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POLITICA 8 Novembre Nov 2014 2047 08 novembre 2014

Napolitano, possibili dimissioni entro l'anno

«Il capo dello Stato è pronto a lasciare a fine anno». Accelera l'iter dell'Italicum. Il Cav cede subito a Renzi, per avere influenza sulla partita del Quirinale.

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Giorgio Napolitano.

La vera partita politica del 2014 si apre negli ultimi due mesi dell'anno. È la successione di Giorgio Napolitano al Quirinale, tema finora rimasto nell'ombra, anche se il capo dello Stato non ha mai fatto mistero di voler lasciare l'incarico a tempo debito.
Il momento decisivo sembra arrivato, sia a causa della stanchezza per l'età avanzata del presidente, sia per l'inconcludenza delle forze politiche, che non sono ancora riuscite ad approvare la riforma alla quale egli aveva legato la sua rielezione: quella della legge elettorale. «Fate presto», è il messaggio del Colle.
DAL COLLE AL NAZARENO. L'ipotesi delle dimissioni di Napolitano, avanzata su Repubblica dall'esperto quirinalista Stefano Folli, si incrocia con il dibattito sul patto del Nazareno, perché Forza Italia non vuole restare fuori dai giochi per la scelta del nuovo presidente.
Tra i primi a intervenire c'è stato Matteo Renzi. «Napolitano è una garanzia per tutto il Paese», ha detto il premier mostrando da un lato la solidità del suo rapporto con il Quirinale, ma anche la consapevolezza che il capo dello Stato può davvero lasciare. Attestati di stima sono arrivati anche dal presidente del Senato Pietro Grasso e dal ministro Maria Elena Boschi.
IL CENTRODESTRA VUOLE UN SUCCESSORE CONDIVISO. Forza Italia, con Giovanni Toti, chiede che Napolitano resti al suo posto, perché «è un elemento di stabilità». Ma se proprio dovesse decidere per l'addio, allora, il successore dovrà essere «un nome di garanzia». Anche il Nuovo centrodestra ha chiesto al presidente di restare e ha sottolineato che per la successione si deve trovare una convergenza «su figure di alto profilo che non determinino scontri di ideologie o partitiche e che siano un elemento di garanzia».
GRILLO ATTACCA: «RICATTO AL PARLAMENTO». Dal Movimento 5 stelle, Beppe Grillo ha attaccato Napolitano, definito «un presidente della Repubblica eletto(si) per la seconda volta contro lo spirito della Costituzione, che decide lui quando dimettersi, ricattando di fatto il parlamento».

Berlusconi vuole centralità per la successione a Napolitano

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Sullo sfondo c'è il patto del Nazareno che, come ha detto Renzi, «sta scricchiolando». Già domenica 9 novembre, a quanto si apprende, Berlusconi potrebbe contattare il premier e accettare le modifiche alla riforma elettorale che martedì 11 deve essere incardinata in commissione al Senato.
Un via libera, un pò a denti stretti, che non può prescindere dal fatto che il count down per la successione di Napolitano sia ormai partito. Forza Italia, infatti, non vuole essere esclusa dagli accordi.
RENZI CHIEDE AFFIDABILITÀ. Renzi è pronto a cercare la personalità più condivisa possibile ma per il Pd sarà dirimente l'affidabilità dimostrata dal Cav sul patto del Nazareno. L'avviso dei dem è che se salta l'intesa sull'Italicum, si apriranno nuovi forni sia sulla legge elettorale sia per cercare la personalità migliore a salire al Colle.
IL CAV VUOLE TUTELARE IL SUO IMPERO. Dal canto suo, Berlusconi si aspetta da Renzi di essere ricompensato per il 'sacrificio' su una legge elettorale che, attraverso modifiche a soglie di sbarramento e premio di maggioranza alla lista, penalizzerebbe Forza Italia.
Il Cav chiede in cambio centralità politica e un ruolo forte nella partita per la successione di Napolitano. Tutelando, allo stesso tempo, il suo impero economico in crisi.

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