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LAVORO 13 Novembre Nov 2014 1607 13 novembre 2014

Jobs Act, intesa nel Pd: governo non chiede fiducia

Mediazione tra i dem sull'articolo 18. Renzi: «Grande passo avanti, partita chiusa». Ma Ncd insorge: «Serve un vertice o rompiamo». No di Boschi.

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Il premier Matteo Renzi.

Nessuna fiducia sul Jobs Act. La mediazione all'interno del Partito democratico è andata a buon fine, ma rischia di spaccare la maggioranza col Nuovo centrodestra pronto a rompere se non ci saranno modifiche al testo.
«Il primo gennaio entreranno in vigore le nuove regole sul lavoro, è un grandissimo passo in avanti», ha commentato il premier Matteo Renzi da Bucarest. «La partita è chiusa», con il Jobs act si interverrà sul meccanismo dell'articolo 18 «che va finalmente superato. Non si tolgono diritti ma si riducono gli alibi».
L'intesa prevede il ritorno all'ordine del giorno che in direzione apriva alla richiesta della minoranza Pd di «salvare» dalle modifiche all'articolo 18 i licenziamenti disciplinari. Ciò in cambio di una rapida approvazione della riforma del mercato del lavoro anche alla Camera.
LAVORO IN COMMISSIONE. «Abbiamo deciso di fare modifiche rilevanti», ha spiegato il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza. «Non ci sarà la fiducia sul testo uscito dal Senato, ma ci sarà un lavoro in commissione. Si riprenderà l'ordine del giorno approvato in direzione». Torna, dunque, il diritto al reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare.
MAGGIORANZA, NCD INSORGE. Ma il Nuovo centrodestra non ci sta e, tramite il capogruppo Maurizio Sacconi, avverte: «Il Pd non ha ancora la maggioranza assoluta nelle due Camere, nelle quali peraltro non è ancora stato superato il sistema paritario. Il testo è inaccettabile. Ncd vuole discutere ora in una riunione di maggioranza le eventuali modifiche alla delega. Altrimenti si rompe la coalizione».
BOSCHI DICE NO AL VERTICE. Sacconi si è poi recato a Palazzo Chigi con la collega Nunzia De Girolamo: «La partita è tutta aperta», hanno fatto sapere dopo l'incontro.
Pronta la replica del ministro per i Rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi: «Stiamo discutendo con tutti, non servono nuovi vertici di maggioranza, è sufficiente il lavoro in Aula», ha detto.
BOLDRINI PROPONE VOTO FINALE IL 26 NOVEMBRE. La proposta del presidente della Camera, Laura Boldrini, è di tenere il voto finale sul Jobs act a Montecitorio entro il 26 novembre. L'Aula è destinata a votare su questa mediazione lunedì 17 alle 16. Il governo aveva inizialmente chiesto il voto finale sul testo il 22 novembre.
SCONTRO NELLA CONFERENZA DEI CAPIGRUPPO. C'è stato poi un duro scontro nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio sulla richiesta del governo di esaminare il Jobs act prima della legge di Stabilità, fissandone la votazione finale al 26 novembre, possibilità prevista per i collegati alla manovra. «Siamo davanti ad una manifestazione di irragionevolezza e di violenza del governo che intende anteporre l'esame di un collegato a quello della legge di stabilità», ha tuonato Renato Brunetta di Forza Italia, bollando come «una forzatura» anche la mediazione di Boldrini.

Mediazione raggiunta dopo le polemiche

Il deputato del Pd ed ex viceministro dell'Economia Stefano Fassina.

In casa dem la giornata era iniziata con le parole del responsabile per l'economia e il lavoro, Filippo Taddei, che aveva confermato quanto Matteo Renzi aveva già lasciato intendere in direzione Pd: di avere in serbo l'arma della fiducia sul Jobs Act, anche se restava in piedi la strada alternativa di «garantire l'entrata in vigore dal primo gennaio con modifiche da verificare». «La fiducia alla Camera», aveva detto, «è una concreta possibilità ed è l'orientamento del presidente del Consiglio. Il dibattito è in corso ma contano i tempi e i risultati».
FASSINA: NO A UNA DELEGA IN BIANCO. Sulla questione era prontamente intervenuto anche Stefano Fassina, che aveva avvertito: «Non voterò la fiducia su una delega in bianco. Noi non vogliamo rallentare le riforme, però vogliamo migliorarle».
Il vicesegretario dem Lorenzo Guerini si è detto soddisfatto dell'accordo: «Chi voleva aprire fronti nel Pd ha avuto una buona risposta. Il partito ha saputo svolgere un lavoro serio, un confronto di merito, con un punto condiviso che responsabilmente impegna tutti». Il presidente del Pd Matteo Orfini ha parlato di un «accordo larghissimo» il cui punto politico è l'articolo 18. Nella delega sarà recepito il testo della direzione Pd sul reintegro su alcuni tipi di licenziamenti, il cui elenco arriverà coi decreti delegati.
POSSIBILE FIDUCIA DOPO LE MODIFICHE. Dopo le modifiche al Jobs act in commissione Lavoro alla Camera, così come previsto dall'intesa raggiunta nel Pd, è possibile che sia alla Camera sia al Senato l'esecutivo blindi la delega sulla riforma del lavoro con la richiesta di fiducia, come ha confermato lo stesso Renzi. L'obiettivo sarebbe quello di riuscire così ad approvare il Jobs act comunque entro l'anno.
Per il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, la definizione delle posizioni che saranno sostenute sugli emendamenti al Jobs Act «rende certa l'approvazione del provvedimento nei tempi richiesti dal governo e ne conferma i contenuti».

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