Acronimo Organismo Geneticamente 141111193135
SVOLTA 11 Novembre Nov 2014 1929 11 novembre 2014

Ogm, più poteri agli Stati: ok del parlamento Ue

I Paesi membri possono bandire le singole colture: via libera degli eurodeputati. Adesso i negoziati con il Consiglio e la Commissione. L'Italia preme per il sì.

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da Bruxelles

L'acronimo Ogm sta per Organismo geneticamente modificato.

Quello di permettere agli Stati membri di vietare o limitare la coltivazione degli organismi geneticamente modificati (Ogm) sul proprio territorio è un processo legislativo periodicamente modificato. E rimandato.
Insomma un'Odissea. Che questa volta potrebbe però giungere a destinazione.
L'11 novembre la commissione Ambiente del parlamento europeo ha infatti votato la proposta di direttiva sulla regolamentazione degli Ogm che da anni passa da un tavolo all'altro delle istituzioni continentali senza giungere a un accordo definitivo tra esecutivo, parlamento e Consiglio europeo.
TESTO APPROVATO CON 57 SÌ E QUATTRO NO. Il nuovo testo della normativa proposto dalla relatrice belga, Frédérique Ries (Alde), è stato approvato con una larga maggioranza (57 voti contro quattro).
Una delle novità più importanti è quella del criterio 'ambientale' aggiunto dal parlamento tra quelli che possono essere invocati per applicare uno stop nazionale agli Ogm. Un criterio che si aggiunge a quelli socioeconomici, di uso dei terreni e pianificazione urbana già contemplati dalla norma.
POSSIBILE PROIBIRE GRUPPI DI COLTURE OGM. Il parlamento prevede un rafforzamento delle basi giuridiche che permetteranno di proibire gruppi di colture Ogm, approvare misure obbligatorie di 'coesistenza' per evitare che le colture transgeniche contaminino quelle tradizionali o biologiche ed eliminare il limite di due anni, a partire dall'approvazione comunitaria, entro cui gli Stati membri possono imporre il divieto di coltivazione.
Infine la commissione Ambiente chiede di eliminare l'obbligo per i Paesi membri di negoziare direttamente con le società biotech, informandole della loro eventuale intenzione di vietare le colture degli Ogm da loro prodotti, lasciando che sia la Commissione europea a fare da tramite.

Il tema è al centro del Trilogo: tre settimane di dibattito dall'11 novembre

L'assemblea del parlamento europeo.

In realtà gli eurodeputati avevano già espresso la loro posizione sin dal 2011, ma è stata necessaria una ulteriore modifica e votazione della normativa, non solo perché da allora il parlamento è cambiato, ma perchè il Consiglio ha risposto alla proposta legislativa della Commissione in ritardo di bene quattro anni, ovvero a luglio 2014.
E per di più modificando il testo su cui ora il parlamento è ulteriormente intervenuto.
Insomma un braccio di ferro a distanza che dovrebbe concludersi con una mediazione. Il Trilogo - così si chiamano le riunioni informali a tre, costituite da delegati del parlamento, del Consiglio e della Commissione che modificano la proposta dei testi legislativi in base alle intese di compromesso raggiunte - è previsto che duri tre settimane a partire dall'11 novembre. E dovrebbe mettere la parola fine a un'Odissea iniziata ormai quattro anni fa.
UN ITER LUNGO QUATTRO ANNI. La proposta di regolamento sulla coltivazione è stata infatti presentata dalla Commissione europea nel 2010, ma l'iter di approvazione della nuova direttiva che conferirebbe a ciascun Paese il diritto di vietare le coltivazioni transgeniche sul proprio territorio, anche quando sono state autorizzate a livello comunitario, si è fermato davanti al Consiglio.
La proposta è stata bloccata infatti dall’opposizione di quattro grandi Stati membri: Regno Unito, Germania, Francia e Inghilterra, che hanno impedito al Consiglio di trovare un accordo in tempi brevi. Solo a luglio 2014, sotto la presidenza greca, Londra si è tolta dalla minoraza di blocco «a patto che fosse presentata la propria proposta, che era più restrittiva. Per questo il parlamento ha dovuto reagire agli emendamenti del Consiglio e presentare una proposta rafforzata», spiega a Lettera43.it Marco Contiero, direttore della politica agricola dell'Ue per Greenpeace.
ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE SODDISFATTE. A essere soddisfatti della proposta del parlamento sono soprattutto le associazioni ambientaliste e le Ong. Secondo Contiero, «il voto di oggi darebbe ai Paesi europei una legge solida per esercitare il diritto di vietare la coltivazione di Ogm sul loro territorio, rendendo difficile per l'industria biotech la possibilità di contestare tali divieti in tribunale».
Il Consiglio prevedeva infatti che quando lo Stato decideva se respingere o meno la coltivazione di Ogm, doveva negoziare la posizione con l'impresa, che avrebbe avuto un danno da questa decisione.
Invece il parlamento europeo ha eliminato questa parte dal testo e ha reintrodotto la considerazione dei criteri ambientali, inserendo l'articolo 192. Ora, davanti all'uso di misure di impatto ambientale come ragione per bandire Ogm, le aziende non potranno rifarsi.
ARTICOLO 192 CONTRO ARTICOLO 114. Sono questi due dei cambiamenti cruciali fatti l'11 novembre dal parlamento, che oltre a ripristinare il diritto dei Paesi di vietare le colture transgeniche a causa delle preoccupazioni ambientali, ha limitato il ruolo centrale che i ministri dell'Ue hanno voluto offrire alle aziende biotech nel processo di messa al bando.
Il Consiglio infatti «vuole l'articolo 114 del trattato sul mercato interno», continua Contiero, «che permette la salvaguardia del mercato interno e comporta che gli Stati abbiano uno spazio di manovra più limitato perché possono introdurre norme che vietano la produzione di Ogm solo se ci sono nuove evidenze scientifiche».
Una sorta di «escamotage, perché se ci sono o meno nuove evidenze scientifiche lo può stabilire solo l'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare, ndr), che si è già espressa non denunciando pericoli per la salute e l'ambiente», ricorda Greenpeace.

