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TRATTATIVA 11 Novembre Nov 2014 1941 11 novembre 2014

Legge elettorale, Renzi e Berlusconi cercano l'accordo

Il premier accelera: «È ora di decidere». Il Cav frena: «Niente diktat».

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Matteo Renzi e, sullo sfondo, Silvio Berlusconi.

A nemmeno 24 ore dall'ennesimo, forse ultimo, round che li vedrà contrapposti nel difficile tentativo di blindare il Patto del Nazareno, restano pressoché immutate le distanze tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Col primo a premere sul tasto dell'acceleratore e il Cav diposto a discutere di «governabilità», ma fermo nel suo no ai «diktat». Sullo sfondo, i mormorii di Forza Italia di fronte alle modifiche all'Italicum messe nero su bianco dal vertice di maggioranza del 10 novembre.
BERLUSCONI RICOMPATTA I SUOI. Malgrado lo stesso Berlusconi, al termine del comitato di presidenza azzurro, si sia affannato a precisare di aver ricompattato i suoi, convincendo Raffaele Fitto e i malpancisti che sulla legge elettorale non c'è alternativa al Patto del Nazareno. Una riunione - secondo quanto è stato riferito dai partecipanti - nella quale l'ex premier ha indicato alcune linee guida: forte opposizione al governo sui temi economici, no a diktat, ma sì al confronto sulla governabilità.
RENZI: «TEMPO SCADUTO». Viceversa, i toni di di Renzi sono apparsi nient'affatto aperti alla discussione e quanto mai categorici. Il presidente del Consiglio ha scelto ancora una volta Twitter per andare in pressing sul Cav. «Il tempo dei rinvii, dei tavoli tecnici, dei gruppi di lavoro è finito. Ora è tempo di decidere», ha cinguettato il premier.

Salvo poi provare a stemperare i toni in serata, ospite del salotto di Bruno Vespa a Porta a Porta. «Il problema nel caso specifico» della legge elettorale «non credo sia Berlusconi ma i suoi, i Brunetta, i Fitto», ha sottolineato Renzi. «Hanno fatto pace? Speriamo. Litigare fa sempre male, improvvisamente Fi mostra libertà interna: tutta insieme gli ha fatto male...» E ancora: «Le regole del gioco si fanno insieme, ma non significa che se non sono d'accordo non si fanno. Io prima voglio farle e poi insieme».
BRUNETTA: «COSÌ IL PATTO NON VALE PIÙ». Parole, quelle del premier, recapitate direttamente a chi, come Renato Brunetta, era tornato in mattinata ad alzare il tiro. «Il Patto del Nazareno», avreva detto il capogruppo alla Camera di Fi ai microfoni del Gr1, «prevedeva la riforma della legge elettorale secondo quanto approvato alla Camera con l'Italicum. E noi siamo rimasti là: se Renzi con la sua maggioranza ha deciso di cambiare tutto, di buttare quel testo e scriverne un altro, non c'è più il Patto del Nazareno».
A stretto giro era intervenuto il il sottosegretario Luca Lotti: «Se le parole di Brunetta sul patto del Nazareno interpretano il pensiero di Berlusconi e Forza Italia , allora non c'è neanche bisogno di incontrarsi domani (mercoledì 12 novembre, ndr)». Dal vertice del parlamentino azzurro, poi, Paolo Romani è uscito chiedendo di azzerare le correzioni dell'Italicum, mantenendo però la rassicurazione che gli azzurri «restano in campo per le riforme».
MARGINI APERTI PER LA TRATTATIVA. Il rinvio della calendarizzazione della riforma alla riunione della commissione Affari istituzionali del Senato fa capire come lo stallo della politica si rifletta sui tempi del parlamento. Ed è proprio questa situazione che Renzi è deciso a sbloccare. In un modo o nell'altro. O Berlusconi condivide il nuovo Italicum, e soprattutto l'accelerazione che mira all'approvazione in Aula al Senato a dicembre, o il leader Pd andrà avanti a maggioranza, anche cercando in Commissione accordi con le altre opposizioni. Ma al di là della cortina fumogena delle minacce, il premier non ha ancora suonato il gong. I pontieri, a quanto si è appreso , sono ancora al lavoro e il messaggio recapitato a Berlusconi è che, se torna al tavolo, i margini di trattativa rispetto all'accordo di maggioranza ci sono ancora. Sia sulla soglia di sbarramento al 3% sia sul rapporto tra eletti con le preferenze e capilista bloccati si può ancora discutere. Imprescindibile per il premier resta il premio di maggioranza alla lista. In attesa pure della direzione dem, dove, ha chiarito il ministro Maria Elena Boschi, «possono arrivare alcuni suggerimenti, ma non può essere la minoranza a decidere».

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