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SPIRITO ASPRO 8 Novembre Nov 2014 0645 08 novembre 2014

Madia, le foto di Chi? Le offese sono altre

La sinistra s'indigna. E grida alla lesa maestà femminile. Ma più di un titolo allusivo è degradante un'accusa di incapacità.

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Il servizio pubblicato dal settimanale Chi sul ministro Marianna Madia.

Ci mancavano pure i madìaci sessuali. Che non sono zozzoni col raffreddore, ma quelli che in virtù dell'arcinoto servizio su Chi hanno ormai deposto sul biondo capo del ministro della Semplificazione la corona di fiori da regina del porno che già appartenne a Cicciolina.
L'equivalenza universalmente assunta gelato uguale pisello, sdoganata e diffusa ormai da 20 anni nelle pubblicità in fascia protetta (oggi sembra impossibile che ci sia stata un'epoca in cui una donna poteva leccare un cono o un mottarello senza domandarsi che cosa avrebbe pensato la gente; e sì che i pompini esistevano anche allora), ha trasformato uno innocuo spuntino in macchina in un momento hot-hot-hot degno di PornHub.
A un titolista a mezzo servizio di Chi e un sito hard si deve con tutta evidenza il titolo «Ci sa fare col gelato» che con grazia elefantina accosta Marianna a Linda Lovelace.
PUPPATO S'INDIGNA PER IL SERVIZIO DI CHI. Titolo che la proba Laura Puppato definisce su Twitter «incredibilmente perverso» e per motivi chiarissimi. Non per la scontata analogia di cui sopra (se ci sa fare col cono, figuriamoci con quell'altra cosa), su cui la stessa Madia, giovane e bella donna con i piedi ben saldi nel XXI secolo, si fa una bella sghignazzata e magari pure corredata di occhiolino al coniuge.
E mi rifiuto di credere che perfino la più matura Puppato trovi un riferimento alla fellatio (che può essere volgare, pecoreccio, di cattivo gusto eccetera eccetera) nientemeno che «incredibilmente perverso». O l'esponente Pd si sta preparando a impersonare il ruolo della regina Vittoria in una fiction per RaiUno, o ha in mente varianti della pratica molto più fantasiose e proibite di quelle che vengono consumate nell'intimità delle coppie normali.
MA QUEL TITOLO HA UN'INTERPRETAZIONE PIÙ VELENOSA. No, voglio sperare che Puppato si sia resa conto che il titolo di Chi può avere un'interpretazione ben più velenosa: Marianna Madia, ottima nell'interazione con cornetti, coni e simili, ci sa fare molto meno nelle attività che richiedono impegno e competenze superiori all'aprire la bocca e spalettare con la lingua.
Che è poi, in buona sostanza, lo stesso concetto che ogni settimana viene rappresentato nello sketch di Maurizio Crozza (e puntualmente citato nella didascalia di Chi) in cui Madia e Boschi sono due bambolone docili e deficienti agli ordini di Renzi - ehi, come mai non ho sentito dal Pd o dalle anime belle dalla parte delle donne nessuna protesta in merito?

«Yes-woman buona a nulla»: questa sì che è un'offesa

Il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia.

Personalmente, se facessi il ministro, mi sentirei più punta sul vivo da una scenetta che mi descrive come una yes-woman buona a nulla che da un rotocalco scandalistico che mi attribuisce scherzosamente abilità amatorie di un genere molto apprezzato da un pubblico bipartisan, ancorché tradizionalmente considerate «di destra».
Ma si dà il caso che viviamo in un Paese tanto sessista quanto trasversalmente sessuofobo e il massimo insulto che si può lanciare contro una donna è «puttana», perché il suo valore umano si misura ancora da come, quanto e perché fa sesso.
LA SINISTRA GRIDA ALLA LESA MAESTÀ FEMMINILE. Fatto sta che l'indignazione dei madìaci, con punte di isterismo, è scattata puntuale. A sinistra si è gridato alla lesa dignità femminile con termini che nemmeno la Commissione Censura quando bruciò Ultimo Tango a Parigi: «schifo», «raccapricciante», «criminale». E allora le fantasie di stupro di gruppo che i simpatizzanti di Grillo vomitavano nel suo blog cos'erano?
Da destra, ai paladini di Madia (e qui verrebbe da citare per assonanza il vecchio adagio sulle «figlie di Maria», ma non voglio rischiare un provvedimento disciplinare come quello che l'Ordine dei Giornalisti lombardo ha decretato contro il direttore di Chi) sono state rinfacciate non a torto le battute e i doppisensi su Pascale e Carfagna, rispettivamente l'ex «ragazza del Calippo» di Telecafone e il ministro che, come proclamò in piazza Sabina Guzzanti (superdonna di supersinistra), si sarebbe guadagnata la poltrona leccando il succedaneo anatomico del cono. L'accusa di lesa maestà ministeriale nel caso dell'ex titolare delle Pari opportunità non è scattata con pari tempestività.
IL SESSO? DEGRADANTE SOLO PER LE DONNE. Ma l'impressione è che lo scandalo sia associare a un ministro donna un atto sessuale, come se il sesso di per sé fosse degradante, e non che il sesso si usi solo per degradare le donne, ministri e no. Declinato al maschile non è degradante, semmai insignificante. Se a mangiare il gelato fosse stato sorpreso il ministro Poletti, ammesso che un paparazzo avesse sprecato scatti per immortalarlo, Chi avrebbe alluso velatamente a una sua presunta bravura nel sesso orale con calembour tipo «Blow-jobs Act»? Eppure non è escluso che lo gradisca, come tantissime persone più o meno perbene.
Come nessun giornale ha mai scherzato sul fatto che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha lo stesso cognome di una leggendaria star del porno, Vanessa Del Rio, protagonista di capolavori come Oral Ecstasy 1 e 2.
E se Graziano Delrio venisse fotografato mentre spazza energicamente il giardino di casa sua è improbabile che Chi titolerebbe «Però, quanto scopa!». Anche se avendo messo al mondo nove figli deve avere una certa esperienza nel ramo.

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