Il ruolo strategico dell'Italia, presidente di turno del Consiglio europeo

Il premier Matteo Renzi.

Il tema è destinato a essere al centro del dibattito durante il Trilogo. E sarà battaglia anche per quanto riguarda un'altra richiesta del parlamento, volta a dare allo Stato la possibilità di vietare gruppi di Ogm, e non solo un a coltura in particolare. «Così anzichè dover preparare 27 bandi nazionali diversi per 27 richieste, lo Stato ha diritto di bandire gruppi di Ogm, che sono solo due. Quindi fa due bandi nazionali e fine della storia».
Dalla legislazione scompare inoltre il riferimento concreto e preciso alle mutinazionali: lo Stato può notificare la sua decisione di non volere Ogm direttamente alla Commissione. Sarà poi l'esecutivo a informare la compagnia. «In questo modo viene tutelata maggiormente la libertà di scelta e l'indipendenza dello Stato, che non deve rendere conto a un'azienda privata delle proprie scelte», aggiunge Contiero.
MISURE DI COESISTENZA OBBLIGATORIE. Infine il parlamento ha reso obbligatorio per gli Stati membri il compito di implementare le misure sulla coesistenza Ogm-non Ogm. Impone cioè di adottare normative che chiariscano le responabilità in caso, per esempio, di contaminazione. «Gli Stati potranno e dovranno finalmente decidere a quale distanza vanno piantati gli Ogm, se la responsabilità in caso di contaminazione è di chi lo produce, di chi lo importa, di chi lo pianta», conclude Contiero.
Temi difficili e controversi sui cui la presidenza italiana di turno dell'Ue deve ora condurre i negoziati con i rappresentanti dell'europarlamento e con la Commissione, in vista di un accordo che la plenaria del parlamento è chiamata ad approvare in seconda lettura.
«IL PARLAMENTO HA DATO UN SEGNALE FORTE». «Il parlamento ha dato un segnale molto forte, che Consiglio e Commisione devono ora ascoltare, i margini di manovra ci sono, però alcuni governi dei 28, Inghilterra in primis, cercheranno sicuramente di bloccare di nuovo il processo», avverte Greenpeace.
Per questo è strategico il ruolo dell'Italia, che in quanto presidente di turno del Consiglio potrebbe influire, vista l'importanza che riveste il dossier per il Paese. L'intenzione è quella di chiudere la partita prima del termine del suo semestre di presidenza dell'Unione europea. E prima che l'Odissea Ogm diventi davvero infinita.

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