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MAMBO 13 Novembre Nov 2014 1655 13 novembre 2014

Crisi Italia, la politica senza idee genera caos

È ora di ripartire. Con un nuovo capo di Stato. E con un vero programma di governo.

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Il premier Matteo Renzi.

La confusione è totale. Mai come ora la vita politica italiana, in cui c’è un dominus senza competitor, appare come in preda a variazioni impreviste e imprevedibili.
Non sappiamo quando si dimetterà il capo dello Stato, ma sappiamo che lo farà. Non sappiamo quando e se ci sarà la scissione nel Partito democratico, anche se la litigiosità interna già prefigura due partiti.
Non sappiamo se Silvio Berlusconi ha ancora seguito nella sua formazione, ma soprattutto se abbia ancora un partito.
INCOGNITA DEL VOTO. Non sappiamo quanto vale elettoralmente Matteo Salvini che fa il contrario dell’operazione di Berlusconi perché se il Cavaliere, ormai ex, sdoganò la destra battezzandola liberale, il leader della Lega Nord battezza i razzisti di tutta la penisola unificandoli.
Non sappiamo quando si voterà anche se, paradossalmente, hanno ragione sia quelli che pensano che Renzi ci porterà al voto in primavera sia chi dice che non gli conviene.
PAESE FINITO NEL CAOS. Da dove nasce questa instabilità? Da due fattori. Il primo è antico: l’Italia è l’Italia. Il secondo è più recente e attuale: il Paese è ormai fuori registro, vive giorno per giorno, forse è diventato piccolo piccolo, forse sta incubando chissà quale rivoluzione come gli capita ogni tot di anni, forse non si può salvare più.
Renzi era apparso sulla scena come una sorta di messia. Con la rottamazione sembrava aver scacciato i mercanti dal tempio, si era dato da fare per modernizzare, ringiovanire e rinnovare, ma a distanza di alcuni mesi siamo ancora, si dice a Roma, «a carissimo amico».
LO SCONTRO A SINISTRA. L’unica cosa su cui il premier dimostra una tenacia encomiabile è la polemica sia con la sua sinistra interna sia con Susanna Camusso, e un po' con Maurizio Landini. È, al solito, fortunato perché la minoranza dem e la leader della Cgil stanno facendo di tutto per portare la sinistra all’età della pietra, temo riuscendovi.
Se non fosse che è in gioco il Paese, che boatos allarmanti investono tutto il sistema previdenziale, che le periferie delle grandi città stanno diventando scenari da film dell’orrore, che la produzione industriale va giù irrefrenabile, potremmo anche metterci sulla riva del fiume e aspettare. Prima o poi passerà il cadavere di Renzi oppure quello dei suoi nemici. Invece ci tocca sperare che qualcosa accada.
RENZI FACCIA CHIAREZZA. La speranza non è che possa accadere qualcosa che attutisca, ma qualcosa che faccia deflagrare così che ci sia davvero un nuovo inizio.
Dobbiamo augurarci che Giorgio Napolitano confermi le dimissioni per la fine del 2014. Che il parlamento, questo, nomini un presidente non scelto fra le comparse della politica. Che Renzi, fra una lite e l’altra con Camusso, ci spieghi quale Italia ha in testa (modello Briatore? Modello Farinetti? Modello degli anni della ripresa industriale, e del miracolo economico? Andrebbe anche bene un modello Fanfani!) e che la stessa cosa la faccia il segretario della Cgil invece di andare in giro con magliette anti-premier francamente penose.
SERVE UNA LEGGE ELETTORALE. Dobbiamo augurarci che ci sia una legge elettorale qualunque e che non ci prendano in giro sul fatto che la sua caratteristica deve essere che dica subito qual è il vincitore.
Nel 2001 Berlusconi stravinse. Oggi Renzi non ha competitor. Eppure non si batte chiodo.
Sapete perché? Perché non sono le leggi a dare governabilità, ma è la politica, cioè quella con le idee. E qui «stiamo scarsi» e se continua così addio Italia.

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