Catalogna 140919172011
URNE APERTE 8 Novembre Nov 2014 2009 08 novembre 2014

Catalogna, voto (simbolico) per l'indipendenza

Domenica 9 referendum senza valore legale. Ma prova di forza nei confronti di Madrid. 

  • ...

Indipendentisti catalani a una manifestazione.

Seggi aperti dalle 9 del 9 novembre, in Catalogna, dove è scattata l'ora 'x' per il voto sull'indipendenza. Si tratta di un voto senza alcun valore legale, ma al quale molti catalani attribuiscono un forte valore simbolico, e non a caso hanno scelto la data del 25esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino per simboleggare l'inizio di «un nuovo Paese».
La sera dell'8 novembre la caduta simulata di un muro, proiettata su schermi giganti lungo l'Avenida Maria Cristina a Barcellona, ha suscitato grida di 'libertà' fra le migliaia di indipendentisti catalani che hanno partecipato alla chiusura della campagna per il doppio sì all'indipendenza della Catalogna.
«Il 9-N è un atto di dignità collettiva, nessuno ci impedirà di votare», ha gridato Carme Forcadell, la 'pasionaria' dell'Acn, che ha fatto appello a recarsi in massa alle urne.
5,4 MILIONI DI CATALANI ALLE URNE. Vigilia di grande attesa, insomma, per il voto sulla controversa consultazione sull'indipendenza, che dopo la sospensione decretata dalla Corte costituzionale, è ridotta a un maxi-sondaggio del popolo indipendentista: 5,4 milioni di catalani, di età superiore ai 16 anni, sono chiamati a pronunciarsi su due quesiti: «Vuole che la Catalogna sia uno Stato?» «E, in caso affermativo, vuole che questo Stato sia indipendente?».
Il referendum senza valore legale e promosso dal governo catalano di Artur Mas, è stato gestito dai volontari dell'associazionismo indipendentista, mobilitato dal Patto per il diritto a decidere (che raggruppa oltre 3 mila organizzazioni e enti a favore dell'indipendenza) per non violare il divieto dell'Alta corte.
INCHIESTA SULL'USO DI LUOGHI PUBBLICI. Resta l'incognita su chi aprirà i seggi nelle scuole e procederà al conteggio finale. L'8 novembre a scaldare gli animi è giunta la notizia che la Procura generale della Catalogna, su richiesta di quella dello Stato, ha aperto un'inchiesta per accertare se l'uso di luoghi pubblici per la consultazione, come scuole o locali municipali, costituisca reato.
Netta la replica di Mas: «Non so cosa faranno, ma per poco buon senso che abbiano, qualunque azione fuori luogo sarebbe un attacco alla democrazia e ai diritti fondamentali di espressione e di partecipazione della gente», ha dichiarato.
IL FRONTE UNIONISTA PROTESTA. Sul fronte opposto, il movimento 'Libres e Iguales' e la piattaforma 'Todos somos Cataluna', hanno convocato concentrazioni di protesta in una sessantina di città spagnole, in difesa dell'unità della Spagna.
Il Nobel Mario Vargas Llosa, fra i volti più noti dello schieramento 'unionista', su The New York Times, ha denunciato «La minaccia alla democrazia spagnola» del voto catalano. Oltre 7mila poliziotti catalani e 450 agenti di polizia in assetto antisommossa vigileranno affinché il tutto si svolga pacificamente.
FAR RIPARTIRE IL DIALOGO. Gli sguardi restano al dopo voto, il 10 novembre, quando il leader dei nazionalisti invierà un'annunciata lettera al premier Mariano Rajoy per aprire una fase di dialogo dopo il muro contro muro degli ultimi mesi originato dalla bocciatura di buona parte dello Statuto di autonomia approvato dal Parlamento catalano, che riconosceva la Catalogna come nazione, decretato dalla Corte costituzionale nel 2010.
Da allora, il sentimento indipendentista non ha fatto che crescere, anche se, come rivela l'8 novembre El Periodico de Catalunya, una «via segreta di dialogo» è stata mantenuta dal 12 dicembre 2013, quando Mas annunciò la convocazione del referendum, concordata con gli altri partiti indipendentisti.
SUCCESSO CON IL 35% DEI VOTANTI. Una via discreta che ha portato al referendum 'depotenziato' al quale una partecipazione di 2 milioni di persone, il 35% dell'elettorato, sarebbe ritenuta un successo da tutte le parti. «Dissi che il referendum era illegale e non si sarebbe celebrato e così è stato», ha commentato il premier conservatore del Pp, «perché quello di domani non si può più chiamare referendum, né consultazione né nulla che gli assomigli». Rajoy assicura che «fino a quando sarò presidente del governo, nessuno romperà l'unità della Spagna» ma da lunedì dovrà ricominciare a studiare l'incastro delle aspirazioni catalane in Spagna. Da parte sua Mas, costretto a prorogare la finanziaria del 2014 nell'impossibilità di trovare una maggioranza per quella del 2015, comincerà la resa dei conti con i propri partner al governo catalano.

Correlati

Potresti esserti perso