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INTERVISTA 8 Novembre Nov 2014 0845 08 novembre 2014

Podemos, Luca Raffini: «Una lezione per Grillo»

In Italia i 5 stelle si spaccano sull'apertura al Pd. Mentre in Spagna il gruppo di Iglesias vola nei sondaggi. «Loro dialogano con i movimenti». Raffini a Lettera43.

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In Spagna Podemos vola nei sondaggi, piazzandosi come primo partito al 27,7% davanti di sei punti al Partito socialista e lasciando al palo i popolari al governo.
E si prepara alle elezioni catalane pensando di aprirsi ai movimenti di cittadini.
Intanto in Italia, nel giro di 24 ore, il Movimento 5 stelle (M5s) prima saluta l'accordo con il Partito democratico (Pd) sui giudici della Consulta come un trionfo - «Per la prima volta nella storia, dalla Rete alle istituzioni il M5s sblocca il parlamento» - e poi si spacca sull'ipotesi di intesa sulla legge elettorale.
«HANNO STRATEGIE DIVERSE». Grillini e indignados rifiutano le coalizioni con altri partiti, usano la Rete con successo e hanno in comune slogan anti-Casta e retorica della maggioranza. «Saremo il 50% più uno», diceva Grillo in campagna elettorale.
«Il vero trionfo sarà quando vinceremo», ha dichiarato il leader di Podemos Pablo Iglesias, dopo aver conquistato cinque seggi all'Europarlamento alle elezioni di maggio 2014. Eppure le loro strategie sono diverse.
«Podemos ha deciso di aprirsi in direzione opposta, e alla elezioni catalane potrebbe presentarsi in una piattaforma di comitati e movimenti di cittadini», ha spiegato a Lettera43.it Luca Raffini, sociologo politico, esperto di movimenti sociali in Italia e in Europa. «Mentre il M5s sembra normalizzarsi, dopo aver fallito l'idea di imporsi a maggioranza. E questa scelta ora potrebbe persino essere controproducente».
«L'ITALIA IMPARI LA LEZIONE». Secondo il sociologo, il movimento nato dalla rabbia delle piazze spagnole del 2011 è destinato a ripetere lo tsunami già visto in Italia con il Movimento 5 stelle. Ma è un fenomeno nuovo, inedito all'interno dei nostri confini.
Una sinistra radicale che si pone come alternativa al sistema quanto i grillini, ma è capace di parlare a tutti come Matteo Renzi: «Il movimento assomiglia a quello che poteva essere il M5s agli inizi e da cui la sinistra italiana avrebbe molto da imparare».

Luca Raffini, sociologo dell'università di Chieti e Pescara.

DOMANDA. Cosa differenzia i due movimenti?
RISPOSTA. Il M5s ha perso la connotazione civica degli inizi. Ma non si tratta solo di questo.
D. E di cosa?
R. Con Podemos la triangolazione tra territorio, Rete e tivù che non è riuscita al M5s è compiuta. E utilizzano ogni canale per il suo scopo, ogni strumento per la sua funzione. La loro priorità è il momento della deliberazione pubblica. Ma utilizzano il territorio per la partecipazione, la Rete per la connessione, la televisione per la persuasione.
D. Insomma, gli indignados hanno scalato la televisione da sinistra?
R. Gli attivisti di Podemos sono partiti da una consapevolezza: siamo minoritari. E allora dobbiamo renderci visibili, dobbiamo sporcarci le mani. Iglesias è un ricercatore di scienze politiche all'università complutense di Madrid e ha studiato molto Gramsci e il concetto dell'egemonia culturale.
D. Iglesias ha dichiarato di usare i mezzi di comunicazione, «un terreno ostile in cui la sconfitta ideologica e anche fisica di noi che veniamo da sinistra è totale». È vero?
R. Lui ha studiato molto il linguaggio dell'audiovisivo e dei talk show. Assieme al gruppo di professori che animano il movimento ha analizzato quali sono le logiche della notiziabilità e le tecniche di oratoria. E infatti il suo linguaggio in televisione cambia.
D. Cioè?
R. Fuori prevale l'impronta marxista, in tivù dominano le tematiche anti-Casta. Definisce i politici o i giornalisti compiacenti, pagliacci, buffoni, servi. Anche se è di sinistra, cerca sempre di non posizionarsi ideologicamente, ma semplicemente come uno che dice cose di buon senso.
D. Non è la stessa cosa che fa Grillo, anche se in maniera provocatoria e quasi sempre iperbolica?
R. No, perché Grillo rifugge l'argomentazione. L'unico confronto che ha avuto è stato da Bruno Vespa. Mentre Iglesias è il contrario: per lui l'argomentazione, lo scontro dialettico sono il pane quotidiano. Si è costruito una credibilità abbandonando la vetero comunicazione.
D. Ma la sua democrazia partecipata è reale o è solo uno slogan?
R. Gli attivisti di Podemos mantengono aperto il più possibile anche il dialogo con movimenti e comitati di base, perché vengono da lì. E sono ancora un contenitore di istanze territoriali.
D. Sembra di sentire il sogno movimentista di Bertinotti, ripreso da Vendola: in Italia, però, non ha funzionato.
R. Ma lì si trattava di un partito che tentava in qualche modo di sciogliersi in un movimento, qui si parla di un movimento a cui nemmeno ci si tessera.
D. Podemos però siede in parlamento con la Gue.
R. La connotazione a sinistra era innata per loro. Non si sarebbero mai alleati con Farage, per dire. E soprattutto non rinnegano la politica, non rivendicano la loro estraneità, vengono quasi tutti da esperienze politiche con movimenti radicali o partiti di sinistra.
D. Cos'hanno allora in comune con il M5s?
R. I temi della giustizia sociale, la Casta della politica e poi una certa indeterminatezza dei programmi, perché dicono che sono gli attivisti a dover elaborare i contenuti. Il concetto è lo stesso dei portavoce del M5s. Ma se l'indeterminatezza dei programmi è comune, il collocamento nella cornice ideologica della sinistra dà a Podemos una definizione di posizionamento che i grillini non hanno.
D. E questo dà loro un vantaggio?
R. Il M5s è entrato in una fase di riflusso, un'evoluzione che è un'involuzione. È rimasto troppo legato al leader. E ha subito un discreto esodo...
D. Podemos non ha un metodo per controllare il dissenso interno?
R. La logica dell'espulsione è molto peculiare del M5s. L'ottica è completamente diversa, è quella di un social forum. E poi hanno fatto un percorso opposto a quello dei grillini.
D. Perché opposto?
R. Il M5s è nato con gli amici di Grillo, una rete di club costruita attorno a un leader mediatico. Invece loro hanno costruito un leader mediatico. E in questo hanno innovato molto di più dei Cinque stelle. In loro la componente del faccia a faccia e quella della Rete è più equilibrata.
D. Sono diventati quello che forse poteva diventare il M5s, una sorta di Podìamos (potevamo, ndr) più che Podemos?
R. Gli studi, che ormai sono ampi, dimostrano che agli inizi l'attivista degli amici di Grillo, la base iniziale, era più di sinistra. Allora c'erano le idee di creare strutture territoriali aperte a tutti i cittadini e la lotta contro la corruzione che via via si è persa.
D. Oggi però anche Podemos è retto da un gruppetto di volti noti: anche loro avranno il problema di costruzione della classe dirigente.
R. Infatti, manca un anno dalle elezioni e per ora ha solo cinque eletti. Mentre il M5s è partito con le amministrative e ha dovuto candidare decine di persone. Sarà interessante capire cosa succederà, ma già ora la sinistra italiana ha qualcosa da imparare.

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