Critica o vilipendio?
POLITICA 9 Novembre Nov 2014 1400 09 novembre 2014

Napolitano, il Colle non smentisce le voci di dimissioni

Il Quirinale spiega in una nota che le decisioni del capo dello Stato «sono di sua esclusiva responsabilità». L'addio non è escluso. Renzi: «Avanti con le riforme».

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L'articolo 278 del codice penale è chiaro: «Chiunque offende l'onore o il prestigio del presidente della Repubblica, è punito con la reclusione da uno a cinque anni». Peccato che ormai siano rimasti in pochi a rispettare la legge. Ma davanti alle polemiche che ogni volta si scatenano quando qualcuno 'offende' il capo dello Stato, la domanda irrisolta è sempre la stessa: qual è il confine tra il reato di vilipendio e il diritto di critica, disciplinato dall’articolo 21 della Costituzione?

Il Quirinale esce allo scoperto sulle possibili dimissioni di Giorgio Napolitano entro il 2014, e con una nota ufficiale spiega che sulla questione non ci sono né conferme né smentite, aggiungendo che «restano esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere. E delle quali come sempre offrirà ampia motivazione alle istituzioni, all'opinione pubblica, ai cittadini».
NÉ CONFERME NÉ SMENTITE. «I giornali hanno dato ampio spazio a ipotesi e previsioni relative alle eventuali dimissioni del presidente della Repubblica e la presidenza della Repubblica non ha pertanto né da smentire né da confermare nessuna libera trattazione dell'argomento sulla stampa», si legge nella nota ufficiale del Colle.
TERMINI NOTI DA TEMPO. Nella nota si aggiunge che «in realtà, i termini della questione sono noti da tempo. Il presidente della Repubblica, nel dare la sua disponibilità alla rielezione che il 20 aprile 2013 il Parlamento generosamente gli riservò a larghissima maggioranza, indicò i limiti e le condizioni entro cui egli accettava il nuovo mandato».
Nel comunicato si aggiunge che «ciò non gli ha impedito e non gli impedisce di esercitare nella loro pienezza tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione, tenendo conto anche della speciale circostanza della presidenza italiana del semestre europeo».
PALAZZO CHIGI: «PRESIDIO E GARANZIA». Massimo rispetto e riconoscenza da parte di tutto il governo, che ha accolto la nota del Quirinale molto positivamente, sottolineando il ruolo di presidio e garanzia del Capo dello Stato.
E se il sottosegretario Graziano Delrio ha invocato la massima convergenza per la successione, il premier Renzi ha assicurato che non intende fermare l'azione dell'esecutivo: «Noi andiamo avanti con le riforme, con urgenza e determinazione sapendo che l'orizzonte del governo è quello dei mille giorni, del 2018», ha detto ai suoi.

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