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PARTITI 7 Novembre Nov 2014 2056 07 novembre 2014

M5s, tira e molla sull'accordo col Pd

Il Patto col Cav scricchiola. Renzi: «Basta veti o avanti da soli». Spiragli d'intesa fra dem e grillini. Che però sono divisi tra chi apre e chi rifiuta il dialogo.

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I pentastellati Alessandro Di Battista e Di Maio alla Camera.

Il patto del Nazareno scricchiola, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sembrano sempre più distanti e le prove d'intesa tra Partito democratico e Movimento 5 stelle scuotono gli equilibri politici. Dopo la fumata bianca alla Consulta (coi grillini che hanno sostenuto la candidata dem Silvana Sciarra) sembra essersi aperto più di uno spiraglio di collaborazione. Dalla giustizia alla legge elettorale, sono diversi i temi di una possibile convergenza. Eppure i pentastellati sembrano essere divisi tra chi è tentato di avvicinarsi al Pd e chi teme di andare a sbattere contro un muro.
DI MAIO APRE, POI DICE: «RENZI BLUFFA». Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ha inizialmente aperto: «Se il Pd usa il buon senso per argomenti che interessano la collettività, noi ci saremo. L'intesa con i democratici segna la vittoria del metodo della trasparenza contro gli inciuci». Ma poi ha fatto retromarcia sostenendo che «Renzi bluffa sempre».
CRIMI: «ACCORDO COL PD? TUTTE BALLE». Più duro il senatore M5s Vito Crimi: «Non c'è nessun accordo con il Pd, tutte balle», ha tagliato corto.
Il deputato Danilo Toninelli ha invece spiegato: «Fino a che il Pd non fa un passo nei nostri confronti migliorando la legge elettorale non possiamo sederci ad un tavolo. Se lo fa, possiamo farlo». Salvo poi affermare: «Il M5s sta con i piedi ben piantati all'opposizione, di accordo non si può parlare».
BECCHI: «GRILLO VA VERSO L'INFERNO». Chi non ha dubbi sull'esito di un'eventale intesa è Paolo Becchi, cattedratico e attivista M5s: «Con la votazione su Consulta e Csm per Renzi si aprono praterie infinite, per Grillo si apre solo una porta: quella dell'inferno».
RENZI AVVERTE BERLUSCONI: «NO AI VETI». Renzi non sembra comunque avere interesse alla fine del rapporto con Berlusconi. Intanto perché i numeri al Senato, senza Forza Italia, sono sempre striminziti; e poi perché l'intesa con i grillini, che hanno fatto balenare anche la possibilità di un accordo sul successore di Giorgio Napolitano, non gli fornirebbe reali garanzie di tenuta. Il 'metodo-Grillo' della trasparenza prevede sempre l'appello alla Rete, un terreno assai scivoloso e propizio solo al leader genovese.
«Non abbiamo rotto il patto. Ma il primo patto è con i cittadini
, quello per cui le riforme vanno fatte veloci», ha avvertito il presidente del Consiglio alla seconda cena di autofinanziamento del Pd all'Eur di Roma.
I fedelissimi del premier hanno avvisato Fi che si va avanti comunque, «con chi ci sta in parlamento», dice il ministro Maria Elena Boschi, o «a maggioranza» come minaccia Debora Serracchiani.
Nel frattempo Berlusconi ha chiesto ai suoi di abbassare i toni per valutare la strategia, anche perché Renzi (nonostante le smentite) potrebbe essere tentato dal voto anticipato una volta portato a casa l'Italicum.

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