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POLITICA 8 Novembre Nov 2014 1420 08 novembre 2014

Renzi: «Napolitano è garanzia per il Paese»

Il presidente verso l'addio. Il premier non si espone. Sull'Italia: «Fuori dal tunnel».

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Il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Matteo Renzi tira dritto. E a chi gli ha chiesto una previsione su quanto può accadere al Quirinale quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lascerà il Colle, il premier ha detto: «Non mi preoccupo per il futuro del Capo dello Stato, mi preoccupo di fare bene il mio lavoro». Quindi, ha precisato che «Napolitano è una garanzia per tutto il Paese».
ADDIO DI NAPOLITANO. Tuttavia, non è più un mistero che presto al Quirinale ci sarà il cambio della guardia: il presidente della Repubblica era stato chiaro fin dalla sua rielezione, quando aveva precisato come la sua permanenza al Colle sarebbe stata limitata al tempo necessario per realizzare le riforme per far ripartire il Paese. E ora che il governo Renzi sembra lanciato nel lavoro, Napolitano potrebbe allora, stando agli ultimi rumors di stampa, cedere il posto nel 2015.
COMPITO TROPPO FATICOSO. Secondo quanto ha scritto La Repubblica, infatti, il presidente della Repubblica aveva legato il suo secondo mandato «al successo delle riforme istituzionali e della legge elettorale». Ma ormai l'inquilino del Colle avrebbe maturato la volontà di ritirarsi.
La data nella sua mente è già ben definita, ha ricostruito il quotidiano diretto da Ezio Mauro, la fine del 2014, allo scadere del semestre italiano di presidenza dell'Unione europea. Le ragioni? «Sono legate alla fatica del compito, sempre più estenuante per un uomo che a giugno 2015 festeggerà 90 anni».
L'ITALIA ESCA DAL TUNNEL. Ma nei pensieri del presidente del Consiglio non c'è solo il nodo del capo dello Stato - su cui dovrebbe cercare ulteriori accordi per l'elezione visto che il Partito democratico non ha i numeri per eleggere da solo il successore di Napolitano - e parlando nel cantiere della Variante di Valico, è tornato a parlare dello status dell'Italia.
«Il nostro Paese è capace di uscire dal tunnel della pigrizia, della stanchezza, della rassegnazione», è stata la tesi dell'ex rottamatore, secondo cui è ora necessario «abbattere gli ultimi tabù, le nostre paure».
«L'Italia è più forte e più grande di come viene descritta», ha continuato Renzi, «i problemi li abbiamo, ma sappiamo essere anche più bravi degli altri».

Per Forza Italia prematuro parlare dell'addio del capo dello Stato

Giovanni Toti.

Nonostante le voci di addio di Napolitano, Forza Italia sembra voler rimandare la discussione sul suo successore al Quirinale, tanto che il consigliere politico di Silvio Berlusconi Giovanni Toti l'ha definito «largamente prematura».
L'ex direttore di Studio Aperto e del Tg4 ha poi definito il capo dello Stato «al momento un elemento di stabilità e se sta lì non è male». Quindi ha sottolineato che «solo lui deciderà» quando lasciare il Colle.
TOTI AVVISA I PARTITI. Anche se poi, Toti ha preferito mettere in chiaro le cose, avvisando le le forze politiche a non compiere possibili colpi di mano: «Nessuno pensi a forzature di maggioranza», ha detto il consigliere politico dell'ex Cavaliere, dicendosi fiducioso sulla «possibilità di trovare un nome di garanzia».
BERSANI HA FIDUCIA NEL COLLE. Più abbottonato l'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani che da leader dei democrat si trovò a gestire il caos nell'elezione del presidente della Repubblica e a chiedere a Napolitano di restare al suo posto: «Farà per il meglio», ha detto l'ex leader del Pd.
NCD VUOLE UNA FIGURA TERZA. Tuttavia, c'è chi sta già iniziato a fare i conti per eleggere il futuro inquilino del Quirinale.
Il presidente del Nuovo Centrodestra, Renato Schifani ha precisato, infatti, che bisogna «garantire il massimo della convergenza di tutte le forze politiche su una figura che deve rimanere terza».
«Quando deciderà nella sua autonomia di lasciare», ha continuato il rappresentante del partito di Angelino Alfano che ha minacciato la crisi di governo in caso di accordi tra Pd e M5s, «dobbiamo sforzarci di trovare una convergenza su figure di alto profilo che non determinino scontri di ideologie o partitiche e che siano un elemento di garanzia».

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