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TERRORISMO 10 Novembre Nov 2014 1800 10 novembre 2014

Isis, la vita segreta di Abu Bakr al Baghdadi

È accusato di essere stato un agente della Cia. E del Mossad. Dietro al califfo ferito in un raid Usa c'è un passato oscuro. Comune a tutti i leader jihadisti.

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Più che mullah fanatici di un governo religioso, capi d'intelligence con doti strategiche e molta ferocia.
Dell'autoproclamato califfo dell'Isis, il cosiddetto Stato islamico instaurato nel Nord dell'Iraq e della Siria, Abu Bakr al Baghdadi forse ferito in un raid Usa (il ministro degli Esteri iracheno ne ha annunciato la morte, poi smentita), si è scritto che ha trascorso anni prigioniero nei campi americani e si è anche speculato su una sua possibile esperienza da infiltrato dei servizi filo-occidentali.
LA CUPOLA DELL'ISIS. Sul curriculum di al Baghdadi, le date cambiano a seconda delle fonti e al momento è praticamente impossibile indagare seriamente sulle indiscrezioni.
Le conoscenze d'intelligence di altri esponenti ai vertici del Califfato sono in compenso accertate. Il braccio destro di al Baghdadi, Abu Omar al Shishani alias 'il ceceno', per esempio è stato promosso a capo militare dell'Isis dopo essere addestrato allo spionaggio dagli Usa.
VITE SOTTO COPERTURA. I governatori dell'Iraq e della Siria Abu Muslim al Turkmani e Abu Ali al Anbari sono rispettivamente ex ufficiali dei servizi segreti e militari del vecchio regime di Saddam Hussein.
Al Shishani ha anche un fratello maggiore meno in vista, sospettato di essere la vera mente del Califfato.
Come tanti terroristi, spesso stranieri, andati in Siria a fondare il sedicente Stato islamico, i vertici dell'Isis hanno doppie vite piene di pseudonimi, con trascorsi ancora più nascosti dei lussi e dei vizi che godono violando sharia imposta.

Al Baghdadi: sei anni di buio e molti sospetti prima dell'ascesa nell'Isis

Il califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Al Baghdadi, per il Time «l'uomo più pericoloso al mondo», risulta nato in Iraq nel 1971 da una famiglia sunnita di Samarra.
La sua carriera politica e militare sarebbe iniziata nei gruppi jihadisti proliferati a Baghdad dopo l'invasione anglo-americana del 2003, grazie all'amicizia con Abu Musab al Zarqawi, il leader di al Qaeda in Iraq ucciso poi dagli Usa del quale, si è scritto, sarebbe stato il braccio destro.
Ma anche questa sua vicinanza al superterrorista è dibattuta: al contrario di al Zarqawi, al Baghdadi non sarebbe mai stato nei campi in Afghanistan e alcuni jihadisti della cerchia di al Zarqawi raccontano addirittura di non averlo mai conosciuto.
DETENZIONE A CAMP BUCCA. Incarcerato nel 2004 a Camp Bucca, il futuro capo dell'Isis sarebbe riemerso dal nulla nel 2010, come leader dello Stato islamico in Iraq (Isi), dopo la morte dell'allora capo, e suo quasi omonimo, Abu Omar al Baghdadi.
Proprio in quei sei anni c'è un grande buco nero nella biografia: le versioni divergono a seconda di diverse fonti americane.
Numerosi media internazionali hanno riportato che al Baghdadi sarebbe rimasto nel campo fino al 2009 come «internato civile», tesi dell'allora comandante di Camp Bucca, il colonnello Kenneth King.
Per il Pentagono invece, che ha smentito la versione, al Baghdadi sarebbe stato rilasciato già nel dicembre 2003, perché «prigioniero di basso livello».
AL SOLDO DI CIA E MOSSAD.
Presunti documenti riservati nella National security agency (Nsa) trafugati da Edward Snowden rivelerebbero il reclutamento di al Baghdadi della Cia e del Mossad, per assembrare jiha­di­sti dei diversi Paesi in un luogo lon­tano dalla Terra Santa: la cosiddetta operazione «Nido di calabroni».
Indiscrezioni molto controverse, riportate dai media del Golfo e iraniani e per il legale stesso di Snowden una «bufala».
Recentemente anche il capo militare della Cecenia, il putiniano e assai poco attendibile Ramadan Kadyrov, ha indicato il capo dell'Isis a libro paga degli Usa: «Al Baghdadi dovrebbe calare la maschera e dire chiaramente che è un agente della Cia».

