Catalogna Referendum 141109234339
VOTO 9 Novembre Nov 2014 2344 09 novembre 2014

Indipendenza Catalogna, in 2 milioni alle urne

Grande affluenza alla consultazione informale. Mas: «Un vero successo».

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Catalani in coda per la consultazione informale sull'indipendenza dalla Spagna.

Il primo passo, seppure informale, è stato compiuto. Gli indipendentisti catalani hanno iniziato a contarsi, sfidando il veto della Corte costituzionale e le minacce del governo di Madrid, in una consultazione che ha fornito numeri interessanti e ha portato il presidente della Generalitat, Artur Mas, a parlare di «pieno successo». Infatti, l'80% dei votanti ha detto sì all'indipendenza.
Con le estrelladas e le senyeras appese ai balconi, il voto reso possibile da un esercito di 40 mila volontari, ha raccolto l'adesione di 2 milioni di persone, corrispondenti al 31,7% della popolazione sopra i 16 anni, ammessa a partecipare.
GUARDIOLA ALLE URNE. Tra loro c'era anche Pep Guardiola, ex allenatore del Barcellona attualmente al Bayern Monaco, tornato a casa per dare il suo pieno appoggio alla causa catalana.
«Quello di oggi è un passo molto importante e mi dà molta gioia poterne far parte e partecipare», ha detto Guardiola ribadendo il suo sostegno al movimento indipendentista: «Molta gente vuole essere ascoltata e, politicamente, quello che va fatto è ascoltarla».
Grande soddisfazione anche da parte di Mas: «Possiamo dire che la giornata di oggi è stata un pieno successo», ha detto il presidente della Generalitat catalana parlando di «una lezione di democrazia».
MAS: «VOGLIAMO GOVERNARE NOI STESSI». In una conferenza stampa, dopo aver assicurato che «oltre 2 milioni di persone» hanno votato, Mas non ha diffuso i dati definitivi sulla consultazione, ma ha ammonito: «Nessuno dimentichi e, meno di tutti lo Stato spagnolo, che la Catalogna vuole governare se stessa».
Frasi difficili da digerire per il premier Mariano Rajoy, che in mattinata aveva parlato di «un esercizio antidemocratico e inutile» che rischiava di complicare «il futuro dialogo» tra Madrid e Barcellona.
Ma di dialogo, i catalani, non vogliono più sentir parlare: «Ci siamo guadagnati sul campo il diritto a un referendum definitivo», ha aggiunto Mas (CiU), assumendosi la «responsabilità legale» dell'intero processo partecipativo, fra l'entusiasmo alle stelle del popolo indipendentista, che lo ha accolto alla Escola Pia, dove ha depositato nelle urne il suo doppio 'sì': sì alla Catalogna come stato, sì a uno stato indipendente.

Voto senza valore legale

Il presidente della Generalitat della Catalogna, Artur Mas.

Nell' impossibilità di definire un censo elettorale e in mancanza di una Giunta elettorale centrale, lo scrutinio non ha nessun valore legale. Ma il voto, verificato da un sistema informatico che impedisce alla stessa persona di votare due volte, «è un successo della democrazia in sé», secondo Carme Forcadell, la 'pasionaria', presidente dell'Assemblea nazionale catalana.
MAS ESCE RAFFORZATO. Indipendentemente dal risultato, l'alta percentuale di partecipazione data la scarsa affluenza degli 'unionisti' alle urne, serve a misurare l'ampiezza del fronte indipendentista, l'esistenza o meno di una maggioranza 'soberanista'. Secondo molti analisti, l'alta partecipazione rafforza la posizione di Artur Mas nel fronte indipendentista, che vede schiarati con i centristi di Convergencia i Unio, i repubblicani di sinistra di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), gli eco-socialisti di Icv e la sinistra radicale della Cup.
Nonostante la pioggia e le lunghe code in alcuni seggi, i secessionisti si sono recati alle urne, per manifestare quello che definiscono l'orgoglio per un progetto nuovo che restituisca dignità alla regione. Ma anche l'insofferenza e la protesta per la prolungata crisi e le politiche di austerità o la mera rassegnazione per un voto che«non servirà a nulla».
QUASI LA METÀ DEI CATALANI È CONTRARIA. Sul fronte opposto, i tanti che rifiutano il «pensiero unico indipendentista», sono rimasti a casa. E non sono così pochi.
Secondo l'ultimo sondaggio del Centro di studi di opinione della Generalitat, almeno un 48,5% dei catalani preferisce continuare a far parte della Spagna, in una regione che rappresenta circa un quinto dell'economia spagnola, ma detiene anche uno dei debiti pubblici più alti. In un Paese in debole ripresa economica, scosso dalle Tangentopoli e dalla corruzione diffusa e segnato dall'irresistibile ascesa del partito degli 'indignados' di Podemos, la Catalogna è tornata nell'obiettivo della Ue e degli analisti internazionali, come Bloomberg o la banca di investimenti JP Morgan, che avvertono dei rischi di investire nella regione.
La Spagna «non può permettersi un dramma in Catalogna», hanno assicurato molti osservatori. E il 10 novembre, con il conteggio definitivo dei voti, arriva anche il momento di costruire ponti: Mas è pronto a chiedere in una lettera Rajoy un nuovo confronto.

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