tra popolari, socialisti e liberali).
Un esecutivo che secondo il 'patto' della Große Koalition avrebbe dovuto a chiudere il capitolo dell'austerità. Invece D'Alema ha sottolineato come questo non sia avvenuto, ma ha precisato che si tratta di un «problema politico, che non c'entra niente con i burocrati».
Secondo il presidente della Feps, «questa svolta anti-austerity è stata molto limitata, penso si debba lavorare ancora a lungo per avere una vera svolta», soprattutto perché bisogna lottare contro un gigante chiamato Germania.
«C'È L'IMPRONTA DELLA MERKEL». «La Commissione è nata molto sotto la impronta della signora Merkel, che d'altro canto ha ottenuto il presidente della Commissione, del Consiglio, il presidente dell'Eurogruppo», ha ricordato D'Alema, «quindi, indubbiamente i conservatori hanno una posizione molto rilevante. Ma questo non dipende dai burocrati», ha ribadito insistendo ancora una volta su quella parola - burocrati - usata come scudo da Renzi, che ora rischia di diventare un boomerang.
«È un problema squisitamente politico e dipende anche un po' da come i socialisti hanno negoziato la composizione della Commissione».
«ABBIAMO SOLO OTTO COMMISSARI». Un negoziato che a quanto pare, secondo D'Alema, non è stato svolto bene, «dato che alla fine abbiamo otto commissari su 28, il che non corrisponde certo alla nostra forza parlamentare (i popolari hanno quasi il doppio dei nostri commissari, avendo quasi lo stesso numero di deputati, ndr)». Come a dire, più che dei burocrati bisognerebbe preoccuparsi della qualità dei politici, a partire da quelli di casa propria.

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