Al Shishani, l'ex agente georgiano addestrato dagli Usa

Di al Shishani, georgiano della polveriera del Caucaso, si sa per certo che ha servito in unità d'intelligence addestrate dagli americani e dagli inglesi.
I fratelli Hamzat e Khalid sono morti martiri per la jihad. Tarkhan Batirashvili invece, suo vero nome, nella valle natale di Pankisi passa per uno che c'è l'ha fatta, uno che a 27 anni ha 40 guardie private e una villa con l'harem, un eroe.
Il Pankisi è un corridoio di terroristi e banditi tra Cecenia e Georgia, un luogo degradato dove disoccupati e sbandati cedono ai proclami degli estremisti islamici wahabiti.
CORPO SPECIALE ANTI-RUSSIA. Il padre di Tarkhan, Temur, cristiano ortodosso, non vede nessuna gloria nel figlio.
Quando gli ha chiesto di seguirlo nel Califfato «a stare come in paradiso», gli ha risposto di «tenerselo» e di preferire casa sua.
L'inizio della fine per Tarkhan è stato il training, 19enne, «nell'unità d'élite militare e d'intelligence Spetsnaz, una rete speciale istruita dagli Usa, come del resto tutto l'esercito georgiano, prima della guerra tra Russia e Georgia del 2008».
Nella valle di Pankisi, tutti raccontano che gli Usa finanziano le truppe georgiane da più 10 anni. Ancora nel 2014 il segretario americano alla Difesa Chuck Hagel ha visitato i marine della base georgiana fuori Tbilisi, centro d'addestramento per forze locali.
Al magazine Daily Beast, che ha parlato in esclusiva con Temur, anche amici ed ex colleghi di al Shishani hanno confermato del «training americano e anche britannico».
INDOTTRINATO DAL FRATELLO. Il giovane militare avrebbe poi lavorato per il dipartimento dei Servizi interni georgiani (Kudi), noto per i metodi brutali. Infine la deriva come terrorista islamico, dopo l'allontanamento dall'esercito per invalidità da tubercolosi.
La fama da fanatico della jihad di al Shishani è però smentita dal padre, che non lo ha mai visto particolarmente interessato ai temi religiosi.
La mente che avrebbe trascinato il giovane agente scaricato tra i combattenti qaedisti in Siria, prima nelle file di al Nusra poi dell'Isis, sarebbe il «fratello maggiore Tamaz, veterano di Grozny nella ribellione cecena anti-russa del 1990».
«Lui ha portato la sua famiglia in Siria e sempre lui, nell'ombra, dirige i jihadisti ceceni nelle offensive in Siria e in Iraq», raccontano nella valle di Pankisi.

Dietro ad Abu Waheeb c'è un ex fedelissimo di Saddam

Altra 'star' nel pantheon del Califfato è Abu Waheeb, mimetico comandante della regione irachena dell'al Anbar, ripreso nei video dell'Isis sempre a viso scoperto mentre combatte.
Dato per morto innumerevoli volte, anche questo terrorista è stato detenuto, come al Baghdadi, nei campi americani in Iraq fino al 2009 come affiliato di al Qaeda.
Poi Waheeb sarebbe stato rapidamente nominato dal Califfo come responsabile della provincia roccaforte dei sunniti delusi, dopo la liberazione da una prigione di Tikrit assaltata dall'Isis.
COLONNELLO IRACHENO. Dietro di lui, a governare realmente i territori iracheni del Califfato ci sarebbe il connazionale, ma meno telegenico, Abu Muslim al Turkmani, già compagno di Waheeb nella prigione Usa di Camp Bucca.
Nella vita prima di diventare supervisore militare e politico dell'Isis, al Turkmani era Fadel Ahmad al Hiyali, uno dei colonnelli di Saddam dell'unità di intelligence Istikhbarat. Fino alla Seconda guerra nel Golfo impiegato nelle forze speciali della Guardia repubblicana irachena.
REDUCI ANCORA IN AZIONE. Generale ai massimi gradi del regime iracheno poi era anche l'attuale vice di al Baghdadi in Siria, Abu Ali al Anbari, anche lui ex militante di al Qaeda in Iraq.
Il Califfato è guidato da saddamiti e terroristi islamici figli della lunga guerra d'intelligence e di posizione, in Asia, tra Stati Uniti e Russia, che hanno iniziato a frequentarsi come camerati a Camp Bucca

Twitter @BarbaraCiolli

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