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EUROPA 5 Novembre Nov 2014 1328 05 novembre 2014

Ue, nuovo scontro fra Juncker e Renzi

Il n.1 della Commissione: «Non accetto critiche ingiustificate o sabotaggi».

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Jean-Claude Juncker.

Continua il botta e risposta a distanza fra Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi. Dopo aver respinto l'accusa di essere «il capo di una banda di burocrati», il presidente della Commissione Ue ha detto che «non ci saranno più attacchi ingiustificati» a Bruxelles «senza una risposta».
Nella conferenza stampa a termine della prima riunione del nuovo collegio dei commissari, Juncker ha sottolineato: «Ho la ferma intenzione di reagire con energia alle critiche ingiustificate, da qualunque parte vengano».
«NO A SABOTAGGI». Il presidente della Commissione ha spiegato di «non avere problemi con Renzi» ma pensando tanto al premier italiano quanto a Cameron, ha aggiunto: «Cerchiamo di non sabotare la Commissione prima che inizi a lavorare».
Un messaggio è senza mezzi termini: il suo nuovo esecutivo avrà un taglio politico ben diverso da quello dei dieci anni con Barroso. Lo dimostrano alcune decisioni operative, come quella di presiedere la riunione col presidente Bce Draghi, il presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem e il presidente del Consiglio Tusk per la revisione della governance dell'Eurozona. In passato le conduceva Van Rompuy. D'ora in poi, Juncker: «La Commissione deve ritrovare il ruolo di leadership e la centralità».
Obiettivo su cui Sandro Gozi si è detto d'accordo (la Commissione deve «ritrovare il suo ruolo politico») anche se il sottosegretario agli Affari europei ha sottolineato che «le decisioni vanno prese non in base ad una logica aritmetica, ma agli impegni politici e agli obiettivi comuni».
«IO NON TREMO DAVANTI AI PRIMI MINISTRI». «Io non sono un tipo che trema di fronte ai primi ministri o altre istanze», ha precisato però Juncker. E se ricorda che lui stesso, quand'era dall'altro lato della barricata, di critiche ne ha lanciate tante, ha aggiunto: «Non accetto le critiche ingiustificate». E specificato: «Dire che la Commissione non si deve intromettere in certi dossier che riguardano la coordinazione economica europea e dire che non si accettano lezioni dei burocrati di Bruxelles è un modo di descrivere la Commissione che mi dispiace».
Da navigatore di lungo corso della politica ha avvertito che «non bisogna drammatizzare, perché non c'è un conflitto tra Renzi e Juncker, che non sono due bambinetti». E - rivendicando che «non chiedo permessi prima di aprire bocca», in particolare ai commissari socialisti - ha sostenuto che, nella prima discussione del Collegio, le sue posizioni «sono state supportate largamente, se non all'unanimità».
MOGHERINI E MOSCOVICI IN LINEA CON RENZI. Ma in realtà, a quanto pare, il tedesco Ottinger ha sollevato l'argomento. Sostenendo che i governi non dovrebbero attaccare Bruxelles e che proprio Italia e Francia hanno avuto un trattamento «politico» nella lettura delle previsioni economiche. Di segno opposto i ragionamenti di Federica Mogherini e Pierre Moscovici, di fatto in linea con la posizione di Renzi. Ovvero: inutile difendere le istituzione europee se non le si cambia. Un obiettivo che Juncker sostiene di avere.
VERSO UN PIANO PER LA REVISIONE SOCIALE. Così ha ricordato che assieme al piano di investimenti da 300 miliardi, al Consiglio di dicembre presenterà anche un piano per la dimensione sociale «altrettanto importante di quella economica». Ma Massimo D'Alema, dalla sede della Feps, ha chiosato: per arrivare ad una «vera svolta» nelle politiche economiche europee «si dovrà lavorare molto» perché questo esecutivo «è nato sotto l'impronta della Merkel». «Un problema che non dipende dai burocrati, ma da come i socialisti hanno condotto il negoziato» per la nascita del governo europeo.

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