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AVVERTIMENTO 7 Novembre Nov 2014 0932 07 novembre 2014

Legge elettorale, Renzi: «Se frenano il Patto del Nazareno andiamo avanti da soli»

Nuovo messaggio del premier al Cav. E Boschi conferma: «Stallo sull'Italicum perché Fi litiga».

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Matteo Renzi.

Per Matteo Renzi il patto del Nazareno resta per ora il piano A per incassare l'Italicum. E per convincere Silvio Berlusconi a rimettere in piedi lo «scricchiolante» tavolo dell'intesa, il premier ha usato il doppio registro: da un lato i pontieri sono al lavoro, dall'altro i fedelissimi hanno avvisato Fi che si va avanti comunque, «con chi ci sta in parlamento», ha detto il ministro Boschi, o «a maggioranza», ha minacciato Debora Serracchiani. Ultimatum che non hanno accelerato per ora la decisione del Cavaliere mentre il «secondo forno» di un'eventuale accordo, M5s, non ha lanciato segnali di apertura.
IL PREMIER: «BSTA VETI PER BLOCCARE IL PAESE». Il premier punta ad ottenere entro martedì 11 novembre, quando l'Italicum sarà incardinato in commissione, una risposta definitiva da Silvio Berlusconi. «Il patto del Nazareno non può essere fermato e rallentato», ha incalzato Renzi, «perché qualcuno ha paura di mandare avanti le riforme». «Se qualcuno pensa di fare il temporeggiatore, noi diciamo che andiamo avanti anche da soli perché c'è un senso di urgenza sulle riforme». «Non accetteremo mai l'idea che il Paese sia bloccato dai veti», ha aggiunto in serata alla cena di finanziamento Pd. «Ci dicono: avete rotto il patto. Non abbiamo rotto il patto. Ma il primo patto è con i cittadini, quello per cui le riforme vanno fatte veloci». L'urgenza, ha assicurato il premier senza però fugare dubbi e sospetti di alleati e rivali, non è dovuta alla volontà di andare alle elezioni anticipate. Ma a dimostrare che l'Italia è un Paese in grado di ammodernare le istituzioni, «di togliersi la muffa del passato» per smettere, ha incitato visitando lo stabilimento Piaggio Aerospace, di vivere «con il freno a mano tirato» e mettere il segno 'più' davanti a indicatori economici negativi che dicono ancora che «le cose non vanno».
Per questo bisogna condurre a termine, ha affermato, anche la riforma costituzionale, da portare in Aula alla Camera «entro gennaio».
BOSCHI: «STALLO PER LE LITI IN FI». Se Renzi vuole spingere sull'acceleratore della legge elettorale, Fi ha chiesto «il rispetto dei patti», ovvero che ogni modifica dell'accordo venga concordato tra dem e azzurri, come fatto finora. E il vero pomo della discordia è il premio alla lista e non più alla coalizione, come nella versione approvata alla Camera. «Siamo molto vicini ad un accordo», ha minimizzato le differenze il ministro Boschi, «abbiamo i capilista scelti dal partito e le preferenze per gli altri; manca qualcosa sulle percentuali». Differenze che o verranno colmate o, ha aggiunto, «noi dovremo andare avanti comunque con gli altri partiti».
TIRA E MOLLA DEL M5S. Ami lanciati in primis ai grillini che, però, hanno negato assi con il Pd dopo l'accordo sulla Consulta. «Renzi bluffa sempre», ha tagliato corto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. La colpa dello stallo del patto del Nazareno sono le divisioni dentro Fi, ha accusato Boschi invitando il Cavaliere a prendere in mano la decisione.
SERRACCHIANI: «SE CAV ROMPE PATTO TROVIAMO NUMERI». Sulla possibile rottura con Forza Italia ha detto la sua anche Serracchiani: «Speriamo che Berlusconi porti a compimento l'impegno sulla legge elettorale, ma se non è così, andiamo avanti e auspichiamo di trovare una maggioranza in Parlamento».
TOTI: «ALTRO CHE ROTTURE IN FI, È IL PD A CHIEDERE CAMBIAMENTI». Altro che liti azzurre, ha ribattuto Giovanni Toti, «è il Pd che ci ha chiesto ben nove cambiamenti, mentre il nostro partito non ne ha proposto nemmeno uno». Gli azzurri hanno chiesto chiarezza sulle intenzioni: «Se il Pd ha deciso di rompere gli accordi presi lo dica apertamente». Berlusconi valuta la strategia e nel frattempo ha chiesto ai suoi di abbassare i toni. In questa situazione di stallo, si è infilata la Lega che con Roberto Calderoli si è detta pronta a «ridiscutere tutto». E Ncd spera di contare di più nel tavolo della trattativa, che nel vertice di maggioranza di lunedì 10 novembre è previsto che abbia il primo round. «Se scricchiola, quel patto ci riguarda poco», ha osservato Angelino Alfano pronto ad alzare muri contro «maggioranze variabili» sulle scelte di governo.

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