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MANIFESTAZIONI 9 Novembre Nov 2014 0700 09 novembre 2014

Egitto, nelle università torna la Primavera araba

Facoltà nuove enclave del dissenso. E il governo reagisce: atenei presidiati dall'intelligence, blitz nei campus, arresti di massa. Ma la protesta non si ferma.

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Studenti egiziani accanto ai tank, di presidio per le proteste. (Getty)  

Le cronache raccontano dei jihadisti in Siria e in Iraq, della guerra tra bande in Libia. Degli attentati in Sinai e dell'allarme terrorismo scaturito dalle rivolte del 2011.
Non si parla mai della resistenza degli studenti egiziani contro i generali del Cairo, Primavera araba che andrebbe invece ancora raccontata.
Non è infatti più una lotta per i diritti e per la democrazia la deriva nell'ex regime di Hosni Mubarak. E, ancora prima, erano degenerate le manifestazioni pacifiche che, tre anni e mezzo fa, con la eco di piazza Tahrir aprirono in Siria la lotta contro il regime di Bashar al Assad.
LA STRAGE DI RABAA. In Egitto, dove è partita l'onda lunga dopo la scintilla della Tunisia, i militari hanno estromesso il presidente democraticamente eletto Mohammed Morsi, leader dei Fratelli musulmani. Al golpe soft del 3 luglio 2013 è seguita la lunga e dura repressione dei moderati islamici e dei loro sostenitori.
Tra gli almeno 600 morti nelle stragi di piazza Rabaa e al Nahda, al Cairo, dell'agosto successivo, la Fratellanza ha contato molti giovani. Tanti studenti che non volevano abbandonare le loro tendopoli, sgomberate dalla polizia.
ARRESTI DI MASSA. Da allora gli scontri si ripetono, nei quartieri universitari della capitale e di altre città egiziane. Un anno di proteste, guerriglia, arresti di massa e anche attentati. Fino all'ultimo autunno caldo, con gli atenei presidiati dai tank e infiltrati dall'intelligence.
Dall'inaugurazione dell'anno accademico, l'11 ottobre 2014, quasi 200 studenti sono stati arrestati e la polizia ha fatto irruzione in almeno cinque università.

Almeno 14 studenti morti nell'anno accademico 2013/2014

  • Un agente di presidio all'Università del Cairo. (Getty)


Non c'erano disordini sanguinosi. Solo accese proteste contro il «governo militare» del generale Abdel Fattah al Sisi. Ma il nuovo presidente che dialoga con gli Usa e con l'Europa ha inviato «soldati al fianco degli agenti per garantire la sicurezza di istituzioni e luoghi pubblici». Incluse le scuole e gli atenei, diventate enclave di dissenso.
L'università di al Azhar, Mecca per l'insegnamento dell'Islam sunnita, è la fiamma più viva di resistenza.
Sei dei 14 morti negli scontri dello scorso anno accademico frequentavano l'ateneo che richiama nella capitale un quinto di tutti gli studenti del Paese. Altre cinque vittime, secondo gli attivisti egiziani della Association for Freedom of Thought and Expression (Afte), l'Università del Cairo. Altri ancora l'università di Ain Shams, sempre al Cairo, quella di Alessandria e diversi campus per studenti.
PALLOTTOLE CONTRO MOLOTOV. Alle manifestazioni volano pallottole, oltre ai manganelli e ai gas lacrimogeni contro sassi e molotov. Al Sisi e gli altri gerarchi lo hanno sempre negato, ma quei morti sono evidenti e dovrebbero pesare, anche per la comunità internazionale che, a parole, esalta lo spirito originario della Primavera araba.
Invece, in nome della stabilità in Medio Oriente, ha finito per appoggiare la controrivoluzione egiziana dell'erede di Hosni Mubarak.
Tra il luglio 2013 e il maggio 2014, Wiki thawra, il database egiziano della «rivoluzione», ha denunciato 4.768 studenti tra oltre 40 mila detenuti: i compagni di studi, in strada, chiedevano anche il loro rilascio.

Arresti di massa a ottobre all'apertura del nuovo anno

  • Scontri all'università religiosa di al Azhar, in Egitto. (Getty)

In oltre 150 sono stati fermati negli atenei, altri 41 studenti sono stati prelevati a casa, sei arrestati nei licei, due addirittura nelle scuole medie.
I ragazzi che non si rassegnano al «golpe» vengono processati dalla corte marziale.
Nominato presidente, al Sisi ha introdotto il potere di nomina di rettori e presidi di facoltà, per eliminare anche i professori scomodi. All'ingresso delle cittadelle universitarie, guardie della security private perquisiscono con metal detector. E, al primo picchetto, arrivano agenti e militari a compiere retate. «Siamo studenti, non possiamo accettare di essere trattati come criminali», ha lamentato il gruppo Students against coup (Sac), dopo gli ultimi tafferugli. Esplosi proprio per le code ai metal detector.
ISTRUZIONE VIETATA. Centinaia di studenti che hanno manifestato sono stati espulsi e, per le nuove disposizioni dell'Alto Consiglio delle Università, non possono iscriversi neppure ad atenei privati.
Gli accessi sono blindati e i campus costantemente presidiati con telecamere a circuito chiuso e da società di contractor vicine all'intelligence. In caso di «minacce alla sicurezza» i rettori possono chiamare le forze dell'ordine.
«Quando vengo all'università mi sembra una zona di guerra. Ci guardano come fossimo potenziali terroristi», raccontano gli studenti di Filosofia dell'Università del Cairo. E, in effetti, tanto i Fratelli musulmani che il Movimento giovanile 6 aprile, anima laica delle contestazioni, sono stati dichiarati illegali dal nuovo regime: gli oppositori islamici addirittura con il marchio di «terroristi».

Il bavaglio ai leader studenteschi del ceto medio emergente

I controlli della security ai campus universitari al Cairo. (Getty)


Nel 2013, la sinistra e i liberali appoggiarono i militari, per far cadere un governo islamista. Ma, dopo gli arresti e il bavaglio di al Sisi anche agli attivisti laici, l'opposizione si è ricompattata contro i generali.
La maggioranza dei movimenti studenteschi è vicina alla Fratellanza. Ma anche supporter del Movimento 6 aprile e di gruppi laici e di sinistra partecipano alle proteste degli ultimi mesi. Non sono d'accordo sul ritorno di Morsi, ma intanto chiedono democrazia. «Le università stanno diventando l'ultimo bastione per i gruppi d'opposizione», commentano i professori.
Tra loro, Laila Soueif, dell'Università del Cairo, solidarizza contro «l'attacco senza precedenti all'indipendenza degli atenei».
Al Sisi - che dopo i manifestanti punta a reprimere gli ideologhi del dissenso - ha annunciato che «nei campus non saranno tollerate più violenze».
LA FORZA DEGLI STUDENTI. Dalle università, in Egitto, partirono le rivolte contro l'occupazione inglese. Diversi politici egiziani hanno un passato da leader studenteschi e, nel Terzo millennio, il milione e mezzo di studenti è figlio del crescente ceto medio egiziano.
L'obiettivo del regime è dividerli, anche attraverso la delazione interna. Ma, con le minacce e i controlli, la protesta si è gonfiata ancora di più. Gli studenti di al Azhar hanno bloccato strade e lanciato razzi contro la polizia. Ad Alessandria c'è scappato un altro morto.
Ma neanche gli 11 feriti della seconda bomba in sei mesi, esplosa il 22 ottobre fuori dall'Università del Cairo, fermano la resistenza.

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