INTERVISTA 7 Novembre Nov 2014 1412 07 novembre 2014

Bertinotti: «La Rivoluzione d'ottobre è attuale»

Nel 97esimo anniversario, Bertinotti ricorda l'impresa bolscevica del 1917: «Nel capitalismo finanziario globalizzato la loro lezione è ancora attuale» (foto).

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Sono passati 97 anni da quando, il 7 novembre 1917, i bolscevichi conquistarono Pietrogrado, oggi San Pietroburgo, dando inizio alla controversa storia delle Repubbliche sovietiche.
La prima grande esperienza pratica di Comunismo nasceva in Russia e prometteva di espandersi nel resto del Mondo.
«CI INSEGNA ANCORA QUALCOSA». Oggi il mondo è cambiato, il muro di Berlino crollato da quasi 25 anni, l'Urss è finita.
Eppure la Rivoluzione ha ancora qualcosa da insegnare, secondo Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera e segretario di Rifondazione comunista.
«La questione della liberazione dell'uomo dall'oppressione del capitalismo è rimasta aperta», ha spiegato a Lettera43.it in una lunga chiacchierata in cui ha raccontato cosa ha significato per lui questa data (guarda la sua fotostory).

Fausto Bertinotti (©Imagoeconomica).

DOMANDA. Che significato ha avuto per la sua generazione la Rivoluzione d'Ottobre?
RISPOSTA.
Io ho cominciato da giovane socialista e appartengo a una generazione con la cultura dell'antifascismo. Per noi, come per i giovani comunisti, la Rivoluzione d'Ottobre segna il mito fondativo. Fu l'inizio del Secolo breve.
D. Un mito che oggi può essere messo in discussione?
R.
Noi siamo stati tra i più critici dell'esperienza dell'Unione Sovietica, ma i rovesci democratici in termini di oppressione non pregiudicavano il giudizio su quel passaggio storico.
D. Perché fu una svolta epocale?
R.
Per la prima volta nella storia le classi subalterne potevano conquistare il potere. Si sarebbe rivelata in larga misura un'illusione, ma quell'elemento fondò una storia intera.
D. Festeggiavate il 7 novembre?
R.
No, questo mai. Conoscevamo il rito dei festeggiamenti ma non è mai stato nostro. Per noi era occasione di dibattito vissuto come se Rosa Luxemburg, Stalin, Lenin e Trotsky fossero nostri contemporanei, come se fosse un discorso di attualità, non un retaggio storico.
D. Quale eredità ha lasciato la Rivoluzione d'Ottobre?
R.
Purtroppo quella scalata al cielo è naufragata in un fallimento storico dell'esperienza. L'obiettivo principale della liberazione dell'uomo dallo sfruttamento del capitalismo non è stato raggiunto. Ma non bisogna dimenticare gli aspetti positivi.
D. Quali?
R.
La presenza di una società diversa da quella capitalistica ha consentito per quasi un secolo di alimentare l'idea che ci potesse essere un'alternativa al capitalismo. Inoltre ha portato, dopo la Seconda Guerra, a un compromesso sociale che ha costretto la borghesia a considerare le rivendicazioni dei lavoratori diversamente da come fanno ora.
D. Oggi che senso assume quell'esperienza?
R.
Viviamo sotto un capitalismo finanziario globalizzato che produce diseguaglianze senza precedenti, riporta la povertà anche dove sembrava del tutto estirpata, e tende alla cancellazione della democrazia. Per questo la consegna dell'Ottobre è ancora aperta.
D. La Russia di Putin cosa ha conservato della Rivoluzione d'Ottobre?
R.
Putin, e come lui la classe dirigente che ha sconfitto Boris Eltsin, ha lavorato a ricostruire una potenza geopolitica che potesse ereditare la storia della Grande Russia, tanto bolscevica quanto zarista.
D. Crede ancora nell'abolizione della proprietà privata?
R.
Sì, ma non lo scriverei nel programma elettorale di un partito che deve occuparsi del tempo presente. Ma penso che il superamento della società capitalistica, e quindi della proprietà privata dei mezzi ci produzione, rimanga l'orizzonte dell'umanità.
D. Il comunismo non è morto, quindi?
R.
In quanto esperienza reale è fallita. Ma se intendiamo la liberazione dell'uomo da ogni forma di sfruttamento e di alienazione continua a rimanere iscritto non solo nel campo utopistico, ma anche in quello della ricerca teorica e pratica di un mondo diverso.
D. Oggi, con l'estrema sinistra fuori dal parlamento, restano i sindacati. Ma anche loro vengono spesso criticati dai lavoratori stessi. Cosa sta succendo?
R.
Stiamo assistendo in Europa a una crisi drammatica della democrazia e della politica dentro la quale si sta consumando una vera e propria mutazione genetica delle organizzazioni che hanno ereditato la storia del movimento operaio. Bisognerebbe ricominciare da capo senza dimenticare le esperienze di lotta.
D. Nei 20 anni di berlusconismo quello 'comunista' era tornato a essere uno spauracchio. Ora questa parola non si sente più. Perché?
R.
La questione fondamentale è che oggi organizzazioni politiche che abbiano a che fare con la storia del movimento operaio non esistono in Europa, se non come esperienze minoritarie e circoscritte.
D. E in Italia?
R.
Assistiamo alla nascita del partito di Renzi che è insieme la conclusione del ciclo degli ultimi 30 anni e l'inizio di una nuova fase in cui la politica si colloca sul terreno della governabilità e non sul terreno della trasformazione della società.
D. Nel mondo resta solo la Corea Nord come stato puramente comunista?
R.
Non scherziamo. Il comunismo è una cosa seria. La Corea del Nord non è comunista. Se vogliamo parlare di qualcosa di serio parliamo della Cina.
D. Che si sta aprendo alla globalizzazione. E anche Cuba ha intrapreso un cammino di innovazione. Pensa che un marxismo rinnovato possa nascere in America Latina?
R.
Io sono per distinguere nettamente il terreno della pratica politica e sociale da quello della costruzione teorica. Questo cortocircuito ha già fatto troppi danni.
D. Fatta questa premessa cosa possiamo dire?
R.
L'esperienza cubana è di grandissimo interesse, per cui continuo a sentire fascino. Anche il percorso che stanno praticando merita interesse. Per fortuna, in America Latina Cuba non è più da sola e si può parlare di una rinascita della sinistra sud americana che rifiuta le politiche liberiste di austerity a cui invece ha ceduto l'Europa.

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