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POLITICA 6 Novembre Nov 2014 1220 06 novembre 2014

Legge elettorale, Boschi: «Pd avanti anche senza Berlusconi»

Il ministro della Riforme: «All'Italia serve governabilità». E Alfano torna a chiedere le preferenze.

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Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Il Partito democratico non ha bisogno di Forza Italia per approvare la nuova legge elettorale. A dirlo, a margine del congresso del Notariato, è stato il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, la quale s'è però augurata che la formazione di Silvio Berlusconi «mantenga l'impegno» preso con il Patto del Nazareno. Tuttavia, nel caso in cui Fi «si dovesse tirare indietro», i dem andranno avanti. Perché, è la tesi della rappresentante del governo di Matteo Renzi, «al Paese serve governabilità».
«Il vertice di maggioranza sulla legge elettorale», ha poi continuato Boschi, «non è ancora stato fissato ma ci sarà sicuramente la prossima settimana».
DARE GOVERNABILITÀ ALL'ITALIA. «Non possiamo tirarci indietro», ha argomentato il ministro, «per l'urgenza che il Paese ha di avere una legge elettorale che funzioni e che garantisca governabilità».
Anche sul palco del congresso del Notariato Boschi è tornata ad affrontare il tema, dicendo che le «riforme istituzionali da sole non bastano e la legge elettorale da sola non basta» ed evidenziando la necessità di lavorare «su una tastiera di riforme in cui più tasti vengono suonati contemporaneamente». Anche se la nuova legge elettorale resta «fondamentale per garantire al governo i numeri per governare cinque anni».
ALFANO VUOLE LE PREFERENZE. A farle eco, dal vertice del G6 a Parigi, è stato il ministro dell'Interno Angelino Alfano, a sua volta convinto che serva «salvaguardare i principi di governabilità e di rappresentanza»: «Il primo si assicura dando un buon premio a chi vince, mentre l'altro deve permettere a tutti quelli che non hanno vinto di avere uno spazio per poter esprimere la voce di milioni di italiani, che rischiano di non essere rappresentati».
Sulla legge elettorale, il leader del Nuovo centrodestra ha le «idee chiare», tanto che è tornato a chiedere le preferenze: «Crediamo che in parlamento debba arrivare chi ha i voti sul territorio», è stata la tesi del titolare del Viminale.

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