Germania Trasporti 141105172340
BRACCIO DI FERRO 5 Novembre Nov 2014 1615 05 novembre 2014

Germania, sciopero dei trasporti: Paese a rischio collasso

Da giovedì a lunedì treni fermi. Colpa di Weselsky, sindacalista intransigente. Una paralisi che ha conseguenze economiche.

  • ...

da Berlino

Claus Weselsky, leader del piccolo sindacato dei macchinisti tedeschi.

Le 100 ore che possono mettere in ginocchio la Germania hanno il volto con i baffi troncati a triangolo di Claus Weselsky, il 55enne leader del piccolo sindacato dei macchinisti tedeschi che sta conducendo la sua categoria al più aspro scontro con i manager della Deutsche Bahn, la ferrovia tedesca.
Dopo cinque tornate di scioperi a singhiozzo, che negli scorsi mesi hanno bloccato a ondate il Paese, Weselsky ha fatto saltare il tavolo dell'ultima trattativa, proprio quando le parti sembravano aver avviato una timida marcia di avvicinamento, e ha alzato la posta della sfida a livelli mai conosciuti in Germania.
QUATTRO GIORNI DI PARALISI. I macchinisti hanno intenzione di incrociare le braccia sui treni passeggeri per quattro giorni consecutivi, dalle 2 del mattino di giovedì 6 novembre alle 4 di lunedì 10, coinvolgendo anche il fine settimana dei festeggiamenti berlinesi per il 25esimo anniversario della caduta del Muro.
A Berlino, infatti, una parte del sistema di trasporto pubblico (la S-Bahn) è gestita direttamente dalle ferrovie.
Per i treni merci lo sciopero inizierà invece alle ore 15 di mercoledì 5 novembre e si concluderà alla stessa ora di quello dei treni passeggeri.
UN PAESE A RISCHIO COLLASSO. Si tratta dello sciopero più lungo nella storia della Germania repubblicana dal dopoguerra a oggi. Un intero Paese rischia il collasso: in pericolo la mobilità di milioni di tedeschi che utilizzano i treni per spostamenti di lavoro, studio, piacere, necessità familiari, così come i commerci e rifornimenti delle materie prime per le industrie, in un momento peraltro particolare per l'economia tedesca, alle prese con i primi contraccolpi della crisi economica che finora l'aveva risparmiata.

Il sindacalista accusato di megalomania e mancaza del limite

Claus Weselsky.

Weselsky è diventato il bersaglio di tutti: imprenditori, politici e media. Nella tesissima trattativa che lo vede contrapposto ai manager della compagnia di Stato è stato ripetutamente accusato di megalomania e mancanza del limite, di isolazionismo e assenza di spirito costruttivo.
Alcuni giornali lo hanno definito ottuso e antiquato, come i vagoni della Ddr che era solito trainare quando negli Anni 80 aveva iniziato la sua carriera di macchinista nel distretto natio di Dresda.
«MANIACO EGOCENTRICO». La Rheinische Post, dando voce alla rabbia di viaggiatori e imprenditori, gli ha affibbiato sul campo il titolo di «sindacalista più odiato della Germania», mentre il suo predecessore, Manfred Schell, lo ha bollato come «un maniaco egocentrico che ha deciso di capeggiare una guerra santa».
È addirittura nato un movimento, all'interno del sindacato dei macchinisti, che raduna oppositori della leadership e chiede maggiore democrazia e partecipazione nelle decisioni dell'organizzazione.
STRATEGIA CON POCHI CONSENSI. In un Paese poco abituato ai disagi degli scioperi, nel quale i sindacati da sempre svolgono un ruolo di mediazione - anche dura - con le controparti aziendali, ma restano impregnati di quella cultura del compromesso che è uno dei segreti del successo tedesco degli ultimi 60 anni, la caparbietà con cui Weselsky ha trascinato la sua piccola organizzazione alla soglia del punto di non ritorno trova pochi consensi.
Il suo sindacato, la Gewerkschaft Deutscher Lokomotivführer (Gdl), conta infatti appena 20 mila iscritti, ma la loro azione bloccherà gli altri 196 mila dipendenti della Deutsche Bahn.
«È SOLO UNA GUERRA DI POTERE». «Non si tratta più di uno scontro per salari più vantaggiosi», ha commentato il telegiornale di punta di Ard, «ma di una guerra per la conquista di maggiori spazi di potere all'interno del mondo sindacale».
E se per i cittadini è iniziata la corsa ai mezzi alternativi, con un boom di prenotazioni sui bus privati che negli ultimi due anni, grazie a prezzi competitivi, avevano già strappato ampie fette di mercato alla Deutsche Bahn, è sul versante economico che si temono i contraccolpi più pesanti.
AGGRAVIO DI COSTI A NOVEMBRE. Le aziende non sono in grado in così poco tempo di dirottare le spedizioni delle proprie commesse dal trasporto su binario a quello su gomma: molte partite rischiano di restare nei magazzini e di essere consegnate in ritardo o rifiutate dai committenti. E anche il rifornimento delle materie prime potrebbe venir meno, costringendo le industrie ad attingere alle riserve. Per tutte si prospetta un aggravio di costi che peserà sui bilanci del mese di novembre.

Correlati

Potresti esserti perso