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FACCIA A FACCIA 12 Novembre Nov 2014 1946 12 novembre 2014

Legge elettorale, accordo a metà tra Renzi e Berlusconi

Intesa su preferenze e soglia al 40%. Distanze su premio e sbarramento. La minoranza Pd si ribella. Ma il premier: «Non mi servono mandati».

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Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.

Accordo a metà tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla riforma della legge elettorale. La conferma è arrivata al termine dell'incontro andato in scena a Palazzo Chigi nel pomeriggio 12 novembre. Un faccia a faccia che ha cementato l'intesa sancita dal Patto del Nazareno, pur mantenendo intatte alcune divergenze significative tra i due schieramenti. Malgrado Renzi, alla vigilia, avesse parlato di «ultimo» appuntamento prima della chiusura dei giochi. Al termine di un colloquio durato poco meno di due ore, un comunicato congiunto ha ratificato i termini dell'impegno. «L'impianto dell'accordo è oggi più solido che mai», ha sottolineato la nota firmata dal premier e dal leader di Forza Italia.
INTESA SU SOGLIA E 100 COLLEGI. L'accordo «comporta la volontà di alzare al 40% la soglia per il premio di maggioranza» e di introdurre «le preferenze dopo i capilista bloccati in 100 collegi». Quanto alle «differenze sulla soglia minima e sul premio alla lista invece che alla coalizione», l'accordo non impedisce l'ok «al Senato» entro dicembre.
«Le differenze registrate», si legge ancora, «sulla soglia minima di ingresso e sull'attribuzione del premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione non impediscono di considerare positivo il lavoro fin qui svolto e di concludere i lavori dell'Italicum in Aula al Senato entro il mese di dicembre e della riforma costituzionale entro il mese di gennaio 2015».
LEGISLATURA AVANTI FINO AL 2018. Quindi, un altro messaggio significativo, che equivale all'ammissione di Renzi di non volersi giocare la carta delle elezioni anticipate. «Questa legislatura, che dovrà proseguire fino alla scadenza naturale del 2018, costituisce una grande opportunità per modernizzare l'Italia». Anche «su fronti opposti maggioranza e opposizione potranno lavorare insieme nell'interesse del Paese e nel rispetto condiviso di tutte le istituzioni». Perché «l'Italia ha bisogno di un sistema istituzionale che garantisca governabilità, un vincitore certo la sera delle elezioni, il superamento del bicameralismo perfetto e il rispetto tra forze politiche che si confrontino in modo civile, senza odio di parte».
MINORANZA PD SUL PIEDE DI GUERRA. Di certo, la minoranza del Partito democratico, pronta a disertare la direzione prevista in serata, non ha accolto di buon grado i termini dell'accordo. Alfredo D'Attorre ha ribadito «la netta contrarietà al modello elettorale proposto» nell'incontro Renzi-Berlusconi, «per quanto riguarda l'aspetto dei 100 capilista bloccati. Non si può sottrarre ai cittadini la scelta dei parlamentari che la Consulta ha restituito loro». Ancor più tranchant Pippo Civati. «Faccio una proposta a Renzi», ha provocato l'esponente della minoranza dem, «la prossima volta ci porti Silvio Berlusconi e Denis Verdini in direzione Pd così siamo pari. Mi domando che spazi ci possano essere ancora nel Pd se tanto le decisioni sono già prese altrove. Renzi tanto può contare su una maggioranza monolitica che lo sostiene».